IL DIVANO DEI GIUSTI/2 – IN CHIARO CHE VEDIAMO? LA PROPOSTA CHE MI INTERESSA DI PIÙ ARRIVA ALL’1 DI NOTTE, CON “ARANCIA MECCANICA” DI STANLEY KUBRICK – IN PRIMA SERATA C’È “UN BOSS IN SALOTTO” DI LUCA MINIERO CON PAOLA CORTELLESI, ROCCO PAPALEO, LUCA ARGENTERO: CARINO, CON BUONE BATTUTE (“CHE CAZZO SO’ STI CANEDERLI?”) – IRIS PASSA IL FENOMENALE “INDIANA JONES E IL TEMPIO MALEDETTO” DIRETTO DA STEVEN SPIELBERG CON HARRISON FORD – IN SECONDA SERATA TROVATE “L’ANNO DEL DRAGONE” DIRETTO DA MICHAEL CIMINO E SCRITTO DA OLIVER STONE - RETE 4 PASSA “LA TERRAZZA” DI ETTORE SCOLA, GRANDE AFFRESCO DELLA ROMA DI PRATI, FRA CINEMATOGRAFARI E TELEVISIVI… – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
MALCOLM MCDOWELL in arancia meccanica
E in chiaro che vediamo? Le proposte che mi interessano di più arrivano all’1 di notte, come “Arancia meccanica” diretto da Stanley Kubrick, tratto dal romanzo di Anthony Burgess con Malcolm McDowell, Patrick Magee, Michael Bates, Warren Clarke, John Clive, Adrienne Corri, Italia 1 all’1,10. La nascita del cinema violento moderno, al ritmo di “Singing in the Rain”. Gene Kelly non perdonò mai a Kubrick e a Malcolm McDowell l’uso della canzone.
La prima parte del film ci aprì per sempre la testa. Leggo che il primo montaggio del film era di quattro ore. Kubrick buttò per sempre il materiale non usato. Alla faccia della versione redux. Ovviamente durante le scene della Cura Ludovico, Malcolm McDowell si fece male agli occhi e divenne per un breve tempo cieco. Fu uno dei film più rapidi da girare e montare per Kubrick. Neanche un anno.
malcolm mcdowell e stanley kubrick sul set di arancia meccanica 7
Torniamo alla prima serata. “Un boss in salotto” di Luca Miniero con Paola Cortellesi, Rocco Papaleo, Luca Argentero, Angela Finocchiaro, Cine 34 alle 21. Lo ricordo carino. Con buone battute. “Che cazzo so sti canederli?”. Con Paola Cortellesi e Rocco Papaleo che rubano la scena a tutti e fanno ridere.
L’idea, di Miniero e di Federica Pontremoli, già sceneggiatrice di Nanni Moretti (“Il caimano”, “Habemus Papam”) e Silvio Soldini (“Giorni e nuvole”), è quella di prendere un pericoloso boss della camorra, tale Don Ciro interpretato dal lucano Rocco Papaleo, e spostarlo in attesa di giudizio nella casetta bolzanina di una famigliola perfettina composta da due figlioli, un marito senza palle con la fissa del trenino, Luca Argentero, e una mamma, che comanda su tutto e su tutti con grande accento veneto, interpretata da Paola Cortellesi.
malcolm mcdowell e stanley kubrick sul set di arancia meccanica 6
Perché viene trasferito in questa casetta del Nord? Perché la mamma Cristina, in realtà, si chiama Carmela, è meridionale e sorella di Don Ciro, anche se non si vedono da quindici anni. Non solo. Carmela/Cristina ha fatto di tutto per modificare la sua meridionalità e diventare una perfetta bolzanina da Film Commission.
Ovvio che quando arriverà in scena Don Ciro, boss rozzo e scatenato, tutta la sua perfetta costruzione nordestina crollerà. Anche perché questo Nord perfettino esisteva solo nella sua testa. I padroni dell’industria dove lavora il marito, ad esempio, cioè Ale e Angela Finocchiaro, sono degli ipocriti. Odiano i terroni, ma quando si accorgono di poter usufruire del denaro sporco della camorra della cosca di Don Ciro, cambiano totalmente atteggiamento verso Cristina e la sua famiglia.
Così il marito viene fornito di auto potente, segretaria bona, il suo mutuo viene azzerato. Il film funziona grazie all’intelligente messa in scena di Luca Miniero e alla grande coppia che formano i due fratelli meridionali, cioè Rocco Papaleo, mai così divertente, e Paola Cortellesi, assolutamente strepitosa nel suo gioco di veneto che nasconde una mancanza di identità.
Purtroppo non tutto il film è all’altezza della loro performance. Ma Papaleo è una bomba. “Certo la montagna fa veramente schifo… pure la pizza è fredda”.
Rai2 alle 21 passa in prima visione la seconda commedia diretta e interpretata da Sergio Assisi, “Il mio regno per una farfalla” con Peppe Cantore, Federica De Benedittis, Tosca D'Aquino, Barbara Foria. Il primo film era molto riuscito.
Su Tele San Marino alle 21 passa invece “Un giorno all’improvviso” di Ciro D'Emilio con Anna Foglietta, Giampiero De Concilio, Massimo De Matteo, Lorenzo Sarcinelli.
Su Rai Movie alle 21,10 trovate “Robin Hood: L’origine della leggenda” di Otto Bathurst con Taron Egerton, Jamie Foxx, Eve Hewson, Jamie Dornan, Ben Mendelsohn, Tim Minchin. Scordatevi tutti i vecchi Robin Hood che avete visto, da quello superclassico e sorridente di Errol Flynn immerso nel Technicolor della Warner, a quello forse definitivo della Disney con Sir Bliss serpente, da quello noioso, ahimé, targato Ridley Scott con Russell Crowe e Cate Blanchett, a quello vecchio e commovente di Richard Lester con Sean Connery con Audrey Hepburn suora.
robin hood – l’origine della leggenda 1
Ma questo nuovo Robin Hood – L’origine della leggenda, diretto da Otto Bathurst, regista inglese di nobili origini che si è fatto le ossa con la serie di culto The Peaky Blinders, scritto da Ben Chandler e David James Kelly e prodotto da Leonardo Di Caprio, è davvero il massimo della caciara del modernariato a tutti i costi e della rilettura politica attuale.
Qui volano dappertutto le frecce anti-Brexit e anti-Trump di un Robin ragazzino, interpretato dal giovane Taron Egerton, e del suo mentore, un Little John nerissimo, interpretato da un Jamie Foxx che pensa ancora di essere Django, che ha un suo conto personale da regolare con la Chiesa Cattolica, il perfido F. Murray Abrahms, e con il potere inglese dei lord segretamente in combutta con il mondo arabo per affamare il popolo, rappresentato da uno Sceriffo di Nottingham, interpretato da un bravissimo Ben Mendelsohn, che ancora soffre per un’infanzia in orfanatrofio molestato dai preti.
robin hood – l’origine della leggenda
E non finiamo qui. Mettiamoci anche una Lady Marion, interpretato dalla bella figlia di Bono, Eve Hewson, che, pensando Robin defunto nelle crociate, si è risposato con certo Will, Jamie Dornan, politicante laburista che ha fatto però un gran lavoro tra la classe operaia, un Frate Tuck, interpretato dal comico australiano Tim Minchin, che è forse quello più simile ai tanti Tuck dello schermo.
Nella voglia di rendere tutto moderno e politico, le crociate sono viste esattamente come le azioni di guerra in Iraq, con gli arabi che lanciano frecce tipo mitragliatrice, Nottingham è una megalopoli dove il perfido Sceriffo, spalleggiato dal potere della Chiesa Cattolica, sfrutta il popolo che lavora in miniera. Robin torna un po’ stordito dalle crociate per scoprire che gli hanno rubato tutto, la donna, la casa, perfino i mobili.
robin hood – l’origine della leggenda 3
Per fortuna ha con sé Little John-Django, che non è affatto il suo schiavo di guerra, ma la sua vera mente politica che lo guida nella vendetta per riprendersi tutto. Sarà John a fare di Robin una sorta di Zorro, Conte di Laxley nella vita normale, pronto a entrare nella sala di comando dello Sceriffo, e Robin Hood quando, con mascherino alla Ninja, si butta sugli espropri proletari.
Che dire? Io adoro i vecchi Robin Hood. Non è facile farmi passare questi personaggi che sembrano vestiti Prada e si muovono in una Nottingham quasi moderna, con tanto di persiane verde di alluminio, come i veri personaggi della mia infanzia. Jamie Foxx è ottimo, ma è Django e non Little John. Ben Mendelsohn, che ha ancora un po’ di cattiveria alla Basil Rathbone, è perfido al punto giusto. Eve Hewson bamboleggia e Taron Egerton non è troppo credibile come Robin – Zorro.
robin hood – l’origine della leggenda 2
Canale 20 alle 21,10 presenta “The Bourne Supremacy” di Paul Greengrass con Matt Damon, Franka Potente, Joan Allen, Brian Cox, Julia Stiles, Karl Urban, secondo dei Jason Bourne, ma primo diretto da Paul Greengrass dopo la cacciata di Doug Liman. Tutto camera a mano, nervoso, molto realistico. Il pubblico lo adorò. Greengrass era stato scelto dal produttore, Frank Marshall, dopo aver visto “Bloody Sunday”. Lo riscrisse quasi completamente, senza averne credito, Brian Helgeland. Matt Damon venne pagato 26 milioni di dollari.
La7 alle 21, 15 passa il thriller spionistico “The Peacemaker” di Mimi Leder con George Clooney, Nicole Kidman, Marcel Iures, Alexander Baluev. Iris alle 21,15 passa il fenomenale “Indiana Jones e il tempio maledetto” diretto da Steven Spielberg con Harrison Ford, Kate Capshaw, Ke Huy Quan, Dan Aykroyd, Amrish Puri.
Su Canale 27 una commedia matrimoniale, “Una commedia a quattro mani” di Andy Tennant con Kirstie Alley, Steve Guttenberg, Ashley Olsen, Mary-Kate Olsen. Decisamente più attuale “Il quinto potere”, thriller sul caso Assange diretto dal sofisticato Bill Condon con Benedict Cumberbatch, Daniel Brühl, Laura Linney, Stanley Tucci, Moritz Bleibtreu, Rai5 alle 21,20. Lo ricordo bello ma un po’ faticoso.
Su Cielo alle 21,20 trovate il giallo “Siberia” di Matthew Ross con Keanu Reeves, Molly Ringwald, Aleks Paunovic, Ana Ularu, Veronica Ferres. Su Rai4 alle 21,20 abbiamo “Hannibal Lecter. Le origini del Male”, reboot di tutti gli Hannibal diretto da Peter Webber con lo sfortunato Gaspard Ulliel, Rhys Ifans, Gong Li, Dominic West, Kevin McKidd. Dino De Laurentiis voleva portare avanti a tutti costi il franchise. Obbligò Thomas Harris a scrivere il prequel di Hannibal. Il franchise finì qui.
Passiamo alla seconda serata con “L’anno del dragone” diretto da Michael Cimino, scritto da Oliver Stone, prodotto da Dino De Laurentiis con Mickey Rourke, John Lone, Ariane, Leonard Termo, Raymond J. Barry, Caroline Kava. Cimino aveva il last cut da De Laurentiis. Gli chiesero solo di cambiare la frase finale pronunciata da Mickey Rourke.
Chinatown venne ricostruita nel North Caroline. Ci cascarono tutti, sembrava New York. Uguale. Anche Kubrick fece i complimenti a Cimino per New York. Quando seppe la verità gli disse “Se puoi fregare Kubrick, che ha il miglior occhio del mondo, puoi fregare chiunque”.
Rete 4 alle 0,55 passa “La terrazza” di Ettore Scola con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant, Stefania Sandrelli, grande affresco della Roma di Prati, fra cinematografari e televisivi. E’ stato fondamentale per la generazione Muccino-Virzì. Le scene in terrazza non mi piacciono. Troppo finte. Ma le scene con Jean-Louis Trintignant sono notevoli. Lo ammetto.
Su La7Cinema all’1,20 passa un capolavoro di Steno come “Piccola posta” con Franca Valeri, Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Memmo Carotenuto. Su Rete 4 alle 4 trovate “La congiuntura”, tra i primi film di Ettore Scola, già sceneggiatore per Dino Risi e Antonio Pietrangeli alla ricerca della sua strada. Ci sono Vittorio Gassman, Joan Collins, Jacques Bergerac, Hilde Barry.
Ricordo buono “Un battito d’ali dopo la strage”, polar di Pierre Granier-Deferre con Yves Montand, Lea Massari, Marcel Bozzuffi, Germaine Delbat, Iris alle 4,40.
Arrivano film molto interessanti alle 5 di notte, o del mattino, come il thriller sul caso Calvi-Gelli, “I banchieri di Dio” di Giuseppe Ferrara con Omero Antonutti come Calvi, Giancarlo Giannini come Fabio Carboni, Pamela Villoresi, Rutger Hauer come Marcinkus, Camillo Milli come Licio Gelli. Allora faceva un po’ ridere, Rai Movie alle 5. Oggi, magari, è diventato un buon film. Comunque sia stracultissimo.
O “Ti ho sposato per allegria” di Luciano Salce con Monica Vitti, Giorgio Albertazzi, Maria Grazia Buccella, Cine 34 alle 5,20. Appena restaurato e presentato a Venezia lo scorso settembre. Tratto dalla omonima commedia di Natalia Ginzburg portata in scena dallo stesso Salce dopo sette anni di assenza dalle scene, con Adriana Asti e Renzo Montagnani. Un trionfo per i due attori, che non bastò per averli anche al cinema. E il film non fu un successo, come lo fu la commedia.
l anno del dragone 2
ETTORE SCOLA LA TERRAZZA








