cremonini

DIAMO A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE (CREMONINI) – "LA MUSICA NON E' UNA PROSTITUTA. IL RAPPORTO CON LEI NON PUO' ESSERE OCCASIONALE. DYLAN E’ IL MIO SHAKESPEARE. FREDDIE MERCURY MI HA CAMBIATO LA VITA – IO  MONOGAMO SOLO CON LA MUSICA. LA MIA STORIA PIÙ LUNGA È DURATA 3 ANNI…” - QUELLA FOTO CON DALLA E DE GREGORI: “NON MI SONO MAI SENTITO ALLA LORO ALTEZZA” – E OGGI SARA' AL MUGELLO A TIFARE VALENTINO - VIDEO

 

 

CESARE CREMONINI CESARE CREMONINI

Giusi Fasano per il Corriere della Sera

 

Le parole sono soldatini ubbidienti, mai una fuori posto. Le cerca, le aspetta, le sceglie con cura. In un certo senso le addomestica prima di metterle in fila in una risposta o in una canzone. Cesare Cremonini è così. Un uomo cresciuto a pane e musica e oggi alla ricerca continua di sfumature che facciano la differenza fra comunicare ed esprimersi. «L’espressione di sé per me è una droga, una sorta di linfa vitale» conferma mentre cambia di continuo posizione sulla sedia.

 

freddie mercury sul palcofreddie mercury sul palco

Siamo nel suo studio di registrazione di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna. Poca luce e molta quiete. Lui — alle spalle 37 primavere e 18 anni da cantautore e musicista — stringe forte la mano, ha modi garbati, sorrisi misurati e «diamoci del tu». Va bene.

 

 

Tanto per cominciare: come stai?

«Sto molto bene e mi meraviglio di come sto perché sono mesi che vivo chiuso qui dentro per lavorare al mio nuovo disco. Questo lavoro è una lunga traversata oceanica. La riva è talmente distante che non puoi più tornare indietro, puoi solo andare avanti finché non tocchi terra. È l’attraversamento di me stesso per arrivare a toccare terra».

 

D’accordo. Ma qui raccontiamo soprattutto l’uomo, quindi torniamo indietro. Che bambino è stato Cesare Cremonini?

CREMONINICREMONINI

«Molto felice ma con una frustrazione: ho sempre odiato dormire. Mi rendevo conto che i ritmi dei grandi imponevano tanto sonno solo che io non avevo questa necessità e ancora adesso dormo 4-5 ore. A sei anni, quando cominciai a studiare pianoforte, capii che suonando si può essere come scrittori erranti, camminare con la fantasia. Così mi perdevo dentro gli spartiti, anche di notte. Da quell’età in poi ho sempre avuto una certezza».

 

Che sarebbe?

«Volevo diventare un cantante. Per un certo periodo ho vissuto davanti a una chiesa che aveva un altare dedicato a un giovane frate beato, Venanzio M. Quadri. Su quell’altare c’era un libro nel quale si potevano scrivere pensieri, preghiere o desideri da chiedere al frate. Non me lo sono fatto sfuggire. Ho scritto: caro Venanzio vorrei diventare un cantante, decidi tu appena puoi...».

A proposito: com’è il tuo rapporto con Dio?

«Credo in Dio e ne ho timore. Non vado in chiesa ogni domenica ma cerco continuamente un rapporto con la spiritualità. Sono distante ma mai troppo per quel timore di Dio che non vorrei mi rovinasse la festa».

 

DALLA DE GREGORIDALLA DE GREGORI

E il rapporto con l’amore e con le donne?

«Sono stato monogamo soltanto con la musica. La mia storia più lunga è durata tre anni, quella con il mio lavoro dura da quasi venti...».

 

Lucio Dalla disse che saresti stato il suo «unico erede». Cosa ti viene in mente di lui?

«Il ricordo di quella mattina che mi chiamò dalla sua casa di Bologna e disse: c’è qui De Gregori, vieni anche tu a colazione? Ovviamente andai. Avevo più o meno 25 anni. Li trovai che prendevano un caffè sul terrazzino che dava su piazza Maggiore. Puoi immaginare la mia emozione nel salire fino all’ultimo piano. Ricordo che mi sudavano le mani. L’ascensore era di vetro e vedevo gli oggetti vari, i quadri, i pianoforti. Immaginavo la vita dell’uomo e quella del professionista attraverso gli oggetti».

cremoninicremonini

 

E come andò poi l’incontro?

«Benissimo. Erano i tempi dell’ultimo concerto Dalla-De Gregori. Finimmo a parlare di Com’è profondo il mare. Lui ne parlava con la stessa naturalezza con la quale un padre parla di sua figlia. Ancora oggi vorrei scrivere la mia Com’è profondo il mare. Poi andammo nel salone e c’era un piano, mi misi a suonare e all’improvviso Dalla comparve con una cornice».

 

Una cornice?

«Sì. Disse facciamo che diventiamo un quadro io, te e Francesco? E facemmo questa foto-quadro tutti e tre assieme, tenendo con le mani la cornice. Io non mi sono mai sentito all’altezza di far parte di quel quadro».

 

Capita che qualche giovane ti chieda consigli per diventare musicista o cantante?

CESARE CREMONINI GIANNI MORANDI FOTO ANSA CESARE CREMONINI GIANNI MORANDI FOTO ANSA

«Sì, capita. E non ho mai detto: lascia stare. Mai. Non taglierei le gambe a nessuno per nessun motivo al mondo, anche se non ci vedessi un briciolo di talento. Mentre trovo che sarebbe giusto avvisare chi vuole avere successo che è legittimo desiderarlo ma che la musica non si può consumare come un rapporto occasionale. Il rapporto con la musica non può essere come quello con una prostituta. Dev’essere pensato come qualcosa nella quale ti immergi per tutta la vita, quindi c’è tutta la vita per inseguire i risultati che vorresti».

 

Non è detto, però, che poi arrivino.

«Sì invece, se credi che la musica sia un’esperienza di vita. Io ho avuto momenti difficili in cui vendevo pochi dischi e nessuno veniva a vedermi cantare dal vivo. Nessuno. Ma in quei momenti non sono mai andato in crisi. Ho lavorato duro, sulla musica, sulla scrittura. Ho trasformato le sconfitte in vittoria. Mai vissuto la mia carriera musicale come la necessità di avere qualcosa subito. La musica, che uno ci creda o no, non ha controindicazioni”.

dalla de gregoridalla de gregori

 

Quand’è nato l’amore per la scrittura?

«Quand’ero ragazzino un giorno decisi di portare l’orecchino. Volevo metterne uno, arrivai a casa con tre. Mio padre mi urlò dietro ogni cosa possibile. Scappai e andai da un amico ma dopo tre giorni mi sono accorto che mi mancava moltissimo scrivere seduto al pianoforte, allora tornai indietro e lasciai credere a mio padre di aver capito la lezione. Non era vero. La realtà era che non avrei avuto più niente da dire a me stesso senza il mio piano e senza scrivere più canzoni. L’ho capito quel giorno».

 

Cosa c’è nei tuoi sogni?

valentino rossi cremonini 1valentino rossi cremonini 1

«Fin da piccolo e ancora oggi ogni volta che ho visto una stella cadente nel cielo ho rivolto quasi unicamente pensieri alla salute della mia famiglia e allo scrivere canzoni sempre migliori. Un tempo pensavo che queste due cose fossero separate. Poi ho capito che quello che faccio è anche un modo per far felice la mia famiglia. La mia più grande gioia è quando posso pagare a mia madre una vacanza di relax o quando posso fare in modo che mio padre viva al meglio possibile».

 

Quand’è l’ultima volta che hai pianto?

«Di recente. Mio padre, che ha 93 anni, ha perso la possibilità di parlarmi per motivi di salute. Poi si è ripreso ma il fatto di non sentirlo più mi ha scioccato. Il pianto è stato facile».

Dai Lùnapop e dal milione e mezzo di copie del primo disco al Cremonini di oggi. C’è qualcosa che rinneghi?

cremonini con la moto di rossi cremonini con la moto di rossi

«Sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. Sognavo in grande fin da bambino, ricordo che prima di dormire mi ripetevo all’infinito: devo trovare una mia strada, devo cercare un linguaggio che nessuno ha ancora usato. Non rinnegherei nemmeno un briciolo, un respiro della mia vita artistica. E ho fiducia in quello che sto facendo. Ogni volta che scopro una canzone so che devo fare una scelta».

 

«Scopro» una canzone?

«Sì, quando hai la sensazione di avere fra le mani una piccola opera: o ci rimani dentro o torni alla vita di tutti i giorni. Per me è sempre meraviglioso stare lì dentro, nella condizione rassicurante che è creare».

Qual è il ricordo più doloroso della tua vita?

«La morte di Fabio, il mio più caro amico. Eravamo ragazzini, io in vespa, lui in moto. Stavamo andando a ballare. Lungo il tragitto fece un incidente e morì. Capii da quell’esperienza che il dolore ha bisogno di silenzio, non di attenzione. Gli avevo sempre parlato del mio voler diventare cantante, mi scoraggia che non abbia potuto osservare il destino che mi sarebbe venuto incontro pochi anni dopo. Nei momenti più belli della mia carriera a volte istintivamente mi capita di guardare il cielo e dirgli: Fabio, ma ti rendi conto di cosa sto facendo?».

 

Hai studiato Bob Dylan come fosse un programma scolastico...

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«Prova a immaginare cos’è stato per me, dopo il big bang clamoroso da un milione e mezzo di copie a 18 anni e dopo una band casinara, diventare di colpo un cantautore. Mi sono sentito scoperto, impreparato, incapace. Allora ho studiato la musica degli altri. Dylan è stato per me come Shakespeare per chi studia letteratura».

Il nuovo disco uscirà il 24 novembre, giorno della morte di Freddy Mercury. Una scelta?

«No. Una fortunata casualità che mi parla del destino. Freddy mi ha letteralmente cambiato la vita, fa parte della mia crescita personale. La prima canzone che ho sentito fu Don’t stop me now, rimasi fulminato. Da quell’istante in poi la musica per me fu un’altra cosa perché capii che con la musica sarei potuto stare in uno stadio, avrei potuto avere un pubblico».

CREMONINI TATTOOCREMONINI TATTOO

 

La faccia di Freddy Mercury Cremonini se l’è fatta tatuare su un braccio ma questo dettaglio non lo racconta. Racconta invece che «anche se siamo tormentati da un mondo difficile» la canzone è ancora «quel luogo che protegge le parole e la loro poesia», che «è facile cadere nei tranelli del mondo della musica» e che la «popolarità sana» è quel «ciao Cesare» dei muratori «quando passo alle otto del mattino».È tardi. Sono due ore che il pianoforte è muto. È ora di tornare da lui.

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