rogue one

IL CINEMA DEI GIUSTI - OGGI I FAN DI TUTTO IL MONDO SI MENERANNO DI BRUTTO PER VEDERE 'ROGUE ONE', SORTA DI PREQUEL DEL PRIMISSIMO 'STAR WARS'. QUESTO GIOCATTOLONE DA 200 MILIONI SPACCA DI BRUTTO E SEGNA UN GRANDE RITORNO ALLA PUREZZA DELLA SAGA DI GEORGE LUCAS

 

 

 

 

Marco Giusti per Dagospia

 

Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edwards

 

star wars rogue onestar wars rogue one

Ci siamo. Oggi i fan di tutto il mondo si meneranno di brutto sia per vedere Rogue One: A Star Wars Story, sorta di prequel del primissimo episodio del 1977, sia per discuterne dopo. Altro che il si e il no. Altro che il Renzi bis o il Gentiloni One. Altro che la discussione sui tre pori cinepanettoni, pronti a spartirsi le briciole lasciate nelle multisale dal ritorno della Forza. E stavolta si dovrà prendere una posizione, cioè è davvero questo Rogue One il grande prequel che tutti i veri fan della serie aspettavano da quarant’anni?

 

star wars  rogue onestar wars rogue one

Solo il ritorno sulle scene di Darth Vader con la voce originale di Massimo Foschi (e di James Earl Jones nell’edizione originale), e la ricostruzione in digitale del Gran Moff Tarkin di Peter Cushing (scomparso nel 1994 e, allora, mai inquadrato a corpo intero perché recitava con le pantofole…) però, mettono i brividi (e non ditemi che sono spoiler!).

 

E, comunque, diciamolo subito, questo Rogue One: A Star Wars Story, diretto dal Gareth Edwards di Godzilla e scritto dal Tony Gilroy della saga di Jason Bourne e dal Chris Weitz di American Pie, giocattolone da 200 milioni di dollari, spacca di brutto e segna un grande ritorno, oltre che alla purezza della saga di George Lucas iniziata 40 anni fa, ai temi western del primo, insuperabile copione di Leigh Brackett, dove si mischiano momenti di Howard Hawks e di Raoul Walsh, a quelli dei grandi film di guerra americani anni ’40 e ’50, con una battaglia finale di credo oltre un’ora che rimarrà negli annali del cinema americano attuale.

 

Inoltre questo cast proveniente da mezzo mondo, capitanato dall’inglese Felicity Jones nel ruolo di Jyn Erso, la vera eroina del film, attorno alla quale si muovono il messicano Diego Luna come il ribelle Cassian, le star cinesi Donnie Yen e Jiang Wen come i fenomenali Chirrut Imwai e Baza Malbus, il pachistano Riz Ahmed come il pilota fuggiasco Bodhi Rock, il danese Mads Mikkelsen come suo padre Galen Erso, l’americano Forrest Whitaker come il suo secondo padre, Saw Gerrera e l’australiano Ben Mendelsohn come il cattivo Orson Krennic, per non parlare di K2SO con la voce di Alan Tudyk, funziona benissimo.

star  wars  rogue onestar wars rogue one

 

Ogni personaggio ha il suo giusto spazio e il suo ruolo ben definito nello spin-off. Ma, dopo tanti episodi e dopo tanti anni di visioni ripetuti dei film della saga, è chiaro che il principale problema di Rogue One non sia il funzionamento dei personaggi, quanto il confronto continuo con il passato e col presente della saga. E il rischio che comporta l’inserimento di ogni piccola novità nel dibattito tra fan che circola sui social che, ormai davvero, indirizza qualsiasi scelta produttiva.

 

Da qui nasce lo scontro maggiore tra chi vuole lo Star Wars alla J.J.Abrams, diciamo moderno, e chi vuole un ritorno all’ordine alla George Lucas, anche se nei suoi prequel si era un po’ perso quest’ordine. In qualche modo questo Rogue One è quindi un grande ritorno agli anni ’70, perché il film tenta di ricostruire il senso di avventura e di sorpresa che c’era nel primissimo film.

 

E ricostruisce anche gli spazi, i costumi, le atmosfere di allora. Ma, al tempo stesso, non può fare questo senza un confronto critico diretto coi propri miti. Lo spiega bene Peter Bradshaw su “The Guardian”: “Rogue One in realtà non è così rogue (canagliesco) in ogni sua fase, e non è un evento di cultura pop come Il risveglio della forza, del quale prende comunque la scia; parte del suo fascino risiede nell’effetto inquietante, quasi onirico del produrre continuamente elementi familiari, rimescolati e riconfigurati, elementi che risalgono al passato e accennano a un futuro preordinato”.

 

star  wars  rogue  onestar wars rogue one

In pratica, però, i motivi che spingono a amare il film, perfino a Peter Debruge di “Variety” (“per tutti i fan originali nati con la prima saga, quelli che non sapevano cosa farci degli episodi 1, 2,3, è il prequel che avevano sempre desiderato”), sono poi gli stessi motivi che spingono altri a non amarlo. A considerarlo “lobotomizzato e senza personalità” (“The New Yorker”), “quasi pedante”.

 

Mettiamoci anche la lavorazione che non è stata così liscia, visto che a film completato, nel febbraio 2016, è stato richiamato Tony Gilroy per riscrivere tutto il finale, ritenuto poco riuscito dalla Disney, che è stata in gran parte ri-girato con la presenza sul set dello stesso Gilroy, che aveva il final cut sull’opera. E’ ovvio che non siamo davanti a un film d’autore, ma a uno dei film più costosi e attesi dell’anno costruito per piacere in tutto il mondo. Eppure, al di là di tutti i ritorni agli anni ’70, non si può non riconoscere al film una virata verso il realismo e uno sguardo non freddo e non cinico verso le situazioni di guerra attuali nel mondo nell’era di Trump.

 

star  wars rogue onestar wars rogue one

Certo che c’è la guerra contro l’Impero, e la ricerca personale dell’eroina Jyn Erso di ritrovare il padre, anzi i suoi due padri, quello naturale, lo scienziato Galen, e quello che l’ha cresciuta, l’estremista ribelle Saw Gerrera, e c’è la costruzione di un gruppo familiare fatto da orfani, ma la situazione di guerra continua che attraversa tutto il film e che spingerà Jyn a combattere con il suo gruppo di disperati, come fossimo in un remake de I magnifici sette o di Quella sporca dozzina, ci dice, magari casualmente, molto più sul mondo di oggi in attesa di una speranza di pace che sugli anni ’70.

 

sequenza rogue onesequenza rogue one

E Gareth Edwards finisce per parlarci più di un mondo in continua guerra piuttosto che di fantascienza, anche perché abbiamo di fronte dei personaggi molto umani stavolta. Come film, si sente che non tutto funziona perfettamente.

 

Certo, tutte le apparizioni e gli scontri di Donnie Yen sono favolosi, le battute di K2SO sempre ironiche (“ci sono 84 probabilità su 100 che rimarremo tutti uccisi”), il cattivo di Ben Mendelsohn, un attore che adoriamo, è notevole nella sua vanità da subcomandante renziano, l’eroina Felicity Jones (La teoria del tutto) ci piace parecchio e anche il rapporto che ha con Diego Luna, ma la sceneggiatura ha qualche momento stancante e qualche malfunzionamento. Il finalone, pur se riscritto, aggiusta tutto. E il film farà un boato di soldi. Alla faccia dei nostri cinepanettoni. In sala da oggi.

star wars   rogue one  8star wars rogue one 8star wars   rogue one  6star wars rogue one 6star wars   rogue one  5star wars rogue one 5star wars   rogue one  4star wars rogue one 4star wars   rogue one  3star wars rogue one 3star wars   rogue one  9star wars rogue one 9

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....