1. DOPO IL GOLPE DI IERI AL CDA DI VIALE MAZZINI, LA DOMANDA GIUSTA DA PORSI NON È “CHI COMANDA IN RAI?”, MA “CHI COMANDA IN ITALIA?”. E LA RISPOSTA AL MOMENTO È: “NESSUNO” 2. IL MINIMO CHE SE NE POSSA RICAVARE È CHE FORZA ITALIA E PD NON CONTROLLANO I PROPRI UOMINI NEL CDA RAI. DI PIU’: BERLUSCONI E RENZI NON CONTROLLANO I RISPETTIVI PARTITI. LO SI È VISTO IN PARLAMENTO SULL’ELEZIONE DEI GIUDICI PER LA CONSULTA E LO SI È TOCCATO CON MANO IERI IN RAI CON LA SPACCATURA SUL RICORSO CONTRO IL GOVERNO CON I RENZIANI CHE CHIEDONO LE DIMISSIONI DEI ‘RIBELLI’ COLOMBO E TOBAGI, MESSI LI' DA BERSANI 3. E VISTO CHE LA RAI È UN OTTIMO BAROMETRO DELLA SITUAZIONE POLITICA, I DUE INVENTORI DEL PATTO DEL NAZARENO FAREBBERO BENE A PREOCCUPARSI PER COSA POTREBBE ACCADERE A GENNAIO AL MOMENTO DI SCEGLIERE IL NUOVO CAPO DELLO STATO 4. SE I NOSTRI EROI NON RECUPERANO IL CONTROLLO DEI LORO PARTITI, C’È IL RISCHIO CHE LA SCELTA DEL DOPO-GIORGIO SI TRASFORMI IN UN VIETNAM LUNGO PENOSO E IMPREVEDIBILE

DAGOANALISI

 

renzi e berlusconi 2 2renzi e berlusconi 2 2

Dopo quello che è successo ieri al cda di Viale Mazzini, la domanda giusta da porsi non è “chi comanda in Rai?”, ma “chi comanda in Italia?”. E la risposta al momento è: “Nessuno”.

 

Si sta tanto a parlare di Patto del Nazareno e accordo di non aggressione sulle tv, e poi capita che un consigliere come Antonio Verro, fedelissimo del forzista Paolo Romani, piazzi il colpo a sorpresa di impegnare la Rai a “riprendersi” i 150 milioni che il governo le vuole togliere. La proposta passa grazie al voto di un altro consigliere di area forzista come Guglielmo Rositani, vicino a Maurizio Gasparri, e al “sì” di Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi, indicati dal Pd di Bersani e messi in quota alla cosiddetta società civile.

renzi berlusconirenzi berlusconi

 

Il minimo che se ne possa ricavare è che Forza Italia e Pd non controllano i propri uomini nel cda di Viale Mazzini. Ma non è soltanto questo. Il problema è a monte e riguarda i leader, o presunti tali. Silvio Berlusconi e Matteo Renzi non controllano i rispettivi partiti. Lo si è visto in Parlamento sull’elezione dei giudici per la Consulta e lo si è toccato con mano ieri in Rai con la spaccatura sul ricorso contro il governo.

 

E visto che la Rai è storicamente un ottimo barometro della situazione politica italiana, i due inventori del Patto del Nazareno farebbero bene a preoccuparsi per davvero. Appena possono, i loro partiti mandano segnali di ribellione, anche perché non tutto si può risolvere, per quanto riguarda Renzi, con i continui voti di fiducia. La fiducia è un ricatto che non può valere su tutto.

 

Luigi GubitosiLuigi Gubitosi

Se questa oggi è la situazione, con segnali di sfarinamento sempre più evidenti, chissà cosa accadrà a gennaio al momento di scegliere il nuovo capo dello Stato. Se Renzie e Berlusconi non recuperano il controllo dei loro partiti, c’è il rischio che la scelta del successore di Napolitano si trasformi in un Vietnam lungo penoso e imprevedibile.

 

Un’ultima postilla sul voto di ieri. Sapete perché la presidente Tarantola si è astenuta e perché il dg Gubitosi fa il pesce in barile, al di là dei proclami? Hanno ricevuto una simpatica letterina (minatoria) da parte del sindacato Usigrai, nella quale i due vengono avvertiti che se non faranno ricorso contro il prelievo forzoso del governo verranno denunciati per abuso d’ufficio e danni erariali. A quale Erario? A quello di viale Mazzini.  

 

1. RAI, IL CDA SI RIBELLA AL GOVERNO “NO AL TAGLIO DI 150 MILIONI” TODINI LASCIA: “È IMMORALE”

Le. Pa. Per “la Repubblica

…. Ma il ricorso del cda Rai è un vulnus per il governo. “Credo che ci sarà un ripensamento della struttura di governance. Così com’è non può andare avanti” tuona il ministro Angelino Alfano.

 

annamaria tarantolaannamaria tarantola

Secondo il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, il voto del cda è determinato solo da logiche politiche», anche se «questo non indebolisce affatto, semmai rafforza, la volontà del governo di liberare la Rai da vecchie logiche”. Dalla segreteria Pd trapela che, qualora il ricorso fosse accolto, si interverrebbe su altre voci. Lorenza Bonaccorsi, membro della segreteria Pd, su Twitter chiede le dimissioni di Tobagi e Colombo, indicati dal Pd, ma scelti dalla società civile. “Il nostro voto è un atto dovuto. Non è contro il risanamento Rai” hanno replicato i due consiglieri.

 

 

3. IL DIRETTORE GENERALE ALZA IL TIRO: CHI VOTA CONTRO L’AZIONISTA HA IL DOVERE DI DIMETTERSI

Annalisa Cuzzocrea e Aldo Fontanarosa per “la Repubblica

 

luisa todiniluisa todini

«Un’azienda non vota mai contro il suo azionista. Un consigliere che vuole farlo deve andar via». Il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi scuoteva la testa — ieri — durante il Consiglio di amministrazione di viale Mazzini. Da subito, si è opposto a un possibile ricorso contro il governo per il prelievo forzoso di 150 milioni di euro dal canone (deciso da Renzi per finanziare parte del bonus da 80 euro).

 

Ma nulla è andato come sperava. «È sbagliato lanciare un segnale del genere in un giorno come questo, che è un giorno di festa — ha provato a dire — la quotazione in Borsa di RaiWay è andata benissimo; la Rai ha guadagnato 250 milioni di euro in 24 ore. Due terzi di queste risorse, che di fatto ricapitalizzano la tv di Stato, sono arrivate da primari investitori stranieri. Dovremmo stappare champagne, e invece...».

 

Non c’è nulla che torni, nella vicenda che si è consumata ieri in cda. Il centrodestra si è diviso tra chi ha parteggiato per il governo (Luisa Todini e Antonio Pilati) e chi ha voluto invece mandare a Renzi un segnale tutto politico (Antonio Verro, Guglielmo Rositani, Rodolfo de Laurentiis). In più, si è creato un inedito asse tra i consiglieri in quota centrodestra e quelli espressi dal Pd attraverso la società civile.

GHERARDO COLOMBOGHERARDO COLOMBO

 

Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo hanno votato a favore del ricorso. E lo ha fatto perfino Marco Pinto, che in Consiglio rappresenta il ministero dell’Economia, e che ora intende impugnare una decisione di quello stesso ministero. Come se non bastasse, la presidente Anna Maria Tarantola ha prima litigato con Gubitosi, rifiutandosi di sospendere la riunione. Poi si è astenuta sostenendo che a dirle di farlo — come prova della sua imparzialità — sarebbe stato lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

 

antonello giacomelliantonello giacomelli

Alla fine a dimettersi non è stato chi è andato contro l’azionista, ma chi lo ha difeso: quella Luisa Todini ormai incompatibile con la carica ricoperta perché nominata — proprio da questo Esecutivo — presidente di Poste Italiane. «Questa votazione ha reso palese il suo conflitto di interessi — dice il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico — ha fatto bene a lasciare.

 

Con il prelievo, il rubinetto del governo nei confronti della Rai assume un carattere ricattatorio ». Tobagi e Colombo tengono fede allo stile riservato che si sono imposti a inizio mandato, ma chi ci ha parlato li ha sentiti decisi a difendere le loro ragioni. Sono stati sentiti costituzionalisti ed esperti.

 

LA DOPPIA STRETTA DI MANO TRA GHERARDO COLOMBO E LUISA TODINI BENEDETTA TOBAGI E ANTONIO PILATI LA DOPPIA STRETTA DI MANO TRA GHERARDO COLOMBO E LUISA TODINI BENEDETTA TOBAGI E ANTONIO PILATI

Uno di questi — Alessandro Pace — è stato chiaro: prelevare quei soldi dal canone pagato dai cittadini ha profili di incostituzionalità; la Corte dei Conti potrebbe accusare i consiglieri di aver agito contro l’azienda, in caso di mancato ricorso. «Abbiamo varato la riforma delle news, non ci siamo opposti alla privatizzazione di RaiWay, tutti qui hanno dimostrato di voler risparmiare — dice chi era contrario al prelievo dei 150 milioni — ma non si possono stravolgere le regole scavalcando il principio che la Rai è una società a controllo pubblico cui deve essere garantita l’indipendenza dall’Esecutivo. E non si può cambiare una tassa di scopo in corso di esercizio».

guglielmo Rositaniguglielmo Rositani

 

Fatto sta che il ricorso al Tar non ferma nulla, perché sarà la Consulta a dover decidere sulla legittimità del prelievo. Ci vorrà del tempo, e già quest’anno — con la Legge di Stabilità — si è decisa un’altra procedura: un ta-glio del 5% ai trasferimenti a viale Mazzini. A Palazzo Chigi, Matteo Renzi commenta laconico: «Contenti loro...». Fa mostra di non essere interessato allo scontro, il premier, e di essere invece molto contento del successo in Borsa di RaiWay.

 

Antonio Verro foto Milestone Antonio Verro foto Milestone

Prepara, però, una controffensiva politica: martedì alle 9, al Senato, si riunirà una commissione di lavoro pd chiamata a scrivere la riforma della governance Rai. Ne fanno parte 8 membri scelti, tra gli altri i capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda, il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini, il sottosegretario alle Comunicazioni Antonio Giacomelli, i parlamentari della Vigilanza Margiotta e Peluffo.

 

Giacomelli Antonello Giacomelli Antonello lorenzo guerinilorenzo guerini

E bisognerà anche vedere se Forza Italia (cui spetta la poltrona) vorrà sostituire Luisa Todini, visto che il cda scadrà a breve, in aprile, oppure se punterà a cambiare l’intero sistema (magari d’intesa con Palazzo Chigi). E intanto anche il presidente della Vigilanza Rai Fico, da solo, lavora a un ddl analogo («Chi governa la Rai non potrà avere doppi incarichi o essere stato parlamentare per almeno 5 anni»). Quel che è certo e che, in Rai, la bufera è appena cominciata.

beppe grillo e roberto fico a napoli beppe grillo e roberto fico a napoli

 

 

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