giordano bruno guerri

DAI BARBARI AI CINQUE STELLE, L’“ANTISTORIA DEGLI ITALIANI’’ - SIETE CURIOSI DI CAPIRE DI CHE PASTA SIAMO FATTI? CI PENSA NEL SUO NUOVO SAGGIO GIORDANO BRUNO GUERRI – “IL PROTO ITALIANO SI ERA DIFFERENZIATO DAI ROMANI ASSUMENDO CARATTERISTICHE MUTUATE DAI BARBARI: INDIVIDUALISMO SFRENATO, MANCANZA DI RISPETTO DELLA COSA PUBBLICA, INCAPACITÀ DI ORGANIZZAZIONE E SOPRATTUTTO UNA TENDENZA AD ABBANDONARE…’’

giordano bruno guerri

L’anticipazione del nuovo saggio (Antistoria degli italiani) di Giordano Bruno Guerri pubblicata da il Giornale

 

Gli italiani nacquero il 476 dopo Cristo. È una data simbolica, l' anno che gli storici indicano come la fine dell' Impero romano d' Occidente: con la deposizione dell' ultimo imperatore Romolo Augustolo da parte del barbaro Odoacre, romani e barbari si avvicendarono ufficialmente al potere.

Giordano Bruno Guerri

 

In realtà il proto italiano si era già differenziato dai romani assumendo caratteristiche mutuate dai barbari: individualismo sfrenato, mancanza di rispetto della cosa pubblica, incapacità di organizzazione e soprattutto una tendenza a abbandonare qualunque tipo di ragionamento analitico-deduttivo per un pensiero frammentario e superstizioso, spinto ben oltre i confini di ogni logica.

 

Gli italiani persero anche risorse indispensabili alla forza e allo sviluppo di un popolo; il cinismo, la crudeltà, la violenza indiscriminata e gratuita oggi ci paiono a ragione difetti ma allora, sia i barbari sia i romani, ne avevano colto l' utilità. All' italiano dei secoli successivi, per contro, sarebbe riuscita un' impresa ardua, ovvero combinare romani e barbari, i simboli del Bene e del Male, della Civiltà e dell' Inciviltà, del Futuro e del Passato.

ROMA ANTICA E ASSEDIO DEI BARBARI

 

Su quelle due componenti posa la pietra angolare dell' anima italiana, che sarebbe di nuovo divenuta celebre: non più per i successi militari e l' efficienza amministrativa ma per le capacità mercantili e artistiche, lo spirito di avventura, la faziosità innata, la disonestà cronica, la caratteristica di privatizzare il pubblico e pubblicizzare il privato. Una popolazione che, tesa soprattutto a violarlo, conservò un culto astratto per il diritto e celebrò gli antichi allori militari, saziandosene per la retorica ma guardandosi bene dal volerli imitare a rischio della vita.

 

ROMA ANTICA E I BARBARI

Incapaci di conservare il meglio e il peggio dei nostri antenati ci contentammo del medium, e la via di mezzo spesso si è imparentata e confusa con l' ignavia e l' indolenza.

Giordano Bruno Guerri gli italiani sotto la chiesa

La contraddizione per la contraddizione, l' amore della complicazione fine a se stessa, l' attaccamento ossessivo alla forma e il disinteresse altrettanto maniacale per la sostanza sostituirono le conquiste e la grande prospettiva politico-amministrativa del passato.

 

Solo quando il processo di omologazione e di sintesi fu terminato, verso la fine dell' VIII secolo, si cominciò a indicare gli individui che abitavano a sud delle Alpi come «italici», lo stesso nome che prima della nascita di Roma definiva antichi popoli centromeridionali come gli umbri, i sabini, i campani, i lucani, gli irpini, i sanniti.

 

ROMOLO E REMO

Il nome «Italia» inizialmente riguardava soltanto la punta della Calabria, poi si estese a tutta la penisola, ovvero al territorio a sud dei fiumi Magra e Rubicone; infine, con Augusto, anche a quelli della cosiddetta Gallia Cisalpina, l' attuale Italia settentrionale, dove le legioni romane erano giunte fin dal III secolo a.C. Il nome viene da «vituli», figli del dio Toro, quindi italiani significa torelli, origine oggi quasi ignorata, benché ideale, per compiacere la vantata virilità nazionale.

LIBRO SU MARINETTI DI GIORDANO BRUNO GUERRI

 

Per capire la genesi storica degli italiani, non ci si può fermare ai romani e ai barbari, bisogna considerare un' altra componente, il catalizzatore di tutti i processi formativi e evolutivi del nostro popolo: la chiesa.

 

Italiani e chiesa vanno avanti da duemila anni influenzandosi a vicenda, scambiandosi i ruoli e spesso anche le responsabilità, al punto che sarebbe impossibile fare la storia degli uni senza quella dell' altra, e viceversa. La chiesa protesse e unì gli italiani contro i barbari infedeli ma, una volta convertiti i barbari, lasciò tutti per secoli disuniti in balìa di padroni stranieri.

 

GIORDANO BRUNO GUERRI LAPO ELKANN

La chiesa educò entrambi ai valori cristiani e (almeno in parte) a quelli classici, però li diseducò per sempre ai valori civili e laici, alla razionalità e alla critica su cui, prima con Lutero e poi con l' Illuminismo, si sarebbe costruita nei principali paesi europei la nozione stessa di stato moderno.

 

della valle noi italiani

La chiesa avrebbe potuto fare degli italiani un esempio di virtù. Non le riuscì, o meglio preferì renderli un popolo di spiritualisti tiepidi, di praticanti dalla doppia morale o addirittura «sanza religione e cattivi», come sostenne Niccolò Machiavelli. E gli italici, che avevano perduto quasi subito le caratteristiche a spada sguainata e petto in fuori dei romani, altrettanto velocemente acquisirono prerogative poco apprezzabili tipiche degli uomini di chiesa, che dell' antico carattere latino avevano elaborato una versione originalissima: divennero prudenti, in apparenza pacifici, dissimulatori e soprattutto sottili, ambigui. Doppi, per l' appunto.

ITALIANI

 

Prima di procedere occorre dissipare un possibile equivoco.

Quanto detto fin qui, e ciò che verrà dopo, non vuole assolutamente negare le numerose e note caratteristiche eccellenti che costituiscono l' identità e il mito degli italiani, caratteristiche tanto note genio e fantasia, creatività e «fortuna» da averne fatto un grande popolo, al quale l' umanità deve moltissimo; al contrario, le esalta per contrasto, cercando tuttavia di non cadere nell' abituale, finto quanto inutile, amor patrio.

 

GIORDANO BRUNO GUERRI ROBERTO D AGOSTINO

Affermare che gli italiani hanno rielaborato in maniera singolare i caratteri dei romani, dei barbari e degli uomini di chiesa non vuol dire smentirne la fantasia, il gusto, la genialità. Esprime invece la volontà di uscire dal moralismo, vizio diffuso tra chi si occupa di storia. Con un' operazione tipicamente morale, infatti, almeno dal Cinquecento gli studiosi hanno separato le «grandezze del passato» dalle «miserie del presente», giudicando le une più vere, importanti e migliori delle altre, facendo delle prime i pregi e delle seconde i difetti degli italiani, i quali si sono adattati volentieri a questa visione (esclusi i presenti). Il tutto ovviamente riferendosi sempre agli italiani in generale, mai a se stessi.

 

Manoscritto Historie Fiorentine di Niccolo Machiavelli

È normale che i popoli come le famiglie ricordino e tramandino solo il meglio del proprio passato, dei nonni e degli avi; ma se si evitano le parti più scomode della storia e dei protagonisti, la vicenda e gli esiti risulteranno oscuri.

 

GIORDANO BRUNO GUERRI MARCELLO SORGI

Giudicare il passato con gli occhi del presente è il modo più sbagliato per capire cosa è avvenuto; se vogliamo comprendere gli italiani e il loro sviluppo storico, dobbiamo sforzarci di compiere un cammino retrospettivo e assumere come guida un principio fondamentale: nella storia «bene» e «male», «positivo» e «negativo», «giusto» e «sbagliato» non esistono, rappresentano solo semplificazioni beatificanti e demonizzanti applicate dalle generazioni successive.

 

giordano bruno guerri

Ripercorreremo gli eventi senza autocelebrazioni né autocommiserazioni, cercando di capire perché avvennero. Ovvero dimostrando che le caratteristiche considerate negative dalla tradizione e dalla retorica sono l' altra faccia di quelle cosiddette positive. Una faccia non meno rilevante, di cui non c' è affatto da vergognarsi.

 

Occorre semmai ricordarla e perché no? esibirla: perché dà senso ai tratti più marcati per prestigio e per fama. Fare l' Antistoria degli italiani era forse l' unico modo per renderci, finalmente, giustizia. Non occorrerà ribadire a ogni pagina che stiamo parlando di un popolo eccezionale, perché gli italiani, si sa, detestano la noia e dunque le ripetizioni, tanto encomiastiche o denigratorie quanto tediose.

MACHIAVELLI

 

GIORDANO BRUNO GUERRI E MURIEL PERETTI

Un fantasma si aggira nell' ultimo millennio della storia d' Italia: l' identificazione fra gli italiani e gli antichi romani. A mano a mano che le vicende della penisola peggioravano (i barbari, le invasioni straniere, l' Italia divisa) era troppo forte la tentazione di consolarsi con il ricordo della grande civiltà politico-militare-amministrativa romana.

 

Invano, già nel Cinquecento, Francesco Guicciardini scriveva che paragonare l' Italia di allora con l' antica Roma era come «volere che uno asino facessi el corso di un cavallo»; e Machiavelli rimproverava agli italiani di volere «resuscitare le cose morte». Anche in tempi più recenti la politica fa spesso ricorso alla storia, nei momenti di crisi, per suscitare emozioni e risvegliare l' orgoglio: sia nel Risorgimento (quando c' era da «fare l' Italia») sia durante il fascismo (quando si voleva «riconquistare l' Impero»), il legame fra antichi romani e italiani venne ossessivamente ribadito.

 

BEPPE GRILLO

Per quanto ridicolo e antistorico, il seme della propaganda ha attecchito in ogni generazione, rendendoci contenti di «discendere» da cotanta stirpe. Per goderci in pace questa convinzione preferiamo non considerare che già all' epoca del disfacimento dell' impero quel popolo di conquistatori si era mischiato con i conquistati, egiziani e levantini, galli e iberici, greci e africani.

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