1- FATTO L’EROE, DISTRUGGI IL MONUMENTO: BOCCA TRA CELEBRAZIONI, INSULTI E CRITICHE 2- LUCA TELESE SBOBINA TUTTE LE CONTRADDIZIONI DI BOCCA: DAL FASCISMO (“CONGIURA EBRAICA”) ALLE BRIGATE ROSSE (“UNA FAVOLA ETERNA, UN’INVENZIONE DEI MAGISTRATI”), DAL VOTO CON POMPE GIORNALISTICHE ALLA LEGA ALLA CONDUZIONE DEI PROGRAMMI DI BERLUSCONI, FINO AL RAZZISMO (“NAPOLI, UN CIMICIAO DI UMANITÀ REPELLENTE”) 3- “ACCECATO DAL SUO ESTREMISMO VISCERALE E A TRATTI ACIDO, É RIUSCITO A SCRIVERE O SOSTENERE ALMENO UNA COSA INCREDIBILE E GRAVE IN OGNI DECENNIO DELLA SUA VITA” 4- LO SDEGNO DI ANDREA SCANZI: “LA MORTE DI BOCCA È SERVITA PER DARE SFOGO ALLE BASSEZZE PIÙ INVERECONDE (“PER MILLENNI CI SIAMO DECOMPOSTI NOI NAPOLETANI, ORA DECOMPONITI TU!” - “HO PIACERE CHE SEI MORTO”.). CERTO, BOCCA NON ERA PERFETTO. ERA MOLTO DI PIÙ: ERA VERO. ANCHE NELLE STRONZATE. LARGAMENTE MINORITARIE RISPETTO AL TANTO (TANTISSIMO) DI BELLO CHE CI HA REGALATO…”

1- LETTERA DEL DEPUTATO PDL GIANCARLO LEHNER
Caro Dago, il presidente della Repubblica e tutti gli altri acritici dolenti dovrebbero mutare parte della loro congenita ipocrisia con il coraggio della verità, rammentando che Giorgio Bocca non può essere fatto santo subito, visto che fu un convinto assertore dell' antisemitismo, proprio nella funesta temperie delle camere a gas.
Mi chiedo quanti ebrei italiani abbiano dovuto patire deportazione e morte anche per le incontinenti parole scritte nel 1942 da Giorgio Bocca.
Giancarlo Lehner

2- BOCCA, APPUNTI PER UN NECROLOGIO ANTIRETORICO
Luca Telese per lucatelese.it

Adesso tutti celebreranno Giorgio Bocca come un grande maestro di giornalismo, come un grande maître á penser, come un grande eroe civile. E non ci sarebbe nulla di male in questo, se non che si ripete una stucchevole abitudine italiana, la fatale tendenza al coccodrillismo per cui i morti sono tutti eroi, grandi saggi e perdite irrimediabili per la società. Lo sono ancora di più se si sono meritati l'epiteto di "Maestri" in vita.

Ora, non c'é dubbio che Bocca sia stato un personaggio, non so se si puó considerare "Maestro". Anzi, ho più di un dubbio in proposito.
Se posso scrivere questo pezzo é perché non mi sono mai associato in vita al culto di Giorgio Bocca, anzi. Io non voglio esprimere dubbi sul suo valore di giornalista: sarebbe sciocco e puerile, vista l'entità della sua produzione e la sua carriera.

E non voglio parlar male di lui perché come tanti giovani della sua generazione ha militato nei Guf e nella stampa fascista durante il ventennio. E nemmeno perché in quel periodo ha scritto articoli sulla "congiura ebraica". E neanche perché era un uomo profondamente contraddittorio. E nemmeno solo perché ha preso cantonate colossali negli anni di piombo.

E nemmeno perché ha scritto (ho riportato il passaggio cruciale di questo articolo integralmente in ‘'Cuori Neri'') che quella delle Brigate rosse "era una favola eterna", una invenzione (!) dei magistrati. "Questa storia é penosa al punto di dimostrare il falso, il marcio che ci sta dietro - scriveva Bocca commentando il ritrovamento di un covo brigatista convinto che fosse una montatura - perché nessun militante di sinistra si comporterebbe per libera scelta in modo da rovesciare tanto ridicolo sulla sinistra" (purtroppo non era vero. Purtroppo no).

Bocca aveva sostenuto all'epoca (l'articolo é del 23 febbraio 1975) che le Br non esistevano, e pochi anni dopo, nel marzo del 1980 duello in un faccia a faccia raccolto da un giovane Lucio Caracciolo con Giampaolo Pansa, non solo non aveva fatto penitenza, ma si era spinto molto più in la. In quella sede si spinse fino a dire che "La polizia sapeva benissimo che i covi brigtaisti esistevano" (fateci caso, l'esatto contrario di quello che aveva acuito!) che "la nascita del terrorismo rosso é stata tenuta a bagnomaria per costruire la teoria degli opposti estremismi", che i magistrati "Avevano messo Curcio nella prigione di Casal Monferrato perché volevano che scappasse".

Pensate un attimo: secondo Bocca gente come Giancarlo Caselli e Carlo Alberto Dalla Chiesa voleva che Curcio scappasse! E infatti in quel faccia a faccia aggiungeva: "Io non ho la carta bollata con le firme di Caselli e del genrale Dalla Chiesa per provare che volessero la fuga. Io do un giudizio globale".

E nemmeno voglio stroncare Bocca perché disse che a Milano votava per la Lega salvo poi tuonare per anni contro la destra e la barbarie leghista. Non voglio imputarlo di aver duellato contro Dario Fo su ‘'Il Venerdí'' dicendo che si trattava di "un cretino" (Fo rispose ironicamente che era grato per l'appellativo).

E nemmeno voglio condannare Bocca solo perché é stato il primo grande giornalista a prestare la sua firma a Silvio Berlusconi per l'informazione di Mediaset (ma, se non altro, perché dopo ha considerato servi tutti gli altri che lo hanno fatto. Perché ha scritto- dopo avere smesso di lavorarci - di considerare Berlusconi "un maiale").

E nemmeno voglio stroncare Bocca perché ha detto che Napoli era un "cimiciaio" e nemmeno perché ha detto in una recente intervista: "Durante i miei viaggi - al sud - c'era sempre questo contrasto tra paesaggi meravigliosi e gente orrenda, un'umanità repellente».

Non lo voglio criticare solo perché parlando di Palermo ha aggiunto sprezzante: «Una volta mi trovavo nei pressi del palazzo di giustizia. C'era una puzza di marcio, con gente mostruosa che usciva dalle catapecchie».

Si può essere incoerenti e insieme geniali. E si può aver detto una castroneria nella propria vita. Quello che peró va detto molto francamente di Bocca é che - accecato dal suo estremismo viscerale e a tratti acido, é riuscito a dire, scrivere o sostenere almeno una cosa che mi pare veramente incredibile e grave in ogni decennio della sua vita.

É stato un fuoriclasse, certo, ma amava molto stupire, inveire, aggiustare le realtà che ostacolavano la sua furia giudicante e la sua foga spesso approssimata. É stato un grande, certo, ma anche un grande cinico. Forse il modo migliore per ricordarlo senza sconfinare nell'apologia o nell'invettiva é ricordarlo con tutte le sue contraddizioni. Ci guadagneremo noi. Ma in fondo anche lui, perché era il tipo che si divertiva di più fra le fiamme dell'inferno che nei cieli azzurrini del paradiso.

3- GLI INSULTI POSTUMI AL PARTIGIANO BOCCA
Andrea Scanzi per
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/insulti-postumi-partigiano-bocca/179949/

Non ho mai amato i coccodrilli sempre belli, i ricordi puntualmente agiografici del caro estinto. La penso, anche qui, come Giorgio Gaber: una persona resta "la faccia che era", da morta come da viva. Non cambio opinione, anche "se gli ha sparato un brigatista".

Raramente ho però provato fastidio e disgusto, oltre che imbarazzo e rabbia, per la quantità di insulti e battutacce seguite alla morte di Giorgio Bocca. E' gente che non ha minimamente la mia stima e con cui non voglio avere nulla a che fare.

Mi si dirà che è "solo una minoranza", e già qui non so quanto sia d'accordo. Rischiate di sopravvalutare, ancora, l'Italia. Mi si dirà che Bocca ha scritto anche fesserie (per fortuna, altrimenti sai che palle). Certo che ne ha scritte, e in questo senso gli scritti di Giuliano Ferrara e del pansiano osservante Luca Telese sono esempi di giornalismo se volete un po' autocelebrativo e civettuolo, ma onesto e pertinente. E mi si dirà pure che, con la Rete, ciò che prima era chiacchiericcio ora diviene cosa pubblica. Facebook, Twitter, blog, forum. Vero anche questo. L'italiota non perdona, come ha scritto Rita Pani.

Eppure, dopo pochi minuti, la morte di Bocca è servita per dare sfogo alle bassezze più invereconde. Molti napoletani hanno tirato fuori la chiacchierata di Bocca a Fazio nel 2008, per scrivere cose tipo "Noi napoletani vogliamo ricordarti così. Per millenni ci siamo decomposti noi, ora decomponiti tu!", "Fascista e razzista", "Ho piacere che sei morto".
Chi ha esultato, chi ha sghignazzato, chi ha recitato la vetusta parte dell'alternativo che si smarca dagli altri e fa il figo (risultando, come sempre, ridicolo).

Nessuno desidera santificare Giorgio Bocca. Lui sarebbe stato il primo a detestare un approccio simile. Nessuno - almeno qui - insegue la lacrima acritica. Qui però non parliamo di un Cossiga. Qui parliamo di uno dei più grandi giornalisti italiani. Di un intellettuale vero, anche negli spigoli. Di un Maestro. Di una perla rara e preziosa.

Ha qua e là sbagliato, tra una contraddizione e un abbaglio ("Le Brigate Rosse non esistono"), ma esultare per la sua morte - o anche solo soffermarsi unicamente sulle eventuali sbavature - è delirante, fuoriluogo e offensivo. Tutto lo zozzume che siamo stati costretti a leggere, è stato deplorevole.

Giorgio Bocca non era perfetto. Era molto di più: era vero. Anche nelle stronzate. Largamente minoritarie rispetto al tanto (tantissimo) di bello che ci ha regalato. Lascia un paese incarognito, volgare e pavido. Probabilmente senza speranza. Con qualche avamposto di Resistenza. Ultimi passeri, ma senza rami sopra cui stare.

 

ghidella e giorgio boccaANTONIO PADELLARO LUCA TELESE GIANCARLO LEHNER E SIGNORA brigate rossebocca giorgio GBVittorio Bachelet ucciso dalle Brigate Rosse BERLUSCONI E BOSSIbenito mussoliniBOSSI E TREMONTI GIURANO SULLA ZUCCAGiorgio BoccaboccaMonnezza a Napoli da Repubblica it scanzipalermobocca

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