franca valeri

FRANCA VALERI FOR EVER: “DOPO I 60 ANNI, LE DONNE SI METTONO I JEANS (E DOVREBBE ESSERE PROIBITO: PERCHÉ, PER SOPRAVVIVERE, ATTACCARSI AI PANTALONI?), LE VEDOVE VOGLIONO SUBITO UN AMANTE. E LE 80ENNI SI FANNO I TATUAGGI SULLE GAMBE”

Giorgio Montefoschi per il “Corriere della Sera”

franca valeri (2)franca valeri (2)

 

Parecchi anni fa, quando andare allo stadio non era faticoso come è oggi - si arrivava anche all' ultimo momento e con due minuti di fila si comprava il biglietto - a vedere le partite che la Lazio giocava all' Olimpico, ancora «scoperto», veniva ogni domenica puntualmente, con ogni tempo, Franca Valeri.

 

Sedevamo - lei e i due amici che l' accompagnavano, io e i miei - nello stesso settore della tribuna, un po' defilati dalla linea di centrocampo per non avere problemi e poter arrivare appunto all' ultimo momento, diciamo una panca sopra e una sotto, o viceversa.
 

I suoi due amici erano un giovanotto alto, biondo, con i capelli lunghi che sapevo essere direttore d' orchestra (e, secondo me, era un po' più che amico), e un altro giovanotto bruno, tipo playboy, nullafacente, figlio di un famosissimo professore universitario nella facoltà di Medicina. La Valeri si piazzava fra i suoi guardaspalle, immobile, con le mani congiunte sul manico della borsetta - tipo Sora Cecioni o signorina Cesira - e taceva quasi tutto il tempo.
 

COVER FRANCA VALERICOVER FRANCA VALERI

Però, ogni tanto, se capitava in campo qualcosa che riteneva fosse degno di un suo commento - per esempio un capitombolo, un tiraccio, una gamba mezza fracassata - si esprimeva, senza muovere un muscolo della faccia, proprio come «la Valeri»: «Oh mio Dio! Che ruzzolone! Che bel tiro! Poveretto...».
 

franca valerifranca valeri

Finita la partita ci salutavamo e - succede così per le amicizie dello stadio: non è che poi ti telefoni, non sai nemmeno il tuo vicino dove abita - ognuno se ne andava per conto suo. Ma, se dopo qualche giorno, alla televisione ridavano Il vedovo , fra di noi ci chiamavamo immancabilmente. Guarda - avvertivamo - che stasera c' è Il vedovo , e ce lo rivedevamo per la settima volta.
 

FRANCA VALERI PIERLUIGI DIACOFRANCA VALERI PIERLUIGI DIACO

Che brava, che divertente, che intelligente sempre, e anche in questo suo ultimo libro dedicato alla vecchiaia, intitolato La vacanza dei superstiti (Einaudi), Franca Valeri. «Io sono molto benvoluta», scrive nelle prime pagine, «e mi chiedo il perché, mi chiedo se me lo merito. Poi, riflettendo, qualcosa ho fatto. Ho molto taciuto. E non è poco». È vero.
Ma quanto abbiamo riso.

 

FRANCA VALERI COOPERATIVA 7607FRANCA VALERI COOPERATIVA 7607

Far ridere - scopriamo adesso leggendola - non è stato così semplice, dopo la prima risata liberatoria del primo pubblico alle prime armi. «Far ridere è l' arte della precisione, è l' arte del calcolo». Insomma, un lavoro vero e proprio: motivo per il quale non improvvisare, scriversele le battute e ripeterle esattamente, è decisamente meglio che andare allo sbaraglio con quella specie di «infarinatura» di cui, invece, si cospargono gli ospiti della televisione (che ha sostituito il teatro), fingendo di conoscere la parte.
E cosa è successo al teatro?

franca valerifranca valeri

 

Per secoli era lui. Ora dov' è?
Sparito. E Maria Callas, Rina Morelli con quella sua inconfondibile voce che faceva da contrappunto a quella aggressiva di Paolo Stoppa? Avevano l' arma segreta che quando te ne andavi a casa, dopo il teatro, ti obbligava a pensare.
 

FRANCA VALERI ALBERTO SORDIFRANCA VALERI ALBERTO SORDI

Oggi - sostiene Franca Valeri, con pari malinconia e disappunto - non è che la gente pensi un granché. Dopo i sessant' anni, le donne si mettono i jeans (e dovrebbe essere proibito: perché, per sopravvivere, attaccarsi ai pantaloni?), le vedove vogliono subito un amante, che poi diventa un secondo o terzo marito, e dunque ricominciano da capo. E le ottantenni - le puoi incontrare sulla spiaggia di Santa Severa - si fanno i tatuaggi sulle gambe.
 

LITTIZZETTO FRANCA VALERILITTIZZETTO FRANCA VALERI

La vecchiaia non è bella, ma si può sopportare agevolmente se ci si prepara e, soprattutto, se oltre a coltivare la memoria, si coltivano le amicizie: in particolare le amicizie giovanili, considerato che la maggioranza dei coetanei già navigano nella vita eterna. «Ma un vecchio senza amici che ce sta a fa'?» direbbe la signora Cecioni. Giusto.
 

Quanto al sesso e all' amore - sostiene Valeri - gli uomini sono più fortunati, perché non è così strano che a ottanta anni ti capiti una ragazzina di ventiquattro (se sei fascinoso, e pure direttore d' orchestra). In ogni caso, l' amore è essenziale, magnifico, averlo fatto. Potersi ricordare quando ti dicevano: «Non è che sto con te perché mi fai ridere a teatro, è perché mi piaci a letto». Per il resto, tutto passa, tutto cambia, spariscono anche il Partito comunista e la Democrazia cristiana, e ai mercati o per strada la gente si ammazza. Rimane poco.

franca valeri  pino strabiolifranca valeri pino strabioli

 

I registi si attaccano ai revival degli anni Cinquanta, quegli anni solidi, sanguigni, senza capirci niente. Cambiano inesorabilmente le mode (non per chi veste «classico»). Le stagioni si affrettano.

 

Le domeniche sono più deserte di prima e doverle riempire col compleanno della mamma è una sciagura. «Comincia una lenta spoliazione. Succede proprio come gli alberi; non sono foglie, magari, sono abitudini, anche piacevoli, sono abiti da vita snella, da braccia sode, da luoghi imprevedibili, tanti, inattesi». Insomma, il tempo se ne va. Ma fino all' ultimo le emozioni rimangono.

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