kate mitchell lucia di lammermoor

LA LOBBY GAY È SEMPRE ALL’OPERA! - DOPO MOSHE LEISER E PATRICE CAURIER ALLA SCALA, ORA È LA VOLTA DI KATIE MITCHELL CHE METTE IN SCENA UNO STUPRO AL COVENT GARDEN NELLA “LUCIA DI LAMMERMOOR” - E IL TEATRO METTE IN GUARDIA GLI SPETTATORI: “SE VOLETE, VI RIDIAMO I SOLDI”

Pierluigi Panza per il "Corriere della Sera"

 

Il Covent Garden Opera House di Londra ha inviato una e-mail alle persone che hanno acquistato i biglietti per la nuova produzione di Katie Mitchell (direzione di Daniel Oren, protagoniste Diana Damrau e Aleksandra Kurzak) di “Lucia di Lammermoor” in programma dal 7 aprile, per avvertirli che saranno messi in scena “atti sessuali e immagini di violenza”, compreso uno stupro.

lucia di lammermoor covent gardenlucia di lammermoor covent garden

 

Stessa indicazione è stata pubblicata sul sito del teatro, che si è reso disponibile a rimborsare il costo dei biglietti a coloro che non se la sentissero di assistere. E pare che il Box-office abbia già ricevuto più di 100 richieste di informazioni e proceduto a 40 rimborsi.

 

L’opera di Donizetti tratta da Walter Scott è una storia di sopraffazione verso la povera Lucia, maltrattata dal fratello e dall’amante Edgardo, ma la molto divisiva regista britannica Katie Mitchell (i cui riferimenti vanno da Pina Bausch a Luigi Nono) sarebbe andata oltre. Ad accorgersi della violenza sono stati i consiglieri di amministrazione che hanno assistito alle prove, scottati dalla precedente produzione del “Guglielmo Tell” del regista italiano Damiano Michieletto, dove pure nella cui danza dei soldati con le donne svizzere si era assistito a uno “stupro” che aveva scatenato polemiche.

 

Le femministe britanniche da un lato hanno apprezzato che l’atto fosse presentato come una sorta di denuncia ma, dall’altro, hanno sottolineato un sotterraneo piacere voyeuristico. Come se non bastasse, pure il “Boris Godunov” di Musorgskij della scorsa settimana era sconsigliato ai minori perché si rappresentava “in modo realistico l’uccisione del giovane principe ereditario Dmitry”.

lucia di lammermoor covent garden lucia di lammermoor covent garden

 

Tutto questo ha reso precaria la posizione del direttore del Covent Garden Kasper Holten e ha diviso gli integralisti del politically-correct: da un lato i sostenitori della libertà di denuncia dell’arte e, dall’altro, quelli secondo i quali non bisogna mai ferire la sensibilità di alcuno.

 

katie mitchellkatie mitchell

Norman Lebrecht, uno dei più noti critici d’opera, ha parlato sul proprio sito di “censura”, lasciando intendere un comportamento dei consiglieri teso a mettere alla porta Holten. Il quale ha risposto che “non è un caso di censura ma il contrario. Quello che ho imparato dal Gugliemo Tell – ha scritto Holten - è che avremmo potuto e dovuto messo in guardia il pubblico, in modo che possa scegliere autonomamente, specie le persone che magari stavano progettando di portare i bambini”. Ma è chiaro il nervosismo del teatro che fa due parti in commedia: prima vara regie-scandalo e poi diventa ossessionata dal politically-correct.

il teatro di covent garden lucia di lammermooril teatro di covent garden lucia di lammermoor

 

Se, da un lato, i registi appaiono sempre alla ricerca della retorica dello scandalo (vedi anche il duo Moshe Leiser e Patrice Caurier dell’ultima “prima” scaligera che avevano spogliato a Salisburgo il baritono Christopher Maltman), Fiona Maddocks del “Guardian” guida l’opposizione di coloro che collocano l’arte in un’area al di fuori del perimetro politically correct. “Attenzione : l'arte può ampliare la mente. Non dovrebbe mai chiedere scusa di niente”, ha scritto la Maddocks.

 

katie mitchell katie mitchell

“L’alternativa può essere tra una serata rilassante in famiglia attorno alla Playstation a giocare a Grand Theft Auto V o Call of Duty o, viceversa, a teatro ad assistere a un’opera che brutalmente può far riflettere”. Le opere d’arte devono turbare, ma è chiaro che i registi sguazzano nella retorica della provocazione. Katie Mitchell, presentando l’opera, ha dichiarato di “averla collocata tra il 1830 e 1840 perché è un decennio di protofemministe come le sorelle  Brontës e Mary Anning” e lei ha “una forte agenda femminista da sviluppare”.

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