aldo grasso daniel mendelsohn

“I CRITICI SONO COME GLI EUNUCHI DI UN HAREM: SANNO COME SI FA, LO VEDONO FARE TUTTI I GIORNI, PERÒ NON SONO CAPACI DI FARLO” - C’È ANCORA POSTO PER I RECENSORI? ALDO GRASSO NE RAGIONA SUL NUMERO IN USCITA DI “VITA E PENSIERO” CITANDO L’ULTIMO LIBRO DI DANIEL MENDELSOHN, "ESTASI E TERRORE" - "IL CRITICO SERIO NON SI LIMITA A IMPORRE IL SUO “MI PIACE O NON MI PIACE”, MA DÀ AL LETTORE GLI STRUMENTI PER FARSI UNA SUA IDEA. LA VERA CRITICA PUÒ INSEGNARE POCO: NON È NORMATIVA, NON È PEDAGOGICA. NON SERVE A NULLA. MA INSEGNA UNA SOLA COSA…"

Aldo Grasso per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

Daniel Mendelsohn cover

L’ultimo libro di Daniel Mendelsohn, Estasi e terrore. Dai greci a Mad Men (Einaudi, 2024), rappresenta un’opera monumentale (quasi 400 pagine) che attraversa secoli di cultura, dalla lirica di Saffo ai film di Pedro Almodóvar, alle serie televisive. Questo libro è molto più di una raccolta di saggi. È un viaggio intellettuale che esplora il significato profondo delle opere analizzate, offrendo al lettore strumenti per una comprensione critica e autonoma.

 

Mendelsohn sostiene che il critico serio non si limita a esprimere un giudizio personale, ma fornisce al lettore gli strumenti per formarsi una propria opinione: «Sorrido sempre quando qualcuno intervistandomi mi chiede se le recensioni siano un modo per sbarcare il lunario (a differenza dei libri, che sarebbero, si sottintende, la “cosa vera”).

 

Per me le recensioni sono il pezzo forte». Il critico serio, sostiene Mendelsohn, non si limita a imporre il suo «mi piace» o «non mi piace» (come malauguratamente i social media ci abituano a fare), ma dà «a te lettore gli strumenti per farti una tua idea», condividendo la sua conoscenza, esplicitando le ragioni su cui si fonda il suo giudizio, e soprattutto cercando di trarre un senso dall’opera di cui si sta parlando.

 

Nel fondamentale saggio Il manifesto di un critico , Mendelsohn rivela il segreto della sua passione per la professione: da ragazzo leggeva con avidità i recensori più autorevoli («li consideravo prima di tutto insegnanti»).

 

aldo grasso

Ed ecco infine la sua formula: «La critica si basa su questa equazione: COMPETENZA + GUSTO = GIUDIZIO SIGNIFICATIVO, e la parola chiave è significativo. Le persone che, come la maggior parte di noi, reagiscono intensamente a un’opera ma non possiedono l’erudizione necessaria per esprimere un’opinione pregnante non possono essere definite critici. (Ecco perché molte recensioni dei lettori pubblicate online non sono vera critica).

 

Né possono esserlo le persone che, pur dotate di grandissima erudizione, mancano tuttavia del gusto o del temperamento necessari a conferire autorevolezza al loro giudizio agli occhi dei profani. (Ecco perché tanti accademici non sono bravi a recensire per il vasto pubblico). Come qualunque altro tipo di scrittura, la critica è un genere per cui bisogna essere portati, e le persone che ci sono portate sono quelle la cui competenza interagisce col gusto in modo convincente e stimolante».

 

Da tempo immemorabile si parla di morte della critica: «È fin troppo evidente che la critica si trovi in condizione critica: la sua crisi è del resto oggetto di dibattiti e riflessioni d’ogni genere. Fatto assodato è la sua perdita di prestigio: sempre minore lo spazio che le tocca nei media, sempre più debole la sua capacità di agire sui nodi capitali della cultura contemporanea e sulle scelte del mercato editoriale, a meno che non si ponga come sua subalterna fiancheggiatrice». Questo di Giulio Ferroni, in apertura de La solitudine del critico (Salerno editrice, 2019), è solo uno dei tanti canti del cigno, in ordine di tempo, che la critica ha fatto di sé stessa.

giulio ferroni

 

Mendelsohn attribuisce alle stroncature un valore proficuo: «Non consapevolmente, ma le critiche sono molto più importanti dei complimenti. In occasione della pubblicazione del mio primo libro Bob Gottlieb mi invitò a pranzo per dirmi: “Ti do un consiglio da ricordare tutta la vita: c’è solo una cosa peggiore di una stroncatura stupida, un elogio stupido”. Quando ricevo critiche severe mi sforzo di capire cosa ci sia di vero, perché mi aspetto da una stroncatura la stessa dedizione che cerco di avere sia quando parlo di Euripide che di Mad Men ».

 

Per poi aggiungere: «Il critico serio non può essere un polemista monomaniacale. Le stroncature, soprattutto se rivolte a oggetti culturali strapubblicizzati ma di scarso valore, possono essere sia divertenti sia utili. Soprattutto in una cultura di imbonimento narcisistico dominata dalla grancassa mediatica (sia quella professionale sia quella amatoriale), una funzione fondamentale della critica è quella di smascherare il battage dell’editore ruffiano, l’autocompiacimento del feed dell’autore su Twitter, e riorientare la conversazione su quel che davvero conta: l’opera con i suoi meriti e le sue pecche, valutata sulla base di un’autentica competenza e di un gusto disinteressato. Detto questo, se scrivi solo stroncature dopo un po’ i lettori cominceranno a pensare che quello che stai scrivendo riguarda te stesso — la tua passione per lo scherno o l’istrionismo malevolo o l’arguzia — e non ciò di cui ti occupi».

giulio ferroni cover

 

L’ineludibile domanda che Mendelshon ci pone è questa: oggi, ha ancora un senso la critica letteraria, la critica in genere? Ho trovato questo grido d’allarme anche nel sito di una piccola casa editrice, Gilgamesh edizioni: «Sebbene oggi quasi nessuno se lo ricordi troppo, in passato, non era solo il portafogli delle grandi case editrici a stabilire l’ordine gerarchico nelle vetrine delle librerie, bensì l’opinione delle personalità più attente al dibattito sulla letteratura e sulla sua decifrazione ed interpretazione.

 

Per apportare un esempio tra i più noti, fu James Joyce il primo ad apprezzare Senilità e a segnalare ai critici francesi Benjamin Crémieux e Valéry Larbaud La coscienza di Zeno , che, pubblicata a spese dell’autore due anni prima, aveva ripetuto il totale insuccesso dei due romanzi precedenti. L’eco di questa segnalazione giunse in Italia e spinse Eugenio Montale a chiedere al letterato e critico triestino Roberto Bazlen una copia delle opere di quell’autore ancora sconosciuto, per poi recensirlo positivamente, portandolo finalmente all’attenzione del grande pubblico… Quel periodo, quello dell’era della critica, appare ora remoto, quasi irriconoscibile. Oggi, la critica letteraria sembra non esistere più».

 

La critica è irrimediabilmente in crisi?

aldo grasso

L’aspetto più curioso è che i termini critica e crisi hanno la stessa radice. Derivano entrambi dal verbo greco krino , che significa «separare». In origine indicava il procedimento della trebbiatura, il momento finale della lavorazione dei cereali, ovvero la separazione, la krisis , della granella del frumento dalla paglia e dalla pula. In altri termini, la distinzione della parte buona da quella meno buona del raccolto.

 

Il verbo krino racchiude in sé i significati di scelta, interpretazione, discernimento, soluzione, disputa, giudizio. L’operazione critica consiste dunque in un giudizio che non intacca il significato dell’opera ma la arricchisce di nuovi significati: la inserisce in una rete di confronti, associazioni e interpretazioni.

 

 

(…) C’è un grande e diffuso pregiudizio nei confronti del critico: sarebbero solo dei personaggi rancorosi, sfruttatori di opere altrui perché incapaci di produrre qualcosa di veramente «creativo».

 

toto truffa 62 l ambasciatore del catonga

Di solito si cita una frase attribuita a Brendan Behan: «I critici sono come gli eunuchi di un harem: sanno come si fa, lo vedono fare tutti i giorni, però non sono capaci di farlo». «Il fatto è che la critica — scrive Mendelsohn — è un genere letterario a sé stante, un’impresa del tutto legittima e (ebbene sì) creativa per cui pochissime persone sono davvero portate, perché pochissime persone hanno quell’insieme di doti che fa un buon critico, così come pochissime persone hanno quell’insieme di doti che ha un buon romanziere o un buon poeta. La verità è dunque che non tutti sanno fare i critici».

 

In genere, si pensa, come avrebbe detto Totò, che il compito del critico sia quello di criticare, cioè di «parlare male». Non è vero niente.

 

Il compito del critico, se mai, è un altro: quello di segnare, come suggerisce Mendelsohn, la sua presa di distanza dal circo mediale, di non far parte della compagnia di giro. Se è bravo, come lo era Achille Campanile, riesce anche a usare una materia «vile» come la televisione per un esercizio di immaginazione e di intelligenza.

 

La vera critica può insegnare poco: non è normativa, non è orientativa, non è pedagogica. Diciamola tutta: non serve a nulla. Ma insegna una sola cosa: l’esercizio critico. L’analisi di un testo diventa uno spunto, un attivatore della curiosità di chi legge o di chi guarda.

aldo grasso

 

Visto che fatalmente sono finito a parlare di televisione mi pongo alcune domande: il critico deve avere un metodo? Segue, ogni volta che si occupa di televisione, una precisa applicazione analitica, una disciplina scientifica, una semiotica? No, il critico dovrebbe appartenere a quella categoria di persone — come Mario Praz scrisse di sé citando Charles Lamb — dotate di «intelligenza imperfetta»: «Esse si contentano di frammenti e di ritagli della Verità. Questa non si presenta loro di faccia, ma con un lineamento o di profilo tutt’al più... Le loro menti sono meramente suggestive».

 

E, di conseguenza, il loro guardaroba critico è composto di capi stravaganti, bizzarri, oggetti fuori d’uso, frammenti fuori moda. Ma il giorno in cui l’«intelligenza imperfetta» decide di presentarsi in pubblico, ecco che all’improvviso si dispiega tutto il fascino di chi sa osservare nelle più svariate direzioni, con occhio acuto e imprevedibile. Studiare i metodi critici per poi dimenticarli. O meglio: risolverli in uno stile personale. Come suggerisce Nicolás Gómez Dávila in Tra poche parole , «il grande critico è la somma tanto delle sue eccentricità e dei suoi capricci quanto dei suoi giudizi azzeccati».

aldo grasso

Ultimi Dagoreport

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...