riki

“ERO CADUTO IN DEPRESSIONE, STAVO PROPRIO MALE” – RIKI, 32 ANNI, SI RACCONTA, DA NUMERO 1 IN CLASSIFICA DOPO “AMICI” ALL’OBLIO – “ERO RIMASTO DA SOLO E SONO ANDATO IN CRISI. HO FATTO UN PO’ DI CAVOLATE. DOVEVO PER FORZA SEGUIRE LE LOGICHE DEL MERCATO E A UN CERTO PUNTO MI SONO INCAGLIATO. NON HO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE CHE STAVO MALE E AVEVO LA SENSAZIONE CHE MI STESSERO 'SPOLPANDO'” – "SANREMO? NEL 2020 ARRIVAI ULTIMO. ERO GIÀ IN CRISI” - RIKI E' L'ENNESIMO GIOVANE ARTISTA A CUI NON REGGE LA POMPA...

Articoli correlati

C'E UN'EPIDEMIA DI DEPRESSIONE TRA I CANTANTI - KEKKO SILVESTRE, IL FRONTMAN DEI MODA, ANNUNCIA ...

AI GIOVANI CANTANTI ITALIANI NON JE REGGE LA POMPA! ALFA, 24 ANNI: 'LA FAMA E TOSSICA, MI FERMO...

AI GIOVANI CANTANTI ITALIANI NON JE REGGE LA POMPA - SANGIOVANNI E GHALI, ANGELINA MANGO, AMOROSO E

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Barbara Visentin per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Tre anni alle stelle, lanciato a tutta velocità, e poi quella velocità ti travolge.

 

riki

Riki è stato l’artista che ha venduto più dischi del 2017, quando è uscito da Amici : dopo palazzetti pieni e firmacopie stracolmi, nel 2020 è pressoché sparito. «C’è stato un momento di down importante, in cui ero solo», esordisce lui, oggi 32 anni, pronto a raccontarsi come un fiume in piena. E a raccontare «Casabase», il suo nuovo disco in arrivo in primavera, «frutto del periodo di rinascita».

 

Ripartiamo dall’inizio.

«Ho vissuto tre anni molto importanti dove però non ero padrone del mio destino, infatti tante volte sfogavo la solitudine e la rabbia, la gabbia dorata in cui mi sentivo, nell’essere impulsivo. Così ho fatto un po’ di cavolate. Dovevo per forza seguire le logiche del mercato e a un certo punto mi sono incagliato».

 

Quando è successo?

riki

«Succede piano piano, non te ne rendi conto subito perché intanto le cose vanno velocissime e non puoi fare pause. Non voglio dare la colpa alle persone che avevo intorno perché veniva anche da me: era un sistema drogato e volevamo sempre di più».

 

Oggi gli artisti parlano di più di salute mentale.

«E meno male. Succede a tanti, so come ci si sente e non l’ho mai voluto dire per paura: ero orgoglioso, molto competitivo. Non avevo il coraggio di dire “sono in crisi, non sto bene”, ma poi vedi che non puoi farcela da solo e tante persone al tuo fianco non ti supportano come potrebbero».

 

Aveva la sensazione che la stessero «spolpando»?

«Sì, non posso dire altrimenti, ma lì per lì sei assuefatto. Invece bisogna avere il coraggio di fare scelte controcorrente. E poi è importante un team che creda nel progetto, come quello che ho ora».

 

Prima era seguito da Francesco Facchinetti.

riki

«Sì, ma era un team che non avevo scelto io. Dopo un talent, i primi che ti contattano e ti danno sicurezza, li prendi. Con Francesco quando le cose andavano bene era tutto meraviglioso, ma a volte sentivo di voler fare determinate cose che lui non mi passava o magari aveva semplicemente altre idee».

 

A Sanremo, nel 2020, arrivò ultimo. Influì nella crisi?

«Ero già in crisi. Io non avrei voluto farlo, ma ero talmente assuefatto che dicevo sì a tutto. In quel periodo volevo proprio auto-sabotarmi, quindi non c’erano i presupposti. Sul palco non stavo bene, ero asettico, non sentivo la tensione. Poi, due settimane dopo, è scoppiata la pandemia e, nel male, quello mi ha costretto a fermarmi».

 

riki

Ora ci tornerebbe?

«Sì, ovvio che mi farebbe piacere. Me la giocherei in un altro modo, più maturo e consapevole, più gentile e luminoso. Ma se non fosse, non importa. Si va pian piano».

 

Ha dato un nome a quel che le è successo? Si è trattato di depressione?

«Essendo stata una cosa graduale, ti accorgi dopo di essere caduto in depressione. Ora potrei dire di sì perché stavo proprio male. Faticavo a dormire, non avevo voglia di fare niente. Ero svogliato e apatico, non mi impressionava nulla, come fossi avulso e trasparente».

riki

 

Come ne è venuto fuori?

«Ho fatto terapia per un periodo e poi mi ha aiutato avere altre passioni. Sono laureato in design e durante la pandemia è stato un appiglio. Poi ci sono le persone che ti vogliono bene davvero, e quelle rimangono. Perché tutte le altre, invece, scompaiono: chi scriveva per convenienza, non ti scrive magicamente più».

 

 

rikiriki

(…)

rikirikiriki

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!