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VIDEO! "I FIGLI TI INVECCHIANO", VALERIO MASTANDREA, OSPITE DI CATTELAN, INTERPRETA IL MONOLOGO IRONICO E TOCCANTE DI MATTIA TORRE SU GENITORI E FIGLI – “SE SEI CON LORO TI SOFFOCANO, MA SE NON CI SONO TI MANCANO” - E POI I “SOGNI CATASTALI FATTI DI NOTTE, “L’ALITO CIMITERIALE DI CHI NON DORME DA MESI" E I GIN TONIC "CHE HANNO SMESSO DI DARTI L’ILLUSIONE DELL’ETERNITÀ” - VIDEO E TESTO INTEGRALE (PUBBLICATO DA "IL FOGLIO" NEL 2016)

Da corriere.it

 

MURATO IN CASA, SCOPRI CHE I FIGLI HANNO CAMBIATO OGNI PARTE DI TE

Mattia Torre per “il Foglio” (21 ottobre 2016)

 

mastandrea

I figli invecchiano. Ma non invecchiano loro. Invecchiano te. I figli ti invecchiano perché passi le giornate curvo su di loro e la colonna prende per buona quella postura; perché parli lentamente affinché capiscano quel che dici e questo finisce per rallentare te; perché ti trasmettono malattie che il loro sistema immunitario sconfigge in pochi giorni e il tuo in settimane; perché ti tolgono il sonno per sempre. Assonnato e curvo, lento, acciaccato, sei nella terza età.

 

I figli ti invecchiano anche perché quando arrivano al mondo mettono fine, con violenza inaudita, a quella stagione di aperitivi feste e possibilità che ti sembravano il senso stesso della vita. Murato in casa e reso cieco da una congiuntivite, hai un vago ricordo di ciò che eri e di ciò che avresti ancora potuto esprimere, ma non sai più dire con precisione, hai solo molto sonno.

 

mattia torre

I figli si insinuano nella tua mente in modo subdolo e perverso. Se sei con loro, ti soffocano; se non ci sono, ti mancano. Ci è successo di voler scappare dopo troppe ore insieme a loro, e poi trascorrere la serata in un ristorante a guardare le loro foto sul telefonino, straziati da una nostalgia senza senso (li rivedevamo dopo un’ora).

 

Parlo di figli al plurale perché quando avevamo solo la prima, l’impresa ci sembrava ancora fattibile; Emma era gentile, dormiva, e sebbene l’assetto famigliare fosse nuovo, avevamo ancora l’illusione di essere noi stessi. Il secondo è arrivato come una deflagrazione.

 

Abbiamo concepito Nico durante il tour promozionale di un film; alberghi e ristoranti gratis, autista e ogni genere di comfort, in quel clima di euforia e fiducia nel futuro in cui tutto era spesato (credevamo che sarebbe durato in eterno come gli italiani pensavano del boom economico) all’ennesimo bloody mary abbiamo fatto un figlio.

valeria golino mastandrea

 

Dopo tre settimane eravamo nel nostro appartamento di Roma, le mani nei capelli, tra le cartelle equitalia, fuori tuoni e fulmini.

 

Nove mesi dopo, quell’appartamento era un 41 bis. E quand’è così ogni scusa è buona per uscire: si litiga per chi deve fare la spesa o pagare il bollo della macchina, ci si catapulta fuori alla prima citofonata dell’Ama, e la sera ci si affaccia dalla finestra del bagno valutando le possibili conseguenze di un salto nel vuoto.

 

Quando poi finalmente riesci a uscire di casa (la baby-sitter è la tua nuova esaltante, costosa droga) ti rendi conto che il mondo fuori è ormai diverso e non fa più per te; la gente è vitale e allegra, tonica, e crede nel futuro.

mastandrea

 

E tu ti aggiri a Trastevere come un revenant, lo sguardo perso, l’andatura incerta, l’inconfessabile desiderio di voler solo tornare a casa.

 

Inoltre perdi le tue certezze ideali; provavi una pena infinita per quelli che odiavano i weekend e bramavano il lunedì perché il lavoro li teneva lontani dai figli: ora sei così anche tu. Guardavi con sufficienza quelle case anni ’60 con una zona pensata per la tata: le desideri con tutte le forze e la notte fai sogni catastali.

MATTIA TORRE GUZZANTI

 

Ti sembrava sconcio che una famiglia viaggiasse con la filippina al seguito: non sogni altro. Sei un conservatore, non ti riconosci allo specchio, e va benissimo così.

 

I figli poi tirano fuori la tua rabbia, perché devi saper dire NO anche quando non ne hai voglia, o quando quel giorno non hai la struttura emotiva per farlo. Settimane fa abbiamo esortato Emma ad addormentarsi da sola, e quando poi l’ha fatto, in solitudine, bravissima, siamo stati attannagliati da un tale senso di colpa che siamo andati a svegliarla per chiederle come stava e come era andata, cosa ne pensava, e lei ci ha guardato con un senso di confuso disprezzo, girandosi assonnata dall’altra parte.

 

valerio mastandrea

I figli infine ti invecchiano perché sei già vecchio. In paesi dinamici ed evoluti, dove la democrazia non è un concetto così imprendibile come da noi, i genitori hanno 25 anni, sono forti, flessibili, giustamente incoscienti.

 

Quando abbiamo avuto Emma avevo 37 anni, e tra i genitori del nido ero detto “Il giovane”; intorno a me, padri di cinquanta o sessant’anni con lo sguardo spento, la lombalgia e l’alito cimiteriale di chi non dorme da mesi. E avevo comunque l’impressione che molti di loro fossero più in forma di me.

 

valerio mastandrea campagna contro la guerra in siria 6

Ma più di tutto, conta ciò che i figli fanno alla tua mente. I figli ti fanno ripiombare, con una forza che neanche l’ipnosi, nel tuo passato più doloroso e remoto: l’odore degli alberi alle otto del mattino prima di entrare a scuola, la simmetrica precisione dell’astuccio, la catena sporca della bici, le merendine, la ghiaia, le ginocchia sbucciate.

 

Questi ricordi, non so dire perché, sono la mazzata finale. La vita stessa, che credevi di aver incasellato in categorie discutibili ma tutto sommato valide, o comunque tue, sfugge via. Sei una piccola parte di un tutto più complesso e i gin-tonic hanno smesso di darti l’illusione dell’eternità. Sei un pezzo di un grande ingranaggio, e siccome siamo in Italia, l’ingranaggio è vecchio, arruginito e si muove a fatica. D’altra parte, il tuo cuore non è mai stato così grande.

 

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