IL FESTIVAL DI NANNES - IL SAVONAROLA MORETTI SI PROMUOVE “CAPOCLASSE” ASSOLUTO DI CANNES: “NON SI APPLAUDE A PROIEZIONE IN CORSO” NÉ “SI CORRE ALLE FESTE” - CONOSCE L’UNICO ITALIANO IN GARA, MATTEO GARRONE DA SEMPRE MA PARADOSSALMENTE, LA CONTIGUITÀ PUÒ TRASFORMARSI IN SVANTAGGIO - NANNI DOVRÀ RESISTERE ALLE TANTE INSIDIE DELLA GIURIA, FRA SCAZZI E CONFLITTI D’INTERESSE TERRITORIALI…

Malcom Pagani per "il Fatto Quotidiano"

"Perché sei diventato comunista?". "Perché non ti senti isolato e fai parte di un movimento che va avanti in tutto il mondo". Ne La Sconfitta, 40 anni e molti super 8 fa, Nanni era già Moretti. Vespe rosse, illusioni, abbagli, ripulsa per "i desideri delle masse", aderente coincidenza con le opinioni della minoranza e cinema. Anche se il presidente della Giuria di Cannes per montare un cavalletto non è più costretto alle lunghe sedute nel cesso di casa affrontate nel preistorico Pâté de bourgeois, l'idea del rigore monastico non l'ha abbandonato.

Una porta, una chiave, un conclave. E dietro, Moretti. A dir messa nel territorio preferito dal sacrilego. In cui la Francia muta, si traveste, taglia dialetti e non è più la galleria che rivela il profilo di Mentone ne La stanza del figlio, ma solo un viaggio, l'ennesimo, in un non luogo che gli somiglia poco, ma l'ha adottato e premiato. Ora, per contrappasso, lo reclude. Con una compagnia di giro teatrale, costretta allo stesso lavorìo psicologico della malinconica banda di Io sono un autarchico.

Anche questa volta i piani narrativi sono sovrapposti. Comanda Nanni, Preside e non semplice professore della Marilyn Monroe (in effige, casualità, sui manifesti del 65° Festival) e gli altri in fila ("sarò una specie di capoclasse" concede lui) dipanando una dialettica inclinata in cui si discuterà "democraticamente" per poi lasciare al "capo" l'ultima parola.

Si è partiti ieri, con Moonrise Kingdom, l'educazione sentimentale di due dodicenni nel New England del '65 filmata da Wes Anderson, e si andrà avanti per due settimane. Lui è entrato nel ruolo. Detta il decalogo del buon giurato. Sostiene che preveda regole severe. "Non si applaude a proiezione in corso" né "si corre alle feste". Ma ci si incontra "ogni due giorni" per confrontarsi "su quattro titoli per volta". Foglietti, appunti, valutazioni. Cannes è un festival serio. Ospita tette, maestri e buttafuori nervosi. Cialtroni e ministri che a volte collimano per inclinazione e identità.

Come ovunque, sciamano capolavori, opere soporifere, scoperte e diagrammi punitivi, ma fino a quando non si è seduti in sala per ascoltare il verdetto finale, sapere chi ha vinto è quasi impossibile. Lo ignorano i registi, cercano invano lumi i produttori. Si gioca al buio, avvertiti dell'ipotesi di un imprecisato riconoscimento solo 24 ore prima che il circo smonti. Se a Venezia si conosce anche il nome dell'usciere fin dalla sera che precede il Sabba, nel Festival reso grande dal bravo Jacòb la fine non è nota.

A decretarla (in un'Arca abitata da Habbas, Kruger, Mc Gregor, Arnold, Payne, Devos, Peck e, stupore, Jean-Paul Gaultier) sarà Moretti. Agirà cartesianamente. Con la maniacalità che gli è propria, in linea con l'originale. Per "esser sicuro di non aver omesso nulla" rifletterà. Ai suoi colleghi d'avventura la consegna del silenzio. Si alzeranno presto, osserveranno film a ritmo fordista (non c'è però alcun obbligo di visione condivisa), scambieranno sguardi, rade impressioni e poi all'ultima curva (di solito in una villa a debita distanza dal caos della Croisette) si riuniranno attorno a un tavolo. L'aneddotica sul tema è vastissima e l'armonia labile.

Si può essere d'accordo all'unanimità o litigare. Non è raro che la nazionalità dell'opera indirizzi il favore (a Venezia il passaporto italiano spalanca qualche immunità diplomatica) ed è certo che appassionandosi, si possa alzare il tono scambiando il buongiorno con il vaffanculo.

Tra i giurati spira un vento di comunanza che un'opinione difforme può spazzare via. Perché il cinema unisce. Ma se divide, spezza. Moretti l'ha sempre teorizzato e come in Sogni d'oro, dormirà agitato senza temere l'investitura: "Tutti si sentono in diritto, in dovere di parlare di cinema. Tutti parlate di cinema, tutti. Parlo mai di astrofisica, io? Di neuropsichiatria? Di botanica? Di algebra? Io non parlo di cose che non conosco".

Cannes gli ha sempre suggerito rivoluzioni, voli a planare sulle nequizie italiane ("È inutile che Berlusconi ringrazi gli elettori, può telefonare direttamente a Fausto Bertinotti" disse nel 2001) intemerate, sfoghi, piazze da occupare con voce rotta: "Con questi dirigenti non vinceremo mai".

Stavolta rimarrà silente. È politica anche questa, magari in smoking. Se ti chiami Moretti, presiedere Cannes equivale alla designazione. Non c'è un soglio pontificio come in Habemus Papam, ma una pletora di critici pronti a pontificare. Altri giudici. Lesti a eccepire, sezionare, insinuare. E la vacuità ("La vita di un uomo si sporca per sempre se appare su un settimanale") per Moretti (tracce di morale e di moralismo) merita l'anatema a prescindere. Se a dar retta all'agente immobiliare di Caro diario, in via Dandolo, a Roma, le case valevano il doppio perché "Garibaldi ci aveva fatto la resistenza", nel luogo più costoso d'Europa, abitare in giuria espone a pressioni non alate. Grandi distribuzioni, complicati Cencelli geografici, denari Usa.

Tutti pretendono, a iniziare dai francesi (che hanno 5 film in gara) e non sempre le cortesie per gli ospiti odorano di leggerezza. Pur di decidere in autonomia, comunque, Moretti si flagellerebbe. Lo fece quando guidò Venezia omaggiando l'allegro matrimonio indiano di Mira Nair e si ripeterà. Conosce l'unico italiano in gara, Matteo Garrone, da sempre (Sacher d'oro per Silhouette nel 1996) ma paradossalmente, la contiguità può trasformarsi in svantaggio. Dipenderà tutto dal valore di Reality.

Un film si può indossare come una Espadrillas o uno stivaletto malese. Comodo o bestiale. Ma fa soffrire. Sempre. Lo schermo è la feritoia di una finestra. Luce. Buio. Moretti in Bianca l'aveva capito: "Ogni scarpa una camminata, ogni camminata una diversa concezione del mondo". Ora è in marcia e conosce il sentiero.

 

NANNI MORETTI NANNI MORETTI E CHIARA PALMIERIJEAN PAUL GAULTIERDITA VON TEESE E JEAN PAUL GAULTIERMATTEO GARRONEVANITY FAIR OSCAR PARTY: DIANE KRUGERREALITY FILM DI MATTEO GARRONE FESTIVAL DI CANNES 2012

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO…