festival cannes 79

LA CANNES DEI GIUSTI - LA 79ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DI CANNES INIZIA COME FOSSE UN CINECLUB. SEGNO, SI DIRÀ, CHE IL FILM DI APERTURA, “LA VÉNUS ÉLECTRIC” DI PIERRE SALVADORI, NON È FORTISSIMO - NON HANNO TROVATO UN GROSSO FILM AMERICANO DA SPARARE IN APERTURA, COME FU CON L’INUTILE E GUERRAFONDAIO “TOP GUN: MAVERICK” E L’ULTIMO, ELEFANTIACO, “MISSION: IMPOSSIBLE” – A CANNES VERRA' MOSTRATO, RESTAURATO, "IL LABIRINTO DEL FAUNO" DI GUILLERMO DEL TORO, UN FILM VOLUTAMENTE NON AMERICANO. FU LA RIVINCITA DEL REGISTA SU WEINSTEIN E IL MONDO DI HOLLYWOOD, AL PUNTO CHE SI PRESENTÒ AGLI OSCAR COME MESSICANO (E NE VINSE BEN TRE)...

 

Marco Giusti per Dagospia

 

il labirinto del fauno 2

La 79a edizione del Festival di Cannes inizia come fosse un cineclub. Segno, si dirà, che il film di apertura, “La vénus électric” di Pierre Salvadori non è fortissimo, o che non hanno trovato nessun grosso film americano da sparare in apertura, come fu con l’inutile e guerrafondaio “Top Gun: Maverick” e l’ultimo, elefantiaco, “Mission: Impossible”, perché, evidentemente c’è qualche problema con il cinema americano, che ha non a caso un solo in film in concorso.

 

Cannes, dicevo, si apre come fosse un cineclub di oggi non con il restauro in 4K di un film del ’900, o addirittura di prima della guerra, ma di soli vent’anni fa. Per noi cinefili, un film di ieri l’altro.

 

È il magnifico “Il labirinto del fauno” di Guillermo Del Toro, che è stato appena accolto trionfalmente nella Sala Debussy dal mondo dei cinefili più giovani, quasi come venne accolto vent’anni fa con ben 23 minuti applausi, come ha ricordato ThierrY Frémaux.

 

il labirinto del fauno 3

Un film assolutamente e volutamente non americano, Del Toro aveva litigato pesantemente qualche anno prima con Harvey Weinstein boss della Miramax che gli aveva massacrato “Mimic” e aveva tentato di farlo fuori.

 

Lo avevano salvato la protagonista, Mira Sorvino, e il suo fidanzato di allora, Quentin Tarantino, pupillo di Weinstein.

 

“Il labirinto del fauno”, prodotto in Messico e girato in Spagna nel 2006, fu il film della rivincita del regista su Weinstein e il mondo di Hollywood, al punto che si presentò agli Oscar come messicano e ne vinse ben tre, per il trucco, per la scenografia e per la fotografia di Guillermo Navarro.

LA VENUS ELECTRIC

 

Tutti i presenti alla Cannes del 2006, ancora dominata da Weinstein, ricordano bene il trionfo assoluto del film, interpretato dalla piccola Ivana Barquero come Ofelia, Maribel Verdu come Mercedes, la governante, Sergi Lopez come il cattivissimo ufficiale franchista e Doug Jones nel doppio ruolo del Fauno, il ruolo di una vita, e del Hombre Palido, il mostro che ha gli occhi nelle palme delle mani.

 

Un film che rilanciò la stella di Del Toro in tutto il mondo, dimostrando quanto si potesse essere romantici, politico, autoriali e, soprattutto, antifascisti e anti-hollywoodiani con un film di grandi mostri, ambientato nella Spagna insanguinata della fine della Guerra Civile dove i vincitori fanno i conti con i perdenti.

 

guillermo del toro.

Ma il film aveva un’altra grande qualità. I suoi mostri, a parte le fatine in digitali, usavano trucco prostetico, teste e tute da animare in animatronics come il vecchio Godzilla. Una qualità da “vecchio” cinema che oggi funziona ancora di più perché non è invecchiato e ci riporta al cinema dei maestri dell’horror, Mario Bava e Riccardo Freda.

 

Proprio il non vederlo come un film rovinato dal digitale a gogo, o ancora peggio dall’ancor più odiata AI, lo pone come film “antico”, ma non invecchiato, da riscoprire e restaurare per le generazioni di oggi ma da vedere in sala, perché ancora attuale, come ha dichiarato Thierry Frémaux invitando sul palco per presentarlo un per nulla dimagrito Guillermo Del Toro.

 

La ricerca appare quella, insomma, di un pubblico più moderno, quello magari che decreta il successo dei fan movie che vanno in questi ultimi anni.

 

Anche se non è facile rinnovare i gusti di un certo pubblico partendo proprio da Cannes, covo di vecchi cinefili (ma ormai ne restano così pochi, vedo solo pochi sopravvissuti…), è evidente che la scelta di Frémaux di aprire il Festival con un film “solo” di vent’anni fa, con un autore star di oggi, vada in direzione opposta, più moderna diciamo, a quella che vorrebbero i vecchi appassionati.

harvey weinstein 4

 

Quelli che si bombano solo di vecchia Hollywood o di film storici la sera perché detestano il cinema degli ultimi 60-70 anni. Per loro la sezione Cannes Classics ha comunque previsto una buona dose di titoli, come l’esordio, mai visto da nessuno in occidente, di Akira Kurosawa, “Sanshiro Sugata”, o l’ultimo film di Luchino Visconti girato sulla sedia a rotelle, ”L’innocente”, o “Lo straniero” di Orson Welles o l’attesissimo restauro dell’edizione integrale de “I diavoli” di Ken Russell con Oliver Reed, Vanessa Redgrave e Michael Gothard che dette tanto scandalo in pieno 1968.

 

Fa lo stesso che in Italia mi sono comprato due tre anni fa una splendida copia di 119’, cioè più lunga e , presumo, più completa di quella da 113’ prevista qui a Cannes. La proiezione già super-full de “I diavoli” sarà un vero evento.

 

La censura inglese si accanì sul film in un modo assurdo, tagliando una serie di cosucce, come la masturbazione della suora indemoniata con il femore del cadavere di Padre Grandier, dimostrando che la sua mascolinità di lui non finiva nemmeno da morto e che la follia di lei proseguiva in eterno, o la grande orgai col crocifisso che venne tagliata ovunque.

l’innocente

 

Ma vedo che si sono anche restauri più moderni, come quelli dei film di Artavazd Pelechian,  quello di “Eva” di Maria Plyta presentato da Martin Scorsese. E, ancora, il corto di Jia Zhagke “Torino Shadow” e l’omaggio a Bruce Dern, “Dernsie: The Amazing Life of Bruce Dern”, diretto da Mike Mendez.

 

L’Italia, oltre al restauro de “L’innocente”, che ho visto un mese fa al cinema Farnese a Roma, e che non ho affatto amato come lo avevo amato quando uscì, presenta il restauro in 4K di “La ciociara” di Vittorio de Sica con Sophia Loren (verrà?) e Jean-Paul Belmondo, accompagnato dal documentario su Vittorio De Sica di Francesco Zippel, “Vittorio De Sica – La vita in scena”, e, ancora, il restauro di un cult anni ’60, “Metti una sera a cena” di Giuseppe Patroni Griffi con Lino Capolicchio, Jean-Louis Trintignant, Annie Girardot, Florinda Bolkan e Tony Musante, che prese il posto di Gian Maria Volonté in fuga dal set i primi giorni di lavorazione (non era il film per lui…).

laura antonelli giancarlo giannini l’innocente

 

Verranno a presentarlo Dario Argento, che lo riscrisse per il cinema assieme a Patroni Griffi, autore della fortunata commedia, e Steve Della Casa conservatore della Cineteca Italiana. Devo dire che negli ultimi anni ho visto solo copie terribili del film, una in dvd pessima, e una in tv, poco meglio.

 

Un film che ebbe un suo culto e straculto al tempo e che, si diceva, venne ampiamente graziato al montaggio dal mitico Kim Arcalli e dalla musica eccezionale di Ennio Morricone. Quanto a “Il labirinto del fauno” di Guillermo Del Toro è ancora un grande film, rispetto al ricordo di allora, più politico anti-fascista, che innovativo da un punto di gusto fantasy e da un punto di vista tecnico.

 

la ciociara sophia loren

Si vede che allora non eravamo ancora abituati a effetti così ben fatti. E questi ci sembrarono più lunghi e impegnativi nella costruzione del film.

 

Ha attori spettacolari, come Sergi Lopez e Maribel Verdu, per non parlare di Doug Jones come Fauno. Il pubblico lo ha seguito incantato. E speriamo di trovare, anche tra i film nuovi di questa edizione, qualcosa di così forte, poetico e personale.

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