il diavolo veste prada 2

IL CINEMA DEI GIUSTI UN SEQUEL CHE ARRIVA CON 20 ANNI DI RITARDO NON PUÒ NON AVERE QUALCHE PROBLEMA. ANCHE SE, DEVO RICONOSCERLO, NON È QUELLO IL PROBLEMA PRINCIPALE DI QUESTO “IL DIAVOLO VESTE PRADA 2” - E VI DICO SUBITO CHE LE APPARIZIONI DI DONATELLA VERSACE, DI BRUNELLO CUCINELLI E DI DOLCE, SONO UN BEL PO’ IMBARAZZANTI, PERCHÉ RICONDUCONO A UNA DIMENSIONE TELEVISIVA DA “CHIAMI IL MIO AGENTE”, LONTANO DA HOLLYWOOD – IL PROBLEMA È LA GRAN BANALITÀ DELLA STORIA CHE SEGUIAMO, A DISPETTO DEL LIVELLO DEI SUOI ATTORI. NON C’È NEANCHE TANTO MODA NEL FILM, SOLO QUALCHE MOMENTO MARCHETTA DELLE MAISON CHE AVRANNO CONTRIBUITO A ESSERCI NEL FILM… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

IL DIAVOLO VESTE PRADA 2

 

Un sequel che arriva con vent’anni di ritardo non può non avere qualche problema. Anche se, devo riconoscerlo, non è quello il problema principale di questo “Il diavolo veste Prada 2”, ancora diretto da David Frankel, ancora scritto da Aline Brosh McKenna ispirandosi ai personaggi di Lauren Weisberger, ancora interpretato da Meryl Streep come Miranda Priestley, Anne Hathaway come Andy Sachs, Emily Blunt come Emily, Stanley Tucci come Nigel, con le new entries di Kenneth Branagh come il marito jazzista di Miranda, Lucy Liu come la miliardaria Sasha, Justin Theroux come B.J e una comparsata un po’ inutile di Lady Gaga.

 

Certo, averlo girato vent’anni dopo, e averlo soprattutto dichiarato, anche se le tre protagoniste e Stanley Tucci sembrano usciti dalla lavatrice del tempo praticamente identici ai loro se stessi del primo film, miracolo della tecnica, avrà cambiato qualcosa. Perché il mondo della moda e dell’informazione e della politica americana non è più quello di inizio millennio. I giornali cartacei sono scomparsi. Contano solo i marchi delle maison.

 

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E vi dico subito che le apparizioni di Donatella Versace, di Brunello Cucinelli fresco di set di Tornatore, di Dolce, sono un bel po’ imbarazzanti, perché riconducono a una dimensione televisiva da “Chiami il mio agente”, lontano da Hollywood. E contano, sempre di più, i tanti, tanti, tanti soldi dei nuovi ricchi cafoni. Figli dei super ricchi precedenti. Ma molto più assatanati di potere. Tutti abbiamo sotto gli occhi i nuovi miliardari che hanno portato al potere Trump, no?

 

Il problema principale, insomma, non sono questi vent’anni che dividono i due film, anche se non ti spieghi perché Andy Sachs per vent’anni non abbia incontrato mai a New York, cioè nella stessa città, né Miranda, che è rimasta alla guida del suo giornale di moda, “Runway”, né l’amico Nigel, né Emily, che è passata a vendor di Dior. Mah.

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Il problema è la gran banalità della storia che seguiamo, a dispetto del livello dei suoi attori, in fondo una fiaba dove Andy, la giornalista schiacciata dal neo-capitalismo americano, viene recuperata proprio da “Runway”, in cerca di una nuova credibilità.

 

Le situazioni da storiellina televisiva, Andy che si trova un fidanzato architetto che ammoderna appartamenti storici in centro (ma dove siamo, in uno spot di Immobiliare.it?), Emily che si mette con l’ex-marito miliardario di Lucy Liu, dimagrito grazie al miracolo Ozempic (dovrei farci un pensierino…), che potrebbe comprarsi la rivista di Miranda e quindi prendere il suo posto. Ma poi per raccontare cosa?

 

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Non c’è neanche tanto moda nel film, solo qualche momento marchetta delle maison che avranno contribuito a esserci nel film. Non ci viene spiegato nulla dell’attuale sistema della moda. Il richiamo al momento d’oro del giornalismo è il richiamo a un momento, vent’anni fa, dove il giornalismo era già fottuto e in agonia. O no? Non parliamo poi quando tutto il gruppo di “Runway” e delle sue ragazze in carriera si spostano da New York e arrivano a Milano. Ma vi pare possibile che si possa fare una cena cafona sotto al Cenacolo di Leonardo?

 

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Con il sugo che va a toccare la pittura di Leonardo? E Meryl Streep si permette di spiegarci il Cenacolo… E Lady Gaga canta in mezzo agli stilisti. Aiuto! Ridatece i Vanzina! Certo Anne Hathaway muove gli occhioni, bellissima, come un cartone animato, il ciuffo bianco di Meryl Streep è perfetto, Emily Blunt fa la cattiva e somiglia a Chiara Francini, Tucci è perfetto anche se deve proporti un pantalone di Brunello Cucinelli (oddio…), Kenneth Branagh ha l’unica battuta buona (“Queste feste erano meglio quando bevevo”), ma non serve a nulla, Lucy Liu avremmo preferita vederla con la katana in mano. Almeno hanno tolto la comparsata di Sydney Sweeney.

IL Diavolo veste Prada 2

 

Il personaggio più simpaticone è il ciccione secondo assistente di Miranda. Alla fine del film ho capito che a trionfare non sono gli stilisti o le attrici del film o il pallido ricordo di quel che fu il giornalismo, ma Ozempic come sogno di dimagrimento per quelli che vedono il film. Droga pesante. In sala da domani.

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