giulio regeni tutto il male del mondo

DIECI ANNI SENZA VERITÀ – DALLE BUGIE DELL’EGITTO AGLI SCOOP INVENTATI CON ALLUSIONI A FESTINI E AL MONDO DELLA PROSTITUZIONE: IL DEPISTAGGIO DEL REGIME DEL CAIRO SULL’OMICIDIO REGENI NEL DOCUFILM “TUTTO IL MALE DEL MONDO” (AL CINEMA DAL 2 AL 4 FEBBRAIO)  – IL SINDACALISTA DEI VENDITORI AMBULANTI MOHAMED ABDALLAH, ASSOLDATO DALLA SICUREZZA NAZIONALE PER INCASTRARE IL RICERCATORE: “SE TU MI FAI AVERE I SOLDI DELLA TUA BORSA DI STUDIO POSSO CONVINCERE I VENDITORI A SCENDERE IN PIAZZA IL 25 GENNAIO PER CHIEDERE LIBERTÀ E DEMOCRAZIA” – REGENI CHE RIBATTE CHE LUI NON HA LA DISPONIBILITÀ DI QUEI FONDI, E COMUNQUE CERTE MANOVRE NON GLI INTERESSANO - NEL 2020 A ROMA SONO STATI RINVIATI A GIUDIZIO 4 UFFICIALI DELLA NATIONAL SECURITY - VIDEO

 

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Giulio Regeni, dottorando a Cambridge, viene rapito al Cairo il 25 gennaio 2016: il suo corpo fu fatto ritrovare il 3 febbraio, con i segni di atroci torture inflitte mentre era sotto custodia della polizia egiziana. 

 

giulio regeni tutto il male del mondo

Nel 2020 a Roma sono stati rinviati a giudizio 4 ufficiali della National security L’occultamento e l’inquinamento delle prove che per dieci anni hanno deviato e ostacolato le indagini sul sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni sono lo strumento e il frutto di un depistaggio di regime, che ha coinvolto l’Egitto in tutte le sue articolazioni: il potere politico, con il governo e gli apparati di sicurezza che ne sono l’emanazione; la magistratura che da un certo momento in avanti ha negato ogni collaborazione con quella italiana; l’informazione con la diffusione di bugie (...)

 

I servizi trasmessi dalle televisioni della Repubblica araba sulla scomparsa di Giulio e il successivo ritrovamento del cadavere sono parte integrante del piano di manipolazioni e menzogne veicolate per occultare la verità.

 

Messo in atto la sera stessa del 25 gennaio 2016, subito dopo l’allarme lanciato dal professore che aveva fissato l’appuntamento al quale Regeni non è mai arrivato. 

 

La prima bugia Il professore avvisò l’ambasciatore italiano in Egitto, che chiamò il funzionario dei servizi segreti italiani per chiedere notizie a quelli del Cairo. La risposta fu che non ne avevano, ma non era vero. Perché Giulio era stato inghiottito proprio dal sistema di sicurezza egiziano.

 

Dopo essere stato «attenzionato» a lungo per via delle sue ricerche, come ammetterà qualche giorno più tardi una fonte diretta dell’ambasciatore, «un militare molto influente». Il corpo di Regeni fu fatto ritrovare il 3 febbraio, nudo dalla cintola in giù, e la macchina della disinformazione fece il resto. Prima con allusioni a festini particolari e al mondo della prostituzione, poi con altre storie inventate.

giulio regeni tutto il male del mondo

 

Che bruciano ancora oggi come nuove ferite inferte a Giulio già morto. Come quella raccontata dal giornalista tv che annunciando l’arrivo di un team investigativo dall’Italia rivela come la polizia locale «conti molto sulle ultime immagini di Regeni riprese dalla telecamera di un negozio, vicino al consolato italiano». Falso.

 

Al pari del testimone che, intervistato da un conduttore compiacente, ricorda di aver notato due uomini litigare in strada alla vigilia della sparizione di Giulio, con il più grosso che picchiava il più magro, «e quello magro era Regeni, l’ho riconosciuto dalle foto su Facebook».

 

Questi e altri depistaggi dipanati anche attraverso la disinformazione di regime rappresentano l’ossatura nel docufilm Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, realizzato e presentato nel decimo anniversario della scomparsa (Regia di Simone Manetti, scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, il film è prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e da Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango, ndr).

 

Manifestazione per giulio regeni

I servizi trasmessi dalle tv egiziane scorrono alternati alle dichiarazioni dei testimoni al processo di Roma a quattro imputati appartenenti alla National security, assenti e protetti dalla mancata cooperazione giudiziaria del loro Paese;

 

insieme alle interviste ai genitori di Giulio e all’avvocata che li affianca dall’inizio nella battaglia per la verità, Alessandra Ballerini, intrecciate con le parole e immagini di Giulio registrate durante l’incontro in un mercato del Cairo dal sindacalista dei venditori ambulanti Mohamed Abdallah, assoldato dalla Sicurezza nazionale per incastrare il ricercatore. 

 

Evaporate le prime versioni inattendibili oltre ogni tentativo di renderle credibili, scattò la macchinazione della banda criminale che avrebbe rapinato e ucciso l’italiano, debitamente sterminata dalla polizia che poi fece ritrovare i documenti e altri effetti personali di Regeni in casa di uno dei banditi.

 

«E speriamo che questo soddisfi la parte italiana, così da chiudere definitivamente questo dossier in modo chiaro e impedire che in futuro qualcuno torni a contestare queste affermazioni», chiosava l’anchorman egiziano. Niente da fare: pure questa pista venne smontata in fretta dagli investigatori italiani, che all’annuncio della «svolta» erano in partenza dal Cairo ma fecero in tempo a tornare indietro dall’aeroporto e verificare quasi in diretta che si trattava di un’altra verità di comodo.

 

genitori di regeni e avvocato famiglia alberto trentini petizione

Ne seguirono forti tensioni diplomatiche, giunte fino al richiamo dell’ambasciatore.

 

Facendo perdere la pazienza al governo del Cairo, come si evince dall’incredibile sfogo, trasmesso da un’altra tv locale, stavolta per bocca di una commentatrice: «All’inizio provavo pietà per questo giovane ucciso, ma adesso basta, che andasse al diavolo! Che cosa volete? Le indagini sono in corso, un po’ di pazienza! 

 

Anche noi abbiamo un giovane egiziano sparito in Italia, e casi simili in molti Paesi, e non abbiamo fatto tutto il casino che fate per un giovane che in linea di principio è sospettato... Allah ne sa di più, però è chiaro che ci sono tanti punti interrogativi, se non fosse vero che apparteneva a un corpo di servizi segreti... Non rompete insomma, siamo stufi di voi!». 

 

MOHAMED ABDALLAH

L’agente provocatore Parole violente, che chiudono il cerchio aperto da quelle con cui Abdallah cerca di irretire Giulio come un agente provocatore; dice di avere bisogno di soldi e chiede quelli stanziati per una borsa di studio di cui gli ha parlato il ricercatore: «Se tu me li fai avere posso convincere i venditori a scendere in piazza il 25 gennaio per chiedere libertà e democrazia».

 

Il sindacalista ha addosso un registratore della National security, e sta cercando di costruire una prova a carico di Regeni. Che però ribatte con limpida onestà che lui non ha la disponibilità di quei fondi, e comunque certe manovre non gli interessano. I due si lasciano con Abdallah che insiste: «Ok Giulio, attendo la tua chiamata, ciao».

 

Non ci sarà nessuna chiamata, ma il sequestro di Regeni e poi le torture e l’omicidio. Commentato così, ai microfoni delle tv locali, dal ministro dell’Interno dell’epoca, Magdi Abdel Ghaffar: «Abbiamo letto illazioni che ritengono il Corpo di sicurezza coinvolto in questo incidente. È inaccettabile». Un «incidente». «Illazioni inaccettabili». Tutto il male del mondo, che risuona oggi come dieci anni fa. 

TESTIMONE DELLE TORTURE A GIULIO REGENI processo regeni -manifestazione fuori dal tribunale di roma i genitori di giulio regeni e la sorella irene manifestano a roma prima dell'inizio del processo sulla morte del figlio 2processo regeni -manifestazione fuori dal tribunale di roma processo regeni -manifestazione fuori dal tribunale di roma

 

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