bonolis defoe

DOTTO SUL “BLASCO INTERRUPTUS”: “LA RAI NON HA LA COPERTURA COMPLETA DEL CONCERTO? E ALLORA, LASCI BONOLIS E LA SUA CAMICIA ACIDA E CI METTI SOPRA L’IMMAGINE DEL MILLENNIO, SENZA COMMENTO, DI JERMAIN DEFOE, IL CALCIATORE, E DI BRADLEY LOWERY, IL BIMBO MALATO TERMINALE DI TUMORE, CHE DORME TRA LE BRACCIA DEL SUO IDOLO”

Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia

 

BONOLISBONOLIS

Nella grande carneficina del mondo succede anche questo, che ai duecentomila festanti dell’orgia fusionale di Modena, si aggiungono quasi sei milioni di telepezzenti condannati alla gogna del coito continuamente interrotto. Una tortura studiata, ma temo di no, temo che sia stata, sic, concepita come una “brillante idea”, che non si possa almeno immaginare un raffinato Torquemada alla consolle, da quei geni purtroppo sempre attivi della Rai. Come acquisire un evento in Eurovisione e farlo a pezzi con le proprie mani di forbice.

 

DEFOE  LOWERY 3DEFOE LOWERY 3

Vai in paradiso o giù di lì con “Ogni volta” o “Siamo solo noi” e ti becchi ogni volta appunto, tu e loro, cresciuti a Vasco e seghe, il castigo, la doccia fredda che ti stende, il sermoncino di un mal capitato Bonolis, mai visto così Malus, così sbracciare nel pantano di un sudaticcio disagio, di una abborracciata, tremula e inverosimile disinvoltura che chiede scusa di esistere, ma purtroppo esiste, decapitando ogni volta il climax a colpi di mannaia. Una prosa sciatta, consunta ancora prima di nascere, da liceale al tema di maturità che saccheggia il vaso water delle frasi fatte, mai purtroppo abbastanza fatte, nel senso di alcoliche o viziate. Insultato a manetta dal popolo dei social che vorrebbero, invece, essere lasciati in pace, liberi di illudersi di stare anche loro nel mucchio, in quel parco in calore.

 

L’imbarazzato Paolo, finalmente credibile e quasi carezzabile nel suo non stare nei suoi panni, dentro quella camicia cacofonica, quasi scusa, anzi si scusa, si capisce avvertito della bestemmia collettiva che lo investe, un Tyson moltiplicato per cinque milioni. Ok. La Rai non ha la copertura completa dell’evento. Deve insertarlo il Blasco live. Va bene. Ma si sforzino allora gli strapagati ingegni di Viale Mazzini di studiare siparietti o repertori che siano sintonici con quell’esperienza fusionale di Modena. Qualunque. Una volta era l’ipnotico intervallo in bianco e nero delle pecore, perfetto per la televisione dell’epoca.

BONOLIS CURRERIBONOLIS CURRERI

 

Meglio mettere, oggi, nelle cavità bollenti del Vasco a viscere aperte, che so, l’immagine del secolo, anzi del millennio, fissa, senza commento possibile, di Jermain Defoe, il calciatore, e di Bradley Lowery, il bimbo malato terminale di tumore, che dorme abbandonato tra le braccia del suo idolo. Che diventa, a sua volta, un’icona irraggiungibile, trasfigurato, lui, nero, peloso, con i polpacci grevi del calciatore, nella più struggente madre Madonna di ogni tempo, che accoglie tra le sue braccia, anche lui, a occhi chiusi, insieme, nello stesso sonno, nella stessa struggente disposizione alla fine. Dove il bambino malato è tutti noi, ma anche Jermain è tutti noi, la sola postura possibile, nella carneficina del mondo, nel baccano del pianeta, la prosa posticcia delle anime belle e il Vasco che si annida pure lui come un feto, che si sgola per non morire dopo essersi sgolato per non venire al mondo, nel grande corpo della folla madre, in questo immane condominio di cuori infranti.

BONOLIS 4BONOLIS 4

 

Ti sembra troppo osè il bimbo che sfinisce nelle braccia del suo idolo? Metti qualsiasi altra cosa. Un incendio qualunque. L’euforia dell’astice messo in libertà a 132 anni dal ristoratore di New York, il pitone che ingoia un coccodrillo intero, che sempre l’amore è cannibale, in fondo.

 

GIANCARLO DOTTOGIANCARLO DOTTO

Stiamo parlando di afflato, insomma, di temperature, di fornace. Perché incenerire la messa pagana di Modena con la faccia qualunque e la prosa qualunque di un cavolo a merenda, dove la merenda è un vino che dà alla testa. Un prosa, ahimè, pulita, fosse almeno balbuziente, avrebbe avuto qualcosa di malato, disturbato, in sintonia con il canto di Vasco. No, i balbuzienti non hanno cittadinanza in Rai. Quanta segatura c’è in quelle teste che ci fanno sentire così coglioni per pagare un canone, che almeno fosse un grande cane, lo scaglieresti contro nemici immaginari.

 

JERMAIN DEFOE BRADLEY LOWERY 2JERMAIN DEFOE BRADLEY LOWERY 2

E allora, lasci Bonolis o chi per lui, la sua camicia acida e ci metti sopra Bradley e Defoe, il loro manifesto gigante, il loro incommensurabile abbandono, fai la tua tivù on demand, grato in cuor tuo a quel Jermain, il calciatore, che quattro secoli dopo riscatta sublime il suo omonimo Daniel, lo scrittore, che ha dovuto scrivere quasi alla fine della sua vita la storiella di Robinson Crusoe per ricordare al mondo, a proposito di gogna, che lui era anche quello che aveva subito, senza nemmeno l’alibi di pagare un canone, tre giorni di gogna pubblica in qualche piazza di Londra. 

 

DEFOE LOWERYDEFOE LOWERY

In quanto all’idolo che ci consola in fin di vita, cioè sempre, questo merita un racconto a parte. Che inizierà così. “Nell’era delle bambole meccaniche, del caos omicida, i primi che non ce la fanno più ad esistere sono gli idoli e le leggende…”.

 

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