GIRO DI WALZER PER OBAMA - IL FILOSOFO MICHAEL WALZER: “SNOWDEN È UN EROE E NEGLI USA LA DEMOCRAZIA È A RISCHIO. IL PRESIDENTE NON SAPEVA? FORSE LA NSA NON SI FIDAVA DI LUI”

Alix Van Buren per "La Repubblica"

«In ogni governo, da sempre, esistono tendenze autoritarie: l'inclinazione ad accumulare potere, a usarlo nel segreto, in particolare negli Stati moderni. Il sistema di sorveglianza della Nsa ne è un esempio perfetto. Un refrain americano recita così: "L'eterna vigilanza è il prezzo della libertà".

Ecco, quell'adagio è più valido che mai». Esaurito il preambolo, Michael Walzer, filosofo e saggista di etica politica, sbotta in una sonora risata: «C'è un lato comico in tutto questo. Al pensiero che l'America ascolti le conversazioni private dei leader europei, o 50 milioni di telefonate in Italia e Spagna, io mi chiedo cosa frulli per la testa dei responsabili. Se fanno tanto in Europa, figuriamoci in Cina? E quanti alla Nsa parlano il cinese? È una storia inverosimile, davvero».

Professore Walzer, la Nsa sostiene che il programma serva a salvare vite umane, a proteggere l'America. Controllare il telefonino di Angela Merkel, la cancelliera tedesca, o del francese Sarkozy fa parte della missione?
«Impossibile! non ha alcuna utilità nella lotta contro il terrorismo. Regala forse un vantaggio nelle trattative commerciali. Piuttosto, siamo davanti a un'agenzia tecnologica impazzita: ha le capacità, una tecnologia superlativa, e le impiega a dismisura. È un po' come la storia dei droni: fantastici sotto il profilo tecnologico, vengono usati sempre più spesso solo perché sono disponibili. Finché qualcuno "spiffera" gli eccessi, e Obama interviene».

Un brutto imbarazzo per Obama, se è vero che il presidente era all'oscuro delle intercettazioni dei leader europei. Lei lo crede?
«Sì, che lo credo. È rimasto senza parole, come me. Per cinque anni non ha nemmeno conosciuto la portata del programma di sorveglianza».

La Nsa è un corpo separato, sottratta al controllo degli organi politici e giudiziari?
«Per capire la Nsa bisogna tornare alla sua nascita, alla presidenza Bush; chiedersi se lo stesso Bush ne fosse al corrente: lo era più probabilmente il vicepresidente Cheney. Da allora la Nsa ha seguito il suo corso e non ha ritenuto necessario informare Obama: qualcuno forse non si fidava di lui».

Lei vede una minaccia alla democrazia americana?
«Il rischio è evidente: considerata la natura delle nuove tecnologie, basta chiedersi cosa sarebbe successo se alla Casa Bianca fosse insediato un governo peggiore di Obama, ad esempio la destra radicale. È una prospettiva da brivido».

Obama ha promesso un freno. Lei se l'aspetta?
«È ovvio: anche il Congresso sta svegliandosi e pretende un'inchiesta. Vogliamo sapere l'intera portata di quel che è stato fatto finora, scoprire quel che è ancora nascosto, e decidere in maniera democratica come procedere nel futuro, ponendo limiti rigorosi. C'è poi un altro aspetto».

Quale?
«È l'aspetto pratico. Visto dal contribuente, il programma della Nsa non ha senso. Pensi ai costi esorbitanti e allo spreco di personale che esso richiede: decine di migliaia di impiegati. E poi: come gestire quei miliardi di dati? Se tutto questo fosse stato ragionevole, non avrebbe suscitato tanto scandalo. Invece, è incredibile».

E le libertà degli europei, calpestate? Pensate anche a questo? Alla Nsa basta l'ingiunzione di una Corte americana per accedere ai contenuti di telefonate, email, ricerche Internet di cittadini europei. Germania e Francia vogliono trattare un codice di condotta.
«Merkel e Hollande hanno ragione. Però, il codice dovrà tutelare il mondo intero, non solo amici ed alleati. È impensabile che l'America decida sulla privacy di un cittadino straniero: la scelta spetta ai rispettivi governi».

Il Datagate ha spalancato un nuovo capitolo nell'evoluzione delle democrazie occidentali?
«Può ben dirlo. Dobbiamo tutto a un giovane di nome Edward Snowden. Quello "spifferatore" si è rivelato un eroe. Grazie a lui oggi scopriamo quale pericolo ci sia stato nascosto. E quanti altri, forse, restino da rivelare».

 

MICHAEL WALZER jpegMICHAEL WALZER jpegBARACK OBAMA SI TOGLIE LA GIACCA SNOWDEN E IL DEPUTATO TEDESCO DEI VERDI HANS CHRISTIAN STROEBELESNOWDEN A MOSCA CON LE RAPPRESENTANTI DI HUMAN RIGHTS WATCH Snowden x TONY BLAIR E DICK CHENEY ALL'INAUGURAZIONE DELLA GEORGE W BUSH LIBRARYSPECIALE LUGLIO I PERSONAGGI PI RAPPRESENTATIVI DEGLI USA GEORGE BUSH

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)