prendiamoci una pausa

IL CINEMA DEI GIUSTI QUESTO QUASI TERRIBILE “PRENDIAMOCI UNA PAUSA”, GIRATO DI FRETTA, SENZA PRIMI PIANI E CON SCARSA ATTENZIONE, RISCHIA DI ESSERE UNO DEI MIEI GUILTY PLEASURES DELL’ANNO - FA MORIRE DA RIDERE E NON SOLO PER LE BATTUTE COATTE, MA PERCHÉ SEMBRA CHE NESSUNO DEGLI ATTORI CI CREDA DAVVERO A QUELLO CHE DICE - SEMBRA L’ULTIMA SPIAGGIA DELLA COMMEDIA CHE ANDAVA DI MODA QUALCHE ANNO FA, TANTI PERSONAGGI, UN MINIMO DI STORIA PER SVILUPPARE CONFLITTI DA RIDERE E QUATTRO BATTUTE. CHEVEDEVODÌ, LA PAUSA ANDREBBE PRESA COL CINEMA ITALIANO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

Prendiamoci una pausa

La pausa andrebbe presa col cinema italiano. Soprattutto quando senti certe battute, come “Ti darei un colpetto. Bella della mamma”, detta da Alessandro Haber, vecchio macho in carrozzella. O “Parli tu che non gli hai ancora detto che sei gay”, detto dalla sorella incinta al fratello gay sotto gli occhi allibiti, ma neanche troppo, dei genitori Marco Giallini e Claudia Gerini.

 

O, la migliore, “Dal poliamore al policlinico è ’n attimo…”, detto dal ristoratore Giallini all’avventore Paolo Calabresi che si tromba di tutto, fa casino e rischia di prendere botte da tutte. Allora, al di là che è un film girato di fetta, senza primi piani, con scarsa attenzione, confesso che questo quasi terribile “Prendiamoci una pausa”,

 

Prendiamoci una pausa

dove le donne mettono in pausa mariti sposati anche trent’anni prima (“Ormai nun se li fa più nemmeno l’ergastolano trent’anni…”), diretto da Christian Marazziti, che lo ha scritto assieme a Gianni Corsi, con una mano per le battute coatte (magari quelle che fanno ridere) di Francesco Nardi, metà di Pablo&Pedro, e un ringraziamento per “i preziosi consigli” a Paolo Genovese, rischia di essere uno dei miei guilty pleasures dell’anno.

 

E non solo miei. Perché fa morire da ridere e non solo per le battute coatte (anzi…), perché sembra che nessuno degli attori ci creda davvero a quello che dice. Giallini, come ristoratore del Grottino, sembra capitato lì per caso anche quando dice “So’ du’ cacio e pepe” o alla richiesta della carbonara risponde con “Come chiedere al prete se ci ha l’ostia”, e recita meglio con la sigaretta in bocca, anche se dà il suo meglio vestito da Hulk tutto verde e viene regolarmente scambiato per Shrek.

Prendiamoci una pausa

 

Claudia Gerini fa la moglie che lo molla a Natale e si prende una pausa di riflessione dopo aver buttato a terra gli elefanti di giada in una sorta di crisi matrimoniale. “Il mio sogno è laurearmi e continuare a ballare”, dirà. Anche Ilenia Pastorelli, che sembra almeno cosciente della qualità dei testi del copione e non sa mai dove guardare, molla il marito, un Fabio Volo un po’ invecchiato che fa l’eterno ragazzino.

 

Prendiamoci una pausa

“L’altra sera mi dava noia il rumore che faceva col crostino” – “E che rumore fa il crostino?” – “… il rumore che fa un crostino”. Una giovane e un po’ fluida Aurora Giovinazzo passa da un maschio belloccio, ma forse gay, a un’amica lesbica senza capire esattamente cosa voglia. Ricky Memphis dovrebbe fare un cuoco gay che vive con la mamma Simona Marchini. Ma sembra posteggiato ai bordi del film, salvo far qualche battuta con Giallini.

 

Paolo Calabresi fa lo scapolo che punta al poliamore e fa vecchie battute sulle donne che nemmeno ai tempi di Camillo Mastrocinque si facevano, “Ci vogliono quattro donne per fare la donna ideale”. Ma almeno è divertente e alleggerisce Giallini che non sembra proprio capire che ruolo ha. “Dice che non l’ho mai capita”. “Una donna la capisci quando la guardi”, le risponde la psicanalista Lucia Ocone, o forse qualcun altro, ah… sì, Simona Marchini.

 

Prendiamoci una pausa

E’ una battuta che mi son segnato, ma non capisco a cosa porti. In realtà le storie di queste coppie in pausa sono pretesti per inquadrare gli attori. Qualcosa diranno. “Prendiamoci una pausa” sembra l’ultima spiaggia della commedia che andava di modo qualche anno fa, tanti personaggi, un minimo di storia per sviluppare conflitti da ridere e quattro battute. Chevedevodì…  “Ma voi la fate la carbonara?”.

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