CARRI ARMATI, DONNINE, BOTTE, SOLDI. ED È APPENA INIZIATO IL PRE-CAMPIONATO (QUANDO SI FARÀ SUL SERIO, COSA SUCCEDERÀ?)

Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

E la chiamano estate. Carri armati, donnine, botte, soldi. Amore e guerra al tempo dei ritiri. Confinato nelle valli e strappato ai meritati ozi, il maschio Alfa con la fascia da capitano e il morale sotto i tacchetti prova a superare il lutto del mancato approdo al Twiga tra una corsa nei boschi e una partitella con i raccoglitori di mele del Trentino. Segue dizionario minimo di ritirologia. Comparse, portatori d'acqua, protagonisti.

ARBITRATI
E poi lo fece. Maurito Zarate tagliò la corda. Dopo un anno di esilio più o meno volontario un anonimo esodo all'Inter e troppo talento lasciato scivolare tra beghe contrattuali, litigi e cause con Lotito, Zarate ha fatto da sé. Ha sciolto unidirezionalmente il contratto con la Lazio, è salito in aereo e ha poi firmato con gli argentini del Velez.

Mentre a Roma la querelle legale era in pieno svolgimento, Maurito affidava a Twitter parole gonfie di rimpianto: "In famiglia siamo tutti pazzi di gioia" e riflessioni equilibrate: "Lotito è il male della Lazio" in linea con quelle che a gennaio lo avevano riportato a casa dalle ferie invernali tra trombette, esultanze e lacrime di gratitudine: "In partenza per Roma, a fare il pastore di Formello per un anno".

Naturale che da propositi simili, attenuati dalle parole concilianti del suo agente, Luis Ruzzi: "Lotito è di una prepotenza infinita... mi ha aggredito fisicamente 5 volte, in Qatar mi ha anche stretto le mani intorno al collo", si finisse a spendere tempo e denaro nelle parcelle avvocatizie. Tra un ricorso e l'altro la saga continuerà. Con italiano incerto e punteggiatura cubista, il 22 luglio, Zarate appariva fiducioso: "Quante cazz... che dicono, LOTI... non ha mai vinto una causa ne lo fara io ho desistito il arbitrato. per farli una gran causa mediante FIFA".

BOTTE (DA ORBI)
Dopo aver narrato fino alla nausea la favola del quartiere di Verona salito fino alle porte dell'Europa, giustificare un diabetico pregresso di retorica giornalistica parrebbe inelegante. Così bisogna munirsi di lente d'ingrandimento e con la lodevole eccezione de L'Arena, faticare per trovare traccia sulla stampa del simpatico pestaggio di inizio stagione tra Roberto Guana, centrocampista e Christian Puggioni, portiere, uscito con il naso fratturato dall'ecumenico abbraccio del compagno nella mattina di festa di San Zeno.

Inizialmente, come neanche a Mosca ai tempi belli, per Guana si parla di affaticamento muscolare e per Puggioni di imprecisata frattura. Poi la storia esce sulla stampa e allora è tutto un "no comment" serioso da parte della locale dirigenza, con Guana praticamente fuori rosa e Puggioni inseguito dalle notizie quotidiane che lo vorrebbero lontano dal Chievo. Lo scontro è stato breve. La battuta irriverente di Puggioni. Il pugno di Guana. L'ambulanza. Allegrissimi consessi di diffuso relax, questi ritiri.

CINGOLATI
Quello nostalgico apparso a Dimaro, nel settantesimo anniversario del 25 luglio, poco prima dell'amichevole quasi tematica tra Napoli e Feralpi Salò e l'altro, trascinato dai tifosi dell'Atalanta nella piazza di Orio al Serio per demolire i simboli nemici. Il carrarmato bergamasco con sorridenti guest star a bordo come l'ex capitano Stromberg e il neo acquisto Migliaccio (poi convocato in Procura federale per spiegarsi) ha reso barattoli di lamiera irriconoscibili due auto ripitturate con i colori del Brescia e della Roma. Il messaggio di pace sulle portiere delle macchine recitava democraticamente il complimento medesimo: "Brescia merda". "Roma merda".

DISFIDA
Per rimanere in tema, apprezzatissimo anche lo psicodramma pallonaro tra Osvaldo, i tifosi della Roma e i dirigenti di stanza a Trigoria. Nella placida cornice di Riscone di Brunico, l'attaccante argentino e i suoi attuali sostenitori si sono abbracciati con calore fin dal primo istante. Primo striscione "A Trigoria abbassi la cresta/ dietro la rete alzi la cresta/ Osvaldo codardo". Pacata reazione del puntero a base di dita medie e toni bassi: "Ho segnato 200 gol, che cazzo volete?" e secondo puntuale tazebao a lui dedicato: "Insulti, minacci, punti il dito/ Osvaldo verme rifardito" .

Il calciatore a cui il ds Sabatini augurava di assaggiare il clima agro della contestazione, nel caos sembra felice. A metà dell'amichevole con i turchi del Bursaspor, Totti gli cede il suo rigore e Pablo non perde tempo e con la solita orgia di enfasi, maiuscole e punti esclamativi propri della messaggistica postmoderna dedica i suoi 15 secondi di raccoglimento a Totti: "Anche se questo gol non conta, per me vale tanto per il tuo gesto! Grazie amico mio! GRAZIE IMMENSO CAPITANO!".

ESTASI
Tramontate le scampagnate anni 80 al seguito della squadra, le società che sognano la quotazione in Borsa dopo aver svenduto tutto il possibile, a iniziare dal nome del campionato appaltato da anni a una nota azienda di telefonia, tentano acrobatici rientri. Si inizia dal princìpio. Si comincia dal ritiro. Una foto con Olimpia, l'aquila della Lazio? Trenta eurelli. Si desidera passare qualche ora allenandosi non distante dai campioni dell'Inter? Sessanta eurini. Poi ancora campus dedicati, stand della Coca-Cola e nugoli di parlamentari-tifosi (le urgenze prima di tutto) in visita al ritiro della Juve per testare personalmente la macchina che misura la forza del tiro in porta.

FEDELTÀ
Quando vacilla, si balla. Così Zuniga del Napoli, in odore di trasferimento e reo di non aver voluto zampettare felice al grido di "Chi non salta juventino è" si è beccato insulti e coretti: "Vattene", "Non ti vogliamo" durante gli allenamenti. A differenza di Vucinic - che il suo tifoso contestatore lo ha inseguito puntando il dito - e di Osvaldo, Zuniga ha dimostrato pazienza zen e lucida prudenza. Un gesto di stizza e poco più. Non sia mai che il futuro parli ancora napoletano.

GHOULAM
Terzino algerino a un passo dal Torino che si candida - con l'aggiunta di un suffisso di appena due lettere - a dar vita alle rime e ai cori più volgari della prossima stagione.

HIGUAIN
Sostituto di Cavani. Maradona giura che sarà capocannoniere. In vista dell'amichevole con il Galatasaray di lunedì, Aurelione ha minacciato: "Non finisce qui... ascolterete il nuovo inno ‘O surdato ‘nnamurato rivisitato e vedrete le Napoli Cheerleaders".

STRIONISMI
Rafa Benitez, nuovo tecnico spagnolo del Napoli, rivolgendosi ai tifosi. Un uomo già pronto a tutto: "Guagliò, sempre forza Napoli".

LUNA PARK
Il ritiro del Parma, sulle coste della Puglia, si è distinto da tutti gli altri. Cassano a suo agio nell'aria di casa, bagni, pesce e agiografie di Donadoni descritto sulla stampa alla stregua di Hemingway: "Qui Roberto ama villeggiare, ha comprato una masseria e vivrà quando smetterà di lavorare".

MICCOLI
Alla fine il Romario del Salento chiuse il cerchio dell'esistenza e tornò a Lecce, in Serie C, per provare a riemergere dal "fango". Di Falcone non si parla più. I politici locali di ogni chiesa lo hanno assolto con formula piena.

OIKONOMOU
Difensore greco ingaggiato dal Cagliari. Di lui non si sa nulla, ma il nome è più di un programma.

PIETRA LIGURE
Un gruppo di tifosi sampdoriani si finge genoano e si avvicina all'ex tecnico rossoblù Gasperini per una foto ricordo. Spuntano cartelli irridenti: "Alla Champions ci credevate" e dallo scherzo, si tracima nello schiaffo. Divisi a fatica. Anche loro.

SQUINZI
Presidente di Confindustria e più modestamente patron del Sassuolo. Vince un trofeo estivo irridendo lo strapotere di Torino e Milano, ma dimentica la diplomazia: "Abbiamo dato una lezione alla Juve, hanno tentato il solito furto sui rigori e gli è anche andata bene". Apriti cielo. Pioggia di critiche: "Il calcio è una cosa seria".

 

 

osvaldo foto mezzelani gmt ZUNIGA MIRKO VUCINIC RESTA IN MUTANDE DOPO IL GOL CONTRO IL PESCARA GASPERINI GIORGIO SQUINZI IN BICI jpegFABRIZIO MICCOLI HIGUAIN

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