hunger games il canto della rivolta parte 2 -4

IL CINEMA DEI GIUSTI - COL QUARTO EPISODIO DI ''HUNGER GAMES'', ANCHE 'STA SAGA CE LA SIAMO TOLTA DALLE PALLE - È IL FILM MENO RIUSCITO DELLA SERIE, UNA PESANTONATA CHE SERVE SOLO AD ALLUNGARE IL BRODO E CHIUDERE TUTTE LE STORIE, RICUCENDO COL DIGITALE PURE IL DEFUNTO PHILIP SEYMOUR HOFFMAN

Marco Giusti per Dagospia

 

Hunger Games: Il canto della rivolta parte 2 di Francis Lawrence.

 

julianne moore e philip seymour hoffman in hunger games il canto della rivolta parte duejulianne moore e philip seymour hoffman in hunger games il canto della rivolta parte due

Vabbé, anche questa saga, per fortuna ce la siamo tolta dalle palle e Katniss Everdeen, si spera, metterà via arco, tuta rossa e perfino ’sto fischio dell’allodola per sempre. E poi, non sta arrivando il nuovo Star Wars? Diciamo che dei quattro episodi tratti dalla saga di Suzanne Collins quest’ultimo, Hunger Games:  Il canto della rivolta parte 2, diretto da Francis Lawrence e scritto da Danny Strong e Peter Craig, è il meno riuscito. Diciamo anche una pesantonata, “due ore e 17 minuti di noia”, ha scritto qualche critico americano.

 

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Ovvio, visto che non è altro che la seconda parte, la conclusione cioè, dell’episodio precedente e, per allungare il tutto, e renderlo dignitoso con la presenza di tutto il folto cast, perfino il defunto Philip Seymour Hoffman ricucito in digitale, il regista è ricorso a gettar lì figurine di tutti gli attori, spesso, come nel caso di Stanley Tucci, in brevi e piuttosto inutili cammei. Diciamo pure che, ancora, al quarto film, Katniss, cioè Jennifer Lawrence, ormai adulta, non sa chi scegliere fra il biondino Peeta, Josh Hutcherson, mezzo ibridato e quindi sconvoltone, e il moro Gale, il fratello di Thor, cioè Liam Hensworth.

 

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Dà un bacio a uno, poi a l’altro. Alla fine sceglierà, certo… Diciamo anche che la parte “sana” e più interessante del film è composta dalla guerriglia per le strade di Capitol City, in piena fine della rivoluzione e presa del Palazzo d’Inverno di Snow. E lì qualcosa si illumina, anche perché questi set di guerriglia totale e bombe assurde che colpiscono indifferentemente civili a bambini nelle strade di una Capitol ricostruita fra Parigi e Berlino, dopo il tragico venerdì 13 del Bataclan, hanno qualcosa di profetico e sinistro.

 

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Come è interessante il meccanismo per cui qualsiasi situazione vivano i nostri eroi viene immediatamente distorta dal potere dei media, mentre a un certo punto Katniss non saprà più chi è davvero il nemico. Anche perché nell’attuare il suo piano, arrivare al palazzo di Snow e ucciderlo per evitare inutili spargimenti di sangue durante la battaglia finale, si troverà col suo gruppo di eroici compari, in un nuovo episodio degli Hunger Games, con prove da superare e amici morti da raccogliere.

 

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Ci sono due-tre belle scene di guerra col gruppo di eroi che se la vedrà con trappole di ogni tipo, perfino un esercito di ibridi zombaroli che vivono nelle fogne e si muovono velocissimi (infatti non sono proprio zombi). E c’è una grande scena di massa girata a Berlino di bombardamento piuttosto impressionante per violenza e realismo. Devo dire che mi è piaciuta anche la scena con Katniss che si aggira per le stanze della reggia vuota di Snow, che chiude davvero la saga.

 

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Jennifer Lawrence, al quarto film, sembra un po’ svuotata e meno interessata del solito, Woody Harrelson muove troppo la parrucca, Elizabeth Banks è divertente, ma i più interesanti mi sembrano i militari, il nero dal nome impronunciabile, Mahershalalhashbaz Ali, che interpreta il comandante Boggs, la sua seconda Michelle Forbes, la sempre bella Natalie Doermer con mezzacapa rasata, una grandiosa Gwendoline Christie come generalessa. Purtroppo nel film non c’è l’ironia che circolava nel primo episodio diretto da Gary Ross e nemmeno nei successivi, anche se Donald Sutherland mette sempre molto malizia e molta ambiguità nel suo imperatore cattivo. E ora avanti con Star Wars. In sala.  

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