IL CINEMA DEI GIUSTI - “UNA DONNA PER AMICA”, VERONESI TORNA ALLA COMMEDIA ROMANTICA CON UN FILM LEGGERO, INTELLIGENTE, E CON QUALCHE “180 PUNTI DI SUTURA SUL CAZZO”

Marco Giusti per Dagospia

Una donna per amica di Giovanni Veronesi

Almeno non si parla di grande bellezza. Si discute se è possibile essere davvero amici tra uomini e donne. Di cosa fare con le forbici al pisello di tuo marito se sostiene che era solo amico di una certa ragazza: "180 punti di sutura sul cazzo". Si cerca anche di dare un significato politico al nostro disagio sentimentale: "Questo paese produce ansia sui sentimenti!". Non lo dite a Renzi. Si scopre che qualche vecchietto centenario non è così simpatico: "Mi sono cacato addosso, testa di cazzo".

Si presenta Valeria Solarino come tossica e tatuata, ma non la si giustifica affatto. Anzi. E neanche si cerca di redimerla, rimane tossica e perdipiù punkabbestia. Ma non si parla mai, per fortuna di grande bellezza. Così, alla fine, questo ritorno alla commedia sentimentale di Giovanni Veronesi, "Una donna per amica", che ha scritto il film assieme a Ugo Chiti, è decisamente superiore al più pretenzioso e autoriale "L'ultima ruota del carro", presentato in apertura al Festival di Roma pochi mesi fa, che pretendeva di raccontarci la Roma degli artisti degli anni '70.

L'appunto che possiamo fare qui a Veronesi e Chiti è un po' il dare per scontati i tempi comici, la costruzione del racconto, pensare che bastino quattro facce di Fabio De Luigi, bravo e simpatico come sempre ma un filo ripetitivo, per far ridere, o che il solo fatto di mettere in scena la bellissima Laetitia Casta, terribile attrice anche se, davvero, riempie lo schermo con un sorriso e le lunghe gambe, già funzioni per costruire la storia sentimentale.

Per non parlare del dover ambientare tutto il racconto, che potrebbe vivere ovunque, in un paesino pugliese ricostruito fra Trani e Otranto, anche se non capisci che ci facciano lì un avvocato e attivista ambientalista del nord come Fabio De Luigi, la francese Laetitia Casta con sorella tossica finto toscana Valeria Solarino, il romano Adriano Giannini come uomo della forestale (non si vede un albero...), l'umbra Valentina Lodovini come assistente di De Luigi, la sarda Geppy Cucciari che è finita pure in prigione per la tentata evirazione del marito e la romanissima Virginia Raffaele come bella ragazza che parla tanto rapidamente che non ci si capisce nulla.

E non sono in vacanza, attenzione. Ai pugliesi, che avranno messo i soldi della Film Commission penso, vengono riservati i ruoli minori, e sono tutti notevoli, da Rino Diana a Vito Signorile alla anonima e incomprensibile portiera cicciona. Ma più che un film girato in Puglia si ha l'idea di una Puglia invasa da cinematografari. Detto questo, invece, trovo geniale l'idea di non spiegare il vero cuore del problema da parte di Veronesi e Chiti. La Casta e De Luigi sono amici solo perché lui è pazzamente innamorato di lei, ma lei, che trombicchia in qua e in là con parecchi maschi, non lo è. E così, solo per starle vicino, lui accetta il ruolo dell'amico.

Ma non riesce a accettare proprio l'idea di essere innamorato in maniera tossica, da addicted, come ci spiegherà bene la Solarino. Ovvio che qualsiasi altro rapporto che lui tenti, a cominciare da quella con la Lodovini, sia malato perché lui non è uscito da questa falsa idea di amicizia. In questo caso, accennarcelo, non dircelo esplicitamente, rende il film più leggero ma anche più intelligente. Fotografato con grande eleganza di Arnaldo Catinari, il film funziona di più nella parte romantica che non nella parte della commedia e possono disturbare i tentativi eccessivi di farci ridere con battute un po' ingiustificate, come il vecchio che si presenta a De Luigi con "mi sono cacato sotto". Orrore!

De Luigi ha gran garbo sempre, ma avrebbe forse funzionato di più, come credibilità romantica, senza tic e battute riprese dal suo repertorio comico. In pratica, sembra come che riempia i vuoti di sceneggiatura con le gag, anche quando forse non servono. Il meno è il meglio, diceva Enzo Cannavale. Altrimenti si scivola nel Dash. Il personaggio di Laetitia Casta non è granché sviluppato. E si rischia di vederla come un personaggio negativo, la stronza che approfitta dell'amico innamorato per convenienza affettiva. Ma forse è proprio così, nella vita.

E il fare della Solarino tossica il personaggio saggio mi sembra una bella trovata. Scordavo le presenze di Miriam D'Almazio e Antonia Liskova, altre belle ragazze che scorrono nella vita dell'avvocato in questa Puglia piena di attrici. Geppy Cucciari e Virginia Raffaele fanno ridere, ma ci sono troppo poco. Probabile un buon incasso, dopo tutta la pubblicità fatta a Sanremo. In sala dal 27 febbraio.

 

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