1. GIULIANO FERRARA: ''PALADINI DELLA BOLDRINI “VIOLENTATA” DAL WEB DOVE ERAVATE QUANDO ERA MARA CARFAGNA A DOVER STRINGERE I DENTI COL SOTTINTESO INNOMINABILE?'' 2. L’ELEFANTINO: “IL MINISTRO PIÙ BELLO DEL MONDO DOVEVA PAGARE IL PREZZO DI CALZARE IL TACCO DODICI E DI AVERE NEL CURRICULUM UN PASSATO DA SHOW GIRL E PERCIÒ VENNE NATURALE E POLITICO FARLE SPALLUCCE E DIRLE, SUVVIA BAMBOLA, PAGA PEGNO” 2. MA LA MEJO RISPOSTA ALLA BOLDRINI ARRIVA DA RODOTÀ: “NO, INTERNET NON È UN FAR WEST, NON È UNA PRATERIA DOVE SI È LIBERI DI COMPIERE REATI COME QUELLI SUBITI DALLA BOLDRINI, LE MINACCE, LA DIFFAMAZIONE, LO STALKING, E RESTARE IMPUNITI. LE LEGGI, CHE PUNISCONO I REATI “VIRTUALI” ALLO STESSO MODO DI QUELLI “FISICI”, CI SONO GIÀ”

1. BOLDRINI, IL SESSISMO E LA FESTA MIGNOTTOCRATICA
Giuliano Ferrara per Il Foglio

Quando era Mara Carfagna a dover stringere i denti col sottinteso innominabile - e così recidere il Priapo - non ci fu autorità alcuna, né istituzionale, né culturale, a muoversi in difesa della dignità di una giovane signora. "Mara, stringi i denti" le dicevano dalle bacheche di Facebook e dagli altri social network. Il ministro più bello del mondo, così si disse di lei, doveva pagare il prezzo di calzare il tacco dodici e di avere nel curriculum un passato da show girl e perciò venne naturale e politico farle spallucce e dirle, suvvia bambola, paga pegno.

2. "LA LIBERTÀ D'ESPRESSIONE" DI INTERNET
Michele Serra per La Repubblica

Sommersa da orribili minacce via web (siti nazisti, siti razzisti e singoli utenti che odiano le donne, e al quadrato le donne di sinistra, e al cubo le donne di sinistra che osano avere successo) la presidente Boldrini squarcia il muro di gomma che volendo difendere "la libertà d'espressione" copre e giustifica, di fatto, violenza e odio di persone contro persone.

Vedasi il mascalzone - uno dei tanti - che insozza il nome e la dignità di Boldrini diffondendo un (falso) nudo della signora, e raggiunto in casa propria dalla polizia postale si meraviglia assai, e si indigna per la "violazione della privacy", lupo che si finge agnello.

Boldrini si pone, e pone a tutti, la domanda cruciale: "Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove". La risposta è sì. La rete è reale quanto questo foglio di carta, quanto queste parole e quanto la mia firma, che mi fanno responsabile di quello che vi sto dicendo.

E la parola pubblica, da sempre, è ancora "più reale" di quella privata, perché raggruma attorno a sé più occhi, più orecchie, più sensibilità e passioni. Chi ancora va convinto della "realtà" della rete è spesso, purtroppo, proprio chi la usa con maggiore intensità. E non si rende più conto, nella quasi pazzia che il sedicente "virtuale" produce nei suoi neuroni, di essere, lui per primo, un essere umano, non uno dei pupazzetti che va scempiando nel suo povero videogame.

3. LA RABBIA DI M5S: "NOI SPIATI E SENZA TUTELE"
Annalisa Cuzzocrea per La Repubblica

Non credono alla pista interna, i 5 stelle. Non credono che sia stato uno di loro a rubare le password e violare le e-mail private di 30 parlamentari per poi creare il caso degli "hacker del Pd" e pubblicarne il contenuto. Finora, le vittime sono state Giulia Sarti, Stefano Vignaroli, Tancredi Turco, Massimiliano Bernini e Filippo Baloo, nickname del deputato umbro Filippo Gallinella. Tutti parlamentari considerati "dialoganti". Per questo si era pensato a una mano interna, «ma allora - chiedeva ieri Roberto Fico - adesso che vengono fuori le mie? Yahoo mi ha confermato che l'account è stato violato».

Si sono sentiti lasciati soli, i 5 stelle. Dalla procura, dalla polizia postale, dalle istituzioni, dagli altri partiti. «Se fosse successo a loro, non oso immaginare cosa avrebbero scatenato», dice Roberta Lombardi, che ieri è andata a parlare con il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo per capire a che punto è l'inchiesta. «Hanno rubato l'hard disk del nostro capoufficio legislativo. Hanno tentato di entrare nella posta di un collaboratore. È un attacco senza precedenti», lamenta la capogruppo. «Perché il sito non è stato oscurato? Perché nessuno ci tutela? Tra questi ragazzi potrebbe esserci il futuro presidente del Copasir».

Non credono alle leggi speciali per il web, i grillini. A sera lo dice chiaro Beppe Grillo, che sul blog attacca Laura Boldrini e Piero Grasso, rei di aver lanciato l'allarme sugli insulti e le minacce in Rete, e di star pensando a chissà quale censura. «Noi siamo per la trasparenza - spiega Giulia Sarti - ma il privato dev'essere il confine ». Lei continua a ricevere sms: «Sto leggendo le tue e-mail», le scrivono perfetti sconosciuti. Cinque anni di vita, la corrispondenza con le amiche, con l'ex fidanzato che vive a Palermo.

Non è affranta, però: «Penso a Nino Di Matteo, ai magistrati che rischiano la vita, a Martina Giangrande, come posso abbattermi per la violazione di una casella postale? E poi ho ricevuto una tale solidarietà: magistrati, avvocati, brigadieri, giornalisti. Persone conosciute in questi anni di impegno». Al consigliere comunale di Bologna Bugani che ha detto cose come: «Sì certo ignobile violare le mail, però c'era scritto che... «, Sarti risponde con un sorriso.

Continuano a definirla "faviana", lei risponde: «Beghe di cortile». E sulle mail a Grillo: «Le pubblichino. Ci siamo noi che gli facciamo gli auguri da una spiaggia siciliana con la foto di una bottiglia di vino che ha il suo nome. Non ci sono segreti o ricatti. Solo la vita privata di una ragazza di 26 anni. Quella che un po' ho perso, venendo qui».

4. STEFANO RODOTÀ: "BASTA TOLLERARE INTIMIDAZIONI E SESSISMO MA LE NORME SPECIALI NON CI SERVONO"
Fabio Tonacci per La Repubblica

«C'è un vecchio detto, quello che illegale offline è illegale online. La Rete non ha bisogno di una legge speciale, le regole ci sono già. Bisogna solo farle rispettare. La battaglia culturale, questa sì è l'idea forte lanciata da Laura Boldrini, a cui va la massima solidarietà per le minacce subite ». Il professor Stefano Rodotà, per la sua formazione da giurista, per la sua storia di ex presidente dell'Autorità garante della privacy, inorridisce quando sente nella stessa frase le parole "controllo" e "web". Ma l'intervista rilasciata dal presidente della Camera a
Repubblica ieri l'ha molto colpito.

Professore, qual è stato il suo primo pensiero leggendola?
«Che in Italia esiste, ed è diventata molto forte, una cultura razzista, omofoba, sessista. Negli ultimi anni una certa classe politica italiana irresponsabile ha derubricato a burle, a folclore, delle esternazioni gravissime come quelle di alcuni esponenti della Lega Nord, penso a Mario Borghezio, che erano intollerabili. E quindi non mi stupisce che il Parlamento in passato si sia rifiutato in due occasioni di introdurre l'aggravante sul reato di omofobia. È il segno della febbre sociale che stiamo vivendo».

È però una cultura che affonda le radici in tempi lontani. O no?
«Anche questo è vero. Ricordo quando ero in Parlamento (Rodotà è stato onorevole dal 1979 per quattro legislature consecutive, ndr) c'era questa odiosa usanza di eleggere miss Montecitorio, cioè la collega più bella. E mi ricordo che Giancarla Codrignani, per ribellarsi a questo gioco, un giorno urlò "quant'è brutto Edoardo Sanguineti", il grandissimo poeta. Naturalmente era una provocazione. Ma rispetto ad allora la situazione è molto peggiorata. I politici oggi hanno il dovere di comportarsi in modo adeguato al ruolo istituzionale che ricoprono».

Laura Boldrini pone però anche un'altra questione, delicatissima, che attiene in senso lato
al controllo della rete.

«Stiamo attenti ad usare certe parole, il web è da sempre oggetto di brame censorie. Non dimentichiamo che l'attuale ministro alla Pubblica amministrazione, Gianpiero D'Alia, aveva presentato in Parlamento un emendamento veramente censorio, respinto solo grazie alla rivolta e alle contestazioni degli utenti»

Lei ritiene che davvero esista una situazione di anarchia del web?
«No, Internet non è un far west, non è una prateria dove si è liberi di compiere reati come quelli subiti dalla Boldrini, le minacce, la diffamazione, lo stalking, e restare impuniti. Le leggi, che puniscono i reati "virtuali" allo stesso modo di quelli "fisici", ci sono già. Al massimo possiamo fare una ricognizione per verificare che siano coperte tutte le fattispecie. Ma lo strumentario giuridico a nostra disposizione è molto ricco. Semmai il problema è un altro».

Quale?
«La Rete, per le sue caratteristiche di rapidità, di ampia divulgazione, di facilità di accesso, richiede un sistema di garanzie adeguato. Quando la magistratura ritiene di dover rimuovere un contenuto diffamante, deve poter contare su una struttura tecnica in grado di farlo in tempo reale, risalendo con certezza all'autore. Questa non è censura o controllo. È rispetto della legge. Pensi che in Francia una legge sulla pirateria è stata dichiarata incostituzionale perché escludeva l'intervento dell'autorità giudiziaria ».

Qualche giorno fa sono state violate le caselle di posta elettronica di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle e ne è stato diffuso il contenuto. Secondo lei l'episodio è stato sottovalutato?
«Sì, molto. Pensiamo a cosa sarebbe successo, a quale copertura mediatica ci sarebbe stata, se fossero state pubblicate le mail di D'Alema o Schifani. È una cosa pericolosa, si rischia di veder nascere un doppio standard parlamentare, in base al quale ce ne sono alcuni meno meritevoli di altri »

Le istituzioni, e in particolare gli onorevoli, dovrebbero sottostare a misure particolari di protezione della corrispondenza elettronica?
«Beh, se è stato così facile entrare nelle loro caselle, una riflessione va fatta».

Non è arrivato il momento di modificare la Costituzione, vista la grande importanza che ha assunto la Rete nella vita di tutti?
«Certamente. Già tre anni fa ho scritto un testo per integrare l'articolo 21 della Carta, come per altro hanno fatto in altri paesi europei, inserendo il diritto ad accedere alla Rete in condizione di parità e con modalità tecnologicamente adeguate. Diventerebbe una garanzia forte contro tutte le forme di censura».

 

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