guido quaranta

SCALA QUARANTA (GUIDO) – FILIPPO CECCARELLI: "SE NE VA A 91 ANNI IL DECANO DEI GIORNALISTI PARLAMENTARI SBOCCIATO A PANORAMA, POI A LUNGO ALL' ESPRESSO: NESSUNO COME LUI DISVELÒ LE MISERIE DEL PALAZZO – VENIVA  CHIAMATO “LA SUPPOSTA”. UNA VOLTA MORO FECE IL GESTO DI CERCARLO SOTTO UN TAVOLO. FRANCO EVANGELISTI LO PRESE A SCHIAFFI ALLA BUVETTE - HA SCRITTO MOLTI LIBRI E OTTENUTO ALCUNI VOTI ALLE ELEZIONI PER IL QUIRINALE..."

Filippo Ceccarelli per la Repubblica

 

guido quaranta

Quando il potere era ancora il Potere, e quindi un' entità distante e ingannevolmente sacrale, Guido Quaranta, che ieri se n' è andato a 91 anni, ebbe il gusto, l' abilità, il divertimento e la fortuna di poter dimostrare che non era proprio così; e che anzi il Palazzo era popolato per lo più di poveracci con i loro guai, le loro magagne, le loro frustrazioni, e l' aggravante di dover tutto questo nascondere o mascherare - ma invano.

 

Su e giù per il Transatlantico, senza requie, con puntate nelle nicchie e negli anfratti di Montecitorio dentro cui, una notte, restò chiuso dentro.

 

filippo ceccarelli

Sfrondare gli allori dalle capocce dei potenti è dunque il più bel compito e la migliore lezione che Quaranta, sublime e superbo ficcanaso, lascia al giornalismo. E la prova regina della sua allegra integrità di cronista, sbocciato a Panorama, poi a lungo all' Espresso, sta nel fatto che nessuno dei "reggitori" di Stato, di partito o di azienda editoriale ha mai mosso un dito perché egli facesse, come orribilmente si dice, "carriera"; con la felice colpa, tuttavia, di aver tutelato i suoi lettori che ritrovandoselo al comando di qualche Tg o Rai Parlamento avrebbero perso le sue cronache sulfuree; e lui stesso c' è da pensare che si sarebbe immalinconito o peggio dannato dinanzi alla possibilità di trasformarsi in una delle due ordinarie caricature di giornalisti politici poco sorvegliati: la "trombetta" e il "trombone".

 

Si deve del resto al suo magistero la storica distinzione fra cronisti "squali" e cronisti "tonni". Oltre che per questo tratto di indipendenza, l' oleografia palatina celebrerà sua leggenda ricordando le peripezie, i trucchi, i travestimenti, occhiali da sole, grembiule da inserviente, Moro una volta fece il gesto di cercarlo sotto un tavolo; come pure ci si soffermerà sui soprannomi (fu detto "La Supposta"), le maledizioni bibliche delle sue vittime, i ceffoni ricevuti e ridati.

 

Franco Evangelisti

Ma in realtà, nei primi anni 70, come nessuno Quaranta ha scarnificato il potere mostrandone i lati più veri e umani con uno stile innovativo che a suon di realtà spezzava le ingessature e seppelliva la vetusta nota politica, detta "pastone", pure sbertucciando le interviste compiacenti.

 

Si può aggiungere che i suoi grandi meriti professionali, così come la sua collocazione nella storia del giornalismo, s' incrociano in modo indissolubile a come era di persona: un uomo piccolino e a prima vista timido e discreto, accento piemontese, erre moscia, sguardo da furetto, un che di teatrale che lo rendeva istintivamente e straordinariamente simpatico, quindi naturalmente depositario di confidenze. Che lui regolarmente tradiva scrivendole, a beneficio non delle sue fragili e vanitose fonti, ma di chi comprava il giornale.

Veniva dal giornalismo comunista e di Pci non si occupava. Ha scritto molti libri.

Ha ottenuto alcuni voti alle elezioni per il Quirinale. Ha consegnato l' ultimo pezzo pochi giorni fa: sembra retorica d' occasione, ma è vero. I veri giornalisti, ma più ancora i giornalisti veri, scrivono fino alla fine.

 

 

2. ADDIO AL NOSTRO GUIDO QUARANTA, MAESTRO DI TUTTI I CRONISTI PARLAMENTARI

GUIDO QUARANTA

MARCO DAMILANO per espresso.repubblica.it

 

Addio al nostro Guido Quaranta, maestro di tutti i cronisti parlamentari

Guido Quaranta, storica firma parlamentare dell'Espresso, è morto questa mattina all'ospedale Gemelli di Roma dove era ricoverato dopo essere stato colpito da un ictus lunedì scorso. Aveva 91 anni: era nato a San Francesco al Campo (Torino) il 18 giugno 1927. Non aveva mai smesso di scrivere per L'Espresso: l'ultimo suo pezzo era arrivato in redazione poco prima che si sentisse male. Di due mesi fa, invece, lo straordinario “come eravamo” di vita parlamentare che Guido ha scritto in occasione del centesimo anniversario dell’Aula di Montecitorio, e che ripubblichiamo qui

 

Guido Quaranta è stato resocontista parlamentare, già con “Paese Sera”, fino dal 1959 e per dieci anni. Poi, passò “Panorama” quindi a “L'Espresso”. Lui si definiva “informatore del Palazzo” , le sue vittime l'hanno chiamato in altri modi: "spione", "supposta" e peggio. Più di tutto Quaranta è stato il primo a illuminare il dietro le quinte della politica, a strappare la velina dell'informazione ufficiale.

 

mostra fotografica su aldo moro (4)

Il retroscena di Quaranta era allo stato genuino la rivelazione di qualcosa che doveva restare segreto. Un fine che giustificava i mezzi: i travestimenti, gli appostamenti, i pedinamenti, i nascondimenti. Una volta Aldo Moro riunì la sua corrente nell'istituto femminile Maria Rimoldi in via Teulada e prima di cominciare a parlare chiese di accertarsi che Quaranta non fosse nascosto in sala. Ma Quaranta c'era, naturalmente.

 

Guido è stato anche il primo a raccontare il fattore umano dei politici oscurato dalle grandi strategie: abitudini, passatempi, pietanze preferite, manie, odi e amori.

 

mostra fotografica su aldo moro (2)

Quaranta ha dato voce anche ai militi ignoti del Transatlantico, i deputati comuni, i peones immancabilmente calpestati dalla volontà delle segreterie che li sovrastano, eppure pronti a colpire per certificare la loro esistenza. Una galleria composta da Guido in “Tutti gli uomini del Parlamento”, un libro di oltre quarant'anni fa, e in tutti i suoi articoli. Altro che casta, è la rappresentazione di un'umanità dolente, febbrile, rassegnata, frustrata nelle sue ambizioni troppo smisurate per essere soddisfatte (come il dc Adolfo Sarti, di cui Quaranta raccolse lo sfogo al Quirinale dopo la nomina a ministro del Turismo: «Lascia perdere le congratulazioni: non vedi che mi hanno dato un ministero di merda?»).

 

I parlamentari da lui fotografati sono piccoli uomini piombati nelle stanze e nei corridoi in cui si tessono e si disfano i destini della nazione, o almeno così si crede. Cercano di partecipare alla Comédie humaine della politica da protagonisti, ma restano quasi sempre comprimari. E più provano a elevarsi più restano inchiodati al ruolo di macchiette, con battute, esibizioni, indiscrezioni, prima di finire accasciati su un divanetto in Transatlantico.

intervento di marco damilano (2)

 

Come i politici da lui convinti che accettarono di cantare in tv per “Cipria”. Era il 1983, la politica-spettacolo era allo stato nascente, c'era l'innocenza dei pionieri. Poi abbiamo visto di tutto: leader che cucinano, che giocano a ping pong, che si versano secchiate di acqua gelida in testa, con la pretesa, per di più, di essere considerati grandi comunicatori. Circondati dai professionisti, gli spin doctor che «si piccano», come scriveva Quaranta, di essere esperti e geni del settore. Non come gli uomini di fiducia di una volta: Franco Evangelisti che prese a schiaffi Quaranta alla buvette, ceffoni resstituiti nell'atrio, e il factotum di Fanfani Giampaolo Cresci che regalò a Guido una confidenza indimenticabile. Si inchinava ogni volta che vedeva passare un'auto blù ministeriale perché «ogni uomo politico ha piacere di essere riconosciuto per strada, e io lo accontento. A volte la macchina è vuota e io mi scappello per lo chaffeur. Pazienza, sono gli incerti del mestiere».

 

Da Moro a Leone, mezzo secolo passato a descrivere i leader della Repubblica. Parla Guido Quaranta, giornalista inventore del retroscena e ora novantenne. Che sui nomi di oggi chiosa: «Di Maio? Figurino da Rinascente. Renzi spietato e Meloni una Le Pen Cacio e Pepe»

guido quaranta

Buffi ometti che pensano di essere nel cuore dei giochi. Una vita infernale. Debolezze, vanità, avvicinate da Quaranta con ferocia di scrittura e con simpatia personale, benevolenza, direi perfino compassione.

 

L'ho osservato affilare il pezzo nella stanza al secondo piano di via Po che ho condiviso con lui dopo essere stato assunto a “L'Espresso”. Per me, un mito. Lui con una sigarettina in bocca, una risata improvvisa, l'ironia, la sdrammatizzazione, la gag dell'amnesia sul nome di un politico che prepara la battuta. La cura maniacale del dettaglio che dà sapore a un personaggio.

 

Del potere Quaranta ha raccontato il volto misero, più che quello demoniaco. E l'ha demistificato, l'ha riportato per terra, nella sua fatica insensata, la lotta per la sopravvivenza quotidiana in una selva di belve affamate, ma anche sempre più disorientate. Anticipando di decenni quello che è diventata la politica oggi: un guscio vuoto, lo specchio di un'assenza. Il potere non c'è più e pensa ancora di contare qualcosa, ridicolmente.

 

Negli ultimi anni Quaranta i politici li descriveva nelle loro comparsate televisive, laddove il nulla si manifesta in modo compiuto. Con gli ultimi arrivati nel Palazzo che sembrano aver capito pochissimo della loro reale condizione. Si atteggiano a nuovi, nuovissimi. E invece assomigliano ai cavalieri antiqui dorotei, andreottiani. Sono solo meno rappresentativi e più antipatici.

guido quaranta

 

Un maestro per tutti noi, che possiamo al massimo aspirare a seguire il tsuuo modello, figli e nipoti di Guido Quaranta.

 

La direzione e la redazione dell'Espresso si stringono attorno alla moglie Maria Luisa e a tutta la sua famiglia.

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