1. “MINCHIA BOH!”. “ME LO FAI UN MASSAGGIO AL SOTTOPALLA?”. “CHI È? ‘STO CAZZO!”. “BABBO NATALE MI È SEMPRE STATO SUL CAZZO. LUI E QUELLE RENNE DI MERDE!”. CI RISIAMO. E DOPO POCHI MINUTI DI PROIEZIONE, IL SECONDO FILM DEI SOLITI IDIOTI, ALIAS BIGGIO&MANDELLI, DIVENTATI "I 2 SOLITI IDIOTI", HA GIÀ VINTO LA SUA BATTAGLIA DI NATALE 2. PERCHÉ BIGGIO&MANDELLI SCIPPANO LETTERALMENTE, DOPO 27 ANNI DI TERRITORIO OCCUPATO, IL CINEPANETTONE, A DE LAURENTIIS. NON SOLO. LO MASSACRANO CON UNA SERIE DI CATTIVERIE ALLA: “GUARDA, MAMMA, BABBO NATALE! - MA VAFFANCULO, VA, NANO DI MERDA!”. E LO RISPUTANO COME PRODOTTO "ALTO", COLTO, MODERNO, DEL TUTTO RINGIOVANITO, PRIVO DI SCORIE TELEVISIVE E, SOPRATTUTTO, POLITICAMENTE SCORRETTO 3. PRENDENDO IL POSTO DEL CINEPANETTONE E SVECCHIANDOLO COME LINGUAGGIO E ETÀ DEL PUBBLICO, DIVENTA ANCHE UN FILM CHIAVE NEL PANORAMA DELLA COMMEDIA ITALIANA ATTUALE. QUALCOSA CHE NON C’ERA. E CON CUI DOVREMO FARE COMUNQUE I CONTI

Marco Giusti per Dagospia

"Minchia boh!". "Me lo fai un massaggio al sottopalla?". "Chi è? ‘Sto cazzo!". "Al giorno d'oggi è pieno di gente che muore in questo paese de merda!". "Babbo Natale mi è sempre stato sul cazzo. Lui e quelle renne di merde!". Ci risiamo. E dopo pochi minuti di proiezione, e una raffica di "dai cazzo!", "minchia boh!" e "figa boh!", il secondo film dei Soliti Idioti, alias Biggio&Mandelli, diventati "I 2 Soliti Idioti", sempre diretto da Enrico Lando e sempre prodotto da Pietro Valsecchi, ha già vinto la sua battaglia di Natale.

Perché quando vedi entrare sotto la neve, al comando di una massa di tamarri in moto in giro per Milano al ritmo di "Non ti piacciono i Club Dogo? Minchia, ammazzati!", i due Minchia Boys al multicinema e riprendere il film precedente da dove lo avevamo lasciato per mandare avanti il sequel, lo scippo è già compiuto.

Perché Biggio&Mandelli scippano letteralmente, dopo 27 anni di territorio occupato, il cinepanettone, classico o tarocco che sia, a De Laurentiis, che lo ha ceduto senza neanche combattere. Non solo. Lo massacrano con una serie di cattiverie alla "Babbo Bastardo", come: "Guarda, mamma, Babbo Natale! - Ma vaffanculo, va, nano di merda!". E lo trasferiscono rimpastandolo (da pandoro?) in una Milano che scimmiotta volutamente la romanità di Christian e del Cipolla ("Giamaika...Giamaika...Giamaikakatoercazzo" è repertorio del Cipolla, a chicchi!!) e lo risputano come prodotto "alto", colto, moderno, del tutto ringiovanito, privo di scorie televisive (nella casa di Gianluca non c'è neanche la televisione, con orrore del padre) e, soprattutto, politicamente scorretto.

Al punto che al berlusconismo romanizzato di Ruggero De Ceglie si contrappone il montismo del futuro suocero di Gianluca, un Teo Teocoli di culto truccato, sobrio e antipatico come Monti. Ed è ovvio che Ruggero, il mostro creato da vent'anni di Berlusconi dilagante fra tv e politica, veda con orrore che il figlio Gianluca non solo sposi una "busta de piscio", "un cesso coi pedali", ma che abbia un suocero grigio, perbene e nordico che gli chiede pure "Chiamami papà".

Cosa che regolarmente gli squadroni critici venuti in massa all'anteprima, non come l'anno scorso che scarseggiavano pensando di trovarsi di fronte a una specie di sotto Zelig senza futuro, non capiscono. Esattamente come non capiscono l'uso deflagrante, selvaggio e liberatorio delle parolacce, mai sentiti così tanti cazzo, minchia, figa, vaffanculo in un solo film (se i "nigger" di "Django Unchained" sono ben 209 quanti cazzo abbiamo qui?).

Qui c'è un uso politico del ‘'dai cazzo'', è il trionfo dell'antibanalità televisiva. Come il politicamente scorretto, cercato ovunque per rompere gli schemi di un cinema ormai ingrigito nella commedia borghese con i trentenni in crisi, i piccoli borghesi in cerca di famiglia, i padri e figli da vecchio cinepanettone boldiano. Tutto è fin troppo teorico e intelligente, in un film che si autoproclama idiota.

Ruggero cerca 300 mila euro per salvarsi dalla Finanza che prospetta di mandarlo in galera e bruciargli tutto un patrimonio costruito con un immondo circuito di baracchini di wurstel e porchetta. Li cerca dal figlio, che lo ha tradito scegliendosi una moglie brutta e un suocero sobrio e onesto (orrore!). Va bene lo stesso se Gianluca muore e paga l'assicurazione. Ma Gianluca se la cava.

E allora deve vincere un premio scientifico che vale 300 mila euro che verranno consegnati proprio dal suocero. Come? Con l'invenzione che risolverà il problema più grande dell'umanità, il parcheggio. Il paraparcheggio, questa è l'invenzione, è un fresco che lo tiri in aria e forma un rettangolo di strisce bianche che fanno in modo che tu possa parcheggiare ovunque.

In mezzo a questa trama, decine di altre trame e tramette con Biggio&Mandelli che appaiano come i due russi svitati del film precedente che cercano Ruggero e Gianluca perché hanno messo nella loro Jaguar un ricco bottino (ma Ruggero non lo sa). O come i protagonisti della fiction "I poliziotti scorreggioni", specie di parodia scorreggiona dei polizieschi televisivi prodotti proprio dalla TaoDue.

Come due preti svitati che celebreranno a suon di hip hop la messa del matrimonio di Gianluca in quel di Trezzano sul Naviglio. Come due pirati della strada vestiti proprio da pirati che falciano i malcapitati sulle strisce. E, infine, come due bambini biondi milanesi che faranno un cocktail di droghe che manderà in tilt Teocoli lanciandolo nel suo unico momento comico del film.

Aggiungiamoci, una badante bona, l'esuberante Miriam Giovanelli, già vampiretta sempre nuda del supercult "Dracula 3D" di Dario Argento, che allieta lo scatenato Ruggero e che ci mostra anche qualcosa (unico, brevissimo nudo di Natale!). Il film è decisamente più strutturato, sottile, riuscito e divertente del primo "I Soliti Idioti", anche perché non ci sono episodi da portare comunque a termine e tutto ruota attorno al puro sequel delle avventure di Ruggero e Gianluca De Ceglie, trasformando gli altri personaggi di Biggio&Mandelli a inserti o cammei dentro la storia principale.

Anche la regia, non dovendo integrare le storie a episodi, è più funzionale. Ovvio che sia un film costruito per i ragazzini scatenati in libera uscita da scuola, internet, calcio e altre amenità, ma proprio prendendo il posto del cinepanettone e svecchiandolo come linguaggio e età del pubblico, diventa anche un film chiave nel panorama della commedia italiana attuale. Qualcosa che non c'era. E con cui dovremo fare comunque i conti

 

I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI IL SET DEI DUE SOLITI IDIOTI IN PIAZZA DEL DUOMO I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI

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