david lynch twin peaks

MA ALLA FINE, CHI L’HA UCCISA LAURA PALMER? – ANCORA OGGI “TWIN PEAKS” È UN’OSSESSIONE PER MILIONI DI PERSONE: LA SERIE DI DAVID LYNCH, IL GRANDE REGISTA SCOMPARSO IERI A 78 ANNI, IN PROPORZIONE EBBE IN ITALIA UN SUCCESSO ANCORA PIÙ GRANDE CHE NEGLI STATI UNITI. MERITO DI BERLUSCONI E MEDIASET, CHE NE COMPRÒ I DIRITTI PER CANALE 5 E FECE UNA CAMPAGNA DI MARKETING MARTELLANTE. IL PILOTA, IL 9 GENNAIO 1991, FU SEGUITO DA 11 MILIONI DI SPETTATORI, PARI A QUASI IL 40% DI SHARE… - VIDEO

 

 

DAVID LYNCH IN TWIN PEAKS

1. TWIN PEAKS, GLI INCUBI DAVID LYNCH: QUANDO L’INCONSCIO DIVENTÒ UN LUOGO

Estratto dell’articolo di Paolo di Paolo per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2025/01/16/news/twin_peaks_david_lynch_morte_eredita-423943693/?ref=RHLM-BG-P24-S3-T1

 

Come Fellini è diventato un aggettivo, David Lynch è diventato un’atmosfera. Impalpabile, riconoscibile, una foschia che altera le prospettive. Cala su un pezzo di mondo e lo timbra.

 

Fino all’altro ieri — quando Twin Peaks era già da un pezzo un classico — capitava ovunque che si dessero feste a tema: orrende camicie hawaiane, jeans a vita alta, impermeabili chiari. Capiterà ancora. Un dresscode che è estetica e umore esistenziale, trucco e parrucco buoni per definire un’epoca della storia e dello spirito, l’Halloween permanente della torbida scialba irrazionale provincia del mondo.

 

 

bob twin peaks

Sono gli anni 80? Qualche volta sembra molto prima. Ma la provincia funziona così, e così i sogni-incubi da svegli, che non hanno date. […] I volantini con la scritta “Have you seen this man?”, il nastro giallo delle indagini, le tende rosse, il pavimento a zig zag, le lacrime, il caffè, il caffè soprattutto, nero come una notte senza luna, i donut.

 

E la gente strana che ci abita accanto, la gente strana che dunque siamo. Il delirio che preme dietro una quiete solo apparente. L’inconscio che diventa un luogo, uno spaziotempo eccentrico ma visibile, gli alberi, le villette con giardino, il locale che puzza di carne alla griglia, la Loggia Nera che non ha indirizzo, che forse è una sala d’attesa. O un confine: fra il non più e il non ancora, fra il sonno e la veglia, fra il cinema e noi.

 

 

laura palmer twin peaks

2. OSSESSIONE TWIN PEAKS, ECCO PERCHÉ 35 ANNI DOPO CI CHIEDIAMO ANCORA: “CHI HA UCCISO LAURA PALMER?”

Estratto dell’articolo di Fabrizio Accattino per www.lastampa.it

 

«Ci sono molte cose nascoste che sembrano segreti, e tu non riesci a capire con certezza se sei solo un paranoico o se questi segreti esistono davvero. Così, la tua mente comincia a creare cose di cui preoccuparsi». David Lynch l’aveva dichiarato nel 1986, ai tempi del lancio di “Velluto blu”, ma quelle parole sono la formula chimica da cui di lì a breve avrebbe preso vita “Twin Peaks”.

 

Chiunque nel 1990 abbia avuto l’età della ragione ricorderà il tormentone che circolava tra case, uffici, mezzi pubblici: chi ha ucciso Laura Palmer? Un quesito ozioso, ma all’epoca ancora non lo sapevamo. Immaginavamo che la storia di quel cadavere annegato in un lago avrebbe portato a una dinamica, un movente, infine a un colpevole.

 

laura palmer twin peaks

Lynch fu straordinario nel farcelo credere. Mentre fissavamo il dito della trama, lui ci portava su una luna fatta di telepatia e apparizioni, nani e giganti, torte di mirtillo e ceppi di legno, gufi e codici alieni. A un certo punto un personaggio trasmigra fuori dal suo corpo, finendo prigioniero di un comò. E se pensate che tutto ciò sia trash, significa che no, “Twin Peaks” non l’avete (ancora) visto.

 

Tante serie negli anni hanno cambiato il modo di raccontare su piccolo schermo, “X-Files” e “Lost”, “True Detective” e “Black Mirror”. Nessuna sarebbe esistita senza “Twin Peaks” […]. È stata la prima ad aver squarciato il diaframma che separava grande e piccolo schermo. […] Nessun grande regista si era mai misurato con la serialità, né la critica era pronta ad accettarlo. […]

 

 

bob e il doppelganger dell agente cooper twin peaks

Fu la prima volta che un regista si disinteressava della trama, infischiandosene del realismo e della coerenza narrativa, aprendo sottotrame a go go senza chiuderne nemmeno una. Eppure piacque, quantomeno il pilota e le sette puntate della prima stagione.

 

Poi, come d’abitudine, l’attenzione del regista venne attratta da nuovi progetti e la seconda stagione finì nelle mani di onesti mestieranti. Fino alla cancellazione, complici ascolti non entusiasmanti e i venti di guerra che spiravano da Baghdad. Lynch tornerà nell’ultima puntata per chiudere (si fa per dire) le trame rimaste aperte. Ci penserà la critica a rendere giustizia al talento folle e visionario di Lynch, con una valanga di premi, su tutti 2 Golden Globe e altrettanti Emmy.

la signora ceppo di twin peaks

 

In proporzione, nel nostro Paese “Twin Peaks” ha goduto di un successo maggiore che negli Stati Uniti. Il pilota venne trasmesso il 9 gennaio 1991 su Canale 5, seguito da più di 11 milioni di spettatori (pari a quasi il 40% di share), restando negli annali come il telefilm più visto nella storia della tv italiana. Persino “Striscia la notizia” rilanciava per bocca di Ezio Greggio il quesito che tormentava gli spettatori: chi ha ucciso Laura Palmer?

 

[…] Da quella serie sarebbero nati un sequel cinematografico e due libri: i diari di Laura Palmer e quelli del lunare agente dell’FBI Dale Cooper (interpretato da Kyle MacLachlan). Anche qui, merchandising ante litteram.

 

dale cooper twin peaks

Poi nel 2017, quando ormai pareva che “Twin Peaks” fosse destinato a restare un meraviglioso ricordo catodico, ecco arrivare su Netflix la terza stagione, inattesa e sorprendente. Lì Lynch scioglie le briglie e scatena quel talento visionario che faceva di lui un Fellini in nero. Nulla torna più a livello di trama, ma le atmosfere sono persino superiori a quelle della serie originale. […]  non è più televisione (men che mai streaming) ma arte allo stato puro. Sarà anche il testamento di un regista destinato a restare senza eredi.

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