joyce dali

TU CHIAMALE, SE VUOI, PERVERSIONI - DALLA SODOMIA DI LEONARDO E MACHIAVELLI ALLA PEDOFILIA DI LEWIS CARROLL: TUTTI I VIZI DEGLI SCRITTORI - LORD BYRON COLLEZIONISTA DI PELI PUBICI, JOYCE ANNUSAVA LE SCOREGGE DELLA MOGLIE!

MACHIAVELLIMACHIAVELLI

Daniele Abbiati per “il Giornale”

 

L'amoralità, anzi l'anti-moralità (ma non necessariamente l'anti-eticità) della perversione è un ottimo propellente per la creazione artistica. E può esserlo in due modi: o come valvola di sfogo da cui espellere le scorie per disintossicarsi, vale a dire come deiezione del negativo che favorisce l'assimilazione e la diffusione presso il pubblico del positivo, oppure, con procedure molto più contorte e sofferte, come il dare dignità di arte proprio a ciò che la società rifiuta e demonizza.

 

Insomma, c'è il perverso ma Fanciullino Giovanni Pascoli, accreditato fra l'altro di amori incestuosi con la sorella Ida, e c'è il perverso e maudit Paul Verlaine, accreditato di mille vizi a fronte di un'unica grande virtù: l'arte poetica.
 

Sul sottile e scivoloso crinale di questa dicotomia passeggia il Dossier di Magazine Littéraire del maggio scorso dedicato appunto a «Les pervers», fra psicologia, filosofia, letteratura e cinema. Mathieu Larnaudie si sofferma ad esempio sulla lettura fatta da Georges Bataille dell'opera di Jean Genet, evidenziando come sia stato l'insigne antropologo, non lo scrittore maledetto, a dire che la letteratura esige una «ipermorale».

JOYCE DALIJOYCE DALI

 

 

Andando dunque un passo (e che passo) oltre il buon Thomas Macaulay, lo storico e politico inglese il quale affermava: «Forse nessuno può essere poeta, e nemmeno apprezzare la poesia, senza una certa perversione della mente». Mentre Stéphanie Hochet vede in William Shakespeare il campione mondiale di tutti i tempi della perversione in senso strettamente freudiano, dalla gelosia di Otello intesa come godimento nel soffrire e nel far soffrire fino alla maschera annichilente di Iago che sibila: «Io non sono ciò che sono».

 

MARK TWAINMARK TWAIN

Per non parlare di Macbeth e di Riccardo III, sovrani ma sudditi di una perversa follia. E Simon Leibovitz-Grzeszczak sottolinea come in Fëdor Dostoevskij tutti, i colpevoli e gli innocenti, gli Smerdjakov e i Myškin, agiscano sul palcoscenico di una farsa perversa. Farsa che degenera nel dramma in Lolita e in Risata nel buio. «Socrate è stato condannato perché corrompeva i giovani. Nabokov vuole pervertire i lettori», afferma Stéphane Legrand, leggendo in parallelo la vicenda di Humbert Humbert e di Dolores Haze con quella di Edgar Allan Poe e di Annabel Lee.

 

Se sul grande schermo la summa della perversione omicida senza apparente scopo è racchiusa nell'anima nera del clown Pennywise, protagonista di It, il capolavoro di Stephen King, principale responsabile della coulrofobia, la paura dei pagliacci, insorta nei ragazzini degli anni '80 e '90, la più tragica delle eroine schiave della propria aberrazione è La pianista impersonata da Isabelle Huppert nel film di Michael Haneke. Il quale, intervistato dal Magazine Littéraire, lancia un messaggio inquietante ma purtroppo condivisibile, visti i tempi che corrono: «Chiunque di noi è capace di tutto».

 

KAFKAKAFKA

E a chiudere il percorso circolare che parte dalla perversione, gira in tondo sulle spalle dell'arte come i nani sulle spalle dei giganti, per dirla con Bernardo di Chartres, e torna al Male per eccellenza è il Carlos Wieder di Roberto Bolaño in Stella distante. Wieder è infatti un esteta assassino. Più esteta o più assassino? Forse dare una risposta a questa domanda sarebbe, da parte nostra, un esercizio di sottile perversione.
 

Ma che cosa c'è di più perverso, oggi, che curiosare dal buco della serratura del web per scovare le altrui perversioni? Che cosa c'è di più triste che rendere virale la storia del quindicenne nicaraguense «affetto», diciamo così, da gallinofilia? Alexander snobba le ragazzine e si accoppia soltanto con le chiocce del suo villaggio.

 

«Strano ma vero» o strano ma verosimile? In ogni caso la sua vita ne resterà segnata per sempre. Poiché, per tornare ai big della cultura dai quali siamo partiti, se «la calunnia è un venticello», come canta Basilio nel Barbiere di Siviglia, la perversione, che più e meglio della calunnia si diffonde, può assumere l'aerea consistenza di una... tonitruante scoreggia.

 

raquel welch e salvador dali'raquel welch e salvador dali'

Per informazioni, rivolgersi a Vite segrete dei grandi scrittori di Robert Schnakenberg (Electa, 2014), dove, nel capitolo dedicato a James Joyce, si spiega che l'autore dell'Ulisse era affascinato dalle emissioni gassose posteriori della moglie Nora, nemmeno fossero il canto delle sirene. Sarà per questo che la prosa dell'irlandese risulta a molti piuttosto... stantia? E che dire di Mark Twain, il quale si impegnò in prima persona nel pestilenziale passatempo durante un incontro in Inghilterra nientemeno che con la regina Vittoria?
 

C'è poco da ridere. E c'è poco da fare gli schizzinosi, trattando delle umane (sub-umane?) deviazioni dei grandi. È il prezzo da pagare alla loro grandezza. La frase di Macaulay citata sopra è un'amara ma grande verità, se pensiamo all'esasperato onanismo di Franz Kafka, stimolato dalle immagini di Der Amethyst, una rivista porno ante litteram, alla sodomia praticata da Leonardo da Vinci e da Niccolò Machiavelli, all'insaziabile fame (a detta dell'attore colombiano Carlos Lozano) che Salvador Dalí aveva di «carne fresca» di giovincelli, alla necrofilia di Caravaggio, a Lord Byron collezionista di peli pubici, alla conclamata pedofilia di Lewis Carroll.

LEWIS CARROLLLEWIS CARROLL

 

Certo, a volte le sentenze dei posteri oltre che ardue sono anche strampalate. Come quella di Barbara Reynolds riportata in Vite segrete dei grandi scrittori italiani di Tommaso Guaita e Lorenzo Di Giovanni (ancora Electa, 2015), secondo la quale le illuminazioni di Dante Alighieri erano della stessa natura di quelle di William Burroughs: generate da cannabis e mescalina o roba simile, che riteniamo difficile da reperire in Italia fra XIII e XIV secolo... Per non incorrere nella perversione della calunnia conviene volare basso e affidarsi alla saggezza di Seneca: «È perverso tutto ciò che è troppo».

JOYCEJOYCEKAFKA VISTO DA DAVID LEVINEKAFKA VISTO DA DAVID LEVINE

 

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