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IL CINEMA DEI GIUSTI – VI ESORTO A LASCIARE IL DIVANO E A VEDERE O RIVEDERE LO STRACULTISSIMO “L’ULTIMO CAPODANNO”, FILM MALEDETTO, NON CAPITO, NON AMATO E SFIGATISSIMO DI MARCO RISI, TRATTO DA UN RACCONTO DI “FANGO” DI NICCOLÒ AMMANITI, CHE TORNA IN SALA - FU UN FIASCO CLAMOROSO, MA PROPRIO PER QUESTO DIVENTÒ UN FILM IMMORTALE E UNO STRACULT IMMEDIATO – IL FILM HA UN CAST TRASHISSIMO, DEI MOMENTI SUBLIMI E POI IL GRANDE NUDO COMICO DELLA BELLUCCI CON LA TOPONA FINTA PELOSA. MARCO RISI E AMMANITI ERANO ARRIVATI ALLA CONCLUSIONE CHE CI FOSSE UNA QUALCHE MALEDIZIONE SUL FILM. POSSIBILE… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

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Stasera, ma il film è previsto anche in altri giorni del mese in varie città italiane spinto dalla distribuzione dell'Istituto Luce, vi esorto a lasciare il divano e a vedere o rivedere lo stracultissimo “L’ultimo capodanno”, film maledetto, non capito, non amato, comunque non sfigato, ma sfigatissimo, diretto da Marco Risi (che lo presenterà proprio stasera al Troisi di Roma), tratto da un racconto di “Fango” di Niccolò Ammaniti (in realtà doveva essere una guida a come svoltare il Capodanno scritto assieme al mio amico Picci, poi Picci non scrisse nulla…), prodotto da Angelo Guglielmi quando stava all’Istituto Luce (ci perse tanti di quei soldi…).

 

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Dove altro trovate Monica Bellucci con la topa di fuori (in realtà era finta, ma fa lo stesso…), Marco Giallini per la prima volta fuori come un balcone, Max Mazzotta come lo strafattissimo Ossadipesce, Iva Zanicchi in versione nazi, Claudio Santamaria prima di Jeeg Robot, e soprattutto Adriano Pappalardo come il Mastino di Dio, coattissimo capo della tifoseria del Purchiano Terme che la sera di Capodanno getta dalla finestra un televisore?

 

Fu un fiasco clamoroso, ma proprio per questo diventò un film immortale. Partì male. Perché con quel titolo, “L’ultimo capodanno”, che per intero nel romanzo suonava “L’ultimo Capodanno dell’Umanità” (tutti a toccarsi in sala…), lo fecero uscire incredibilmente a Pasqua del 1999. Fu un disastro. Titolo sfollagente, come si dice. Poi a Pasqua… Venne tolto di mezzo dopo una settimana e il magro bottino di 120 milioni di lire con un costo di 9 miliardi di lire.

 

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La prima sciagurata idea fu di cambiarlo un po’, e di ripresentarlo più in là. Qualcuno al Luce disse di sì. Si rimontò anche il film, gli si modificò il titolo, con un più allegro (seee…) “Kaput Mundi” venne presentato al mercato di Cannes nell’indifferenza generale. Gli incassi in sala non migliorarono. Anzi. Rimane uno dei grandi cult degli anni 90. Uno stracult immediato.

 

Cast trashissimo che va da Beppe Fiorello nel ruolo del gigolò meridionale col codino Gaetano Malacozza, Piero Natali citttadino qualunque che spara, Iva Zanicchi la mamma dello strafattone Claudio Santamaria, Max Mazzotta. Rubano la scena a tutti i tre ladri, Giorgio Tirabassi, Ricky Memphis e Natale Tulli, fenomali, con tanto di storia clamorosa di come Tulli si ruppe un dente con un’oliva ascolana, la prima “olivetta ascolana” della vita sua.

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Ma ci sono anche Haber come avvocato sadomaso che si fa frustare da una ragazza (ruolo rifiutato da Asia Argento, troppo trash), Riccardo Rossi simil Frizzolone tv, Antonella Steni, Maria Monti come contessa. All’anteprima al cinema Europa di Roma gridavano tutti al capolavoro. Aldo Nove cercava a tutti i costi la Bellucci, Carlo Verdone diceva che era un film importante, anche Dino Risi, padre di Marco, sembrava convinto della riuscita del film.

 

Io avevo intervistato Marco Risi per l’Espresso dei bei tempi. Ci puntava molto. “Ho cercato di fare qualcosa di inatteso, di diverso”, mi disse, “dovevo anche uscire dall’epperienza del Branco che mi aveva segnato, un film che è stato massacrato dal 90% della critica. Volevo fare un film che uscisse un po’ dagli schemi del film di impegno sociale, di neo-neo-realismo”. Confesso che pensai che forse era troppo dark per il nostro pubblico. Qualche dubbio sulla riuscita l’avevo. Come film, però, mi piaceva.

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E poi aveva momenti sublimi, come quello del dialogo in macchina sulle olive ascolane tra Giorgio Tirabassi, Ricky Memphis e Natale Tulli, vale quello sul Big Mac di “Pulp Fiction” tra Samuel L. Jackson e John Travolta. E poi il grande nudo comico della Bellucci con la topona finta pelosa. Anni dopo cercai di dedicare al film almeno una puntata di stracult. Marco Risi mi disse che lui e Ammaniti erano arrivati alla conclusione che ci fosse una qualche maledizione sul film. Possibile. Lo disse anche in un’intervista.

 

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“Con Ammaniti andammo anche dalla maga della Maglianella per sapere chi avesse gettato i suoi strali su quel film e Niccolò scrisse poi un racconto, uscito in una raccolta di vari autori, da cui vorrebbe fare un film. La maga, che mi aspettavo vecchia megera e invece era alta ed elegante, muoveva il pendolino sulle facce dei membri della troupe e del cast per cercare chi avesse messo il malocchio, ma non c’era nessun risultato. Poi alla fine, al momento di andare via, tirai fuori un nome che c’entrava di sponda col film e la maga disse che poteva essere questa donna la causa dell’insuccesso”. Ovviamente lo special non uscì mai.

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