playmen playboy

VITA ORDINARIA DI UN GIORNALISTA DI GNOCCA - I RICORDI DI MASSIMO BALLETTI, EX REDATTORE DI “PLAYMEN” E DIRETTORE DI “PLAYBOY”: “LE RIVISTE EROTICHE INIZIANO IL DECLINO NEGLI ANNI ’90 CON I PRIMI VHS PORNO. OGGI IL NUDO E’ STATO FAGOCITATO DALLA PUBBLICITÀ, PERDENDO CARICA EVERSIVA”

Mario Luongo per “Prismomag.com” ripubblicato da “Il Foglio del lunedì”

 

Posso essere indiscreto?».

playmenplaymen

«Dimmi pure». Tintinnare di tazze e piattini da caffè, volume della radio troppo alta, vociare romanesco in sottofondo.

 

«Qual è la donna più bella che hai mai visto in tutta la tua vita?».

 

La domanda è banalissima, ma solo se non si conosce il contesto. Roma, cinque di pomeriggio circa, uno dei tanti bar in zona Torre Argentina, sono al tavolo in fondo alla sala con Massimo Balletti. Siciliano, classe '42, ironia garbatissima e savoir faire d' altri tempi spalmato su un distinto signore alto e dinoccolato.

 

Nella sua lunga carriera di giornalista Balletti ha vissuto in prima persona la nascita, l'ascesa e il crepuscolo dei magazine erotici in Italia: caporedattore di Playmen, direttore di Playboy, fondatore e direttore di Excelsior, direttore di Penthouse, senza contare Men, Le Ore e tantissima altra carta stampata, patinata e non.

playmen   playmen

 

Personalmente credo che l' erotismo racconti molto della società e del tempo in cui si vive, [...] per questo ho chiesto a Massimo Balletti di incontrarci, per parlare dell' editoria erotica in Italia, dei magazine che ha vissuto, dei cambiamenti della società spiati dal buco di una serratura. Il casus belli arriva da lontano: Holmby Hills, Los Angeles, dove svetta la Playboy Mansion.

 

Qui circa un mese fa Corey Jones, top editor di Playboy Usa, ha proposto al patron Hugh Hefner un cambio radicale di rotta nella gestione del magazine: da marzo niente più nudi integrali, linea editoriale più focalizzata su giornalismo investigativo, approfondimenti e interviste, per un target che va dai 18 ai 30 e qualcosa anni.

 

playboy   ottobre 2015playboy ottobre 2015

Insomma, pulizie di primavera in grande stile. Il buon vecchio Hef a 89 anni non ha perso l'intraprendenza di sempre e ha accettato. Un rischio? Forse, ma le motivazioni ci sono tutte: «Non fraintendetemi», ha spiegato Jones, «il dodicenne che è in me è davvero deluso, ma è la cosa giusta da fare».

 

I numeri parlano chiaro: se nell' anno di grazia 1975 Playboy vendeva 5,6 milioni di copie, oggi arriva a 800mila (dati dell' Alliance for Audited Media); qualunque fantasia pornografica è accessibile in pochi click; anche i barbieri di paese, lentamente, fanno sparire le riviste da uomo dalle salette di attesa. L' anno scorso Playboy ha eliminato il nudo integrale dal sito web registrando un incremento del 250% del traffico e un abbassamento di età del lettore medio da 47 a 30 anni [...].

 

Torniamo a Balletti. Brevissima cronostoria erotica patinata italica: «Diciamo che gli anni '60 sono stati la spinta iniziale in cui tutto avviene», mi spiega sorseggiando il caffè. «Dagli anni '70 fino a metà '80 i giornali si perfezionano a livello grafico e di contenuti, cavalcando l' ottimo momento editoriale e commerciale; la seconda metà degli anni '80 è stata il canto del cigno, prima dell' inesorabile declino degli anni '90 dovuto essenzialmente al mercato dei Vhs porno».

playboy   gennaio 1974playboy gennaio 1974

 

Qual è stato il segreto del grande successo di Playboy?

«Il cocktail innovativo che mescolava il nudo di donna con cultura "aggressiva", shakerato dalla visione di Hefner, personaggio incomprensibile quanto straordinario. In pochi mesi Playboy diede una grande lezione di stile: il sesso era un grimaldello che scatenava la libertà sessuale dei lettori, ma Hefner era rigorosissimo negli stilemi su cui poggiava il magazine.

 

Il segreto era la grande libertà di espressione data ai grafici, ai disegnatori e ai redattori. Così i grandi dell'underground americano si trovarono a dare il meglio di sé: nel primo anno di vita, dal '53 al '54, Playboy aveva una foliazione di 164 pagine dedicate solo alla letteratura, che negli anni '60 arrivarono a 200 e ospitarono firme come Alfred Kazin, Leslie Fielder e Nabokov. Inoltre poteva permettersi di pubblicare interviste a nomi come Fidel, Marquez o Malcom X».

 

penthouse   febbraio 1982 penthouse febbraio 1982

Hai iniziato con Playmen negli anni '70 e poi sei passato a Playboy quasi 10 anni dopo: quali erano le differenze?

«Erano diversissimi. Playmen era un prodotto totalmente italiano, ideato nel '67 da Saro Balsamo, catanese, marchese di San Felice, e portato avanti con talento dalla moglie Adelina Tattilo che ereditò parte del suo impero editoriale dopo il divorzio. Essere laici e pubblicare un mensile come Playmen in un paese cattolico come l' Italia comportava un modo molto diverso di trattare certi argomenti rispetto agli americani.

 

Loro hanno una presunta tonalità sessuale, noi inevitabilmente abbiamo più remore di carattere etico -religioso e questo ha prodotto risultati anche migliori dal punto di vista della ricchezza dell' immaginario e dell' immaginazione. In punta di penna e con grande attenzione fotografica dovevamo mediare tra un messaggio rivoluzionario e la sua accettazione da parte di un pubblico imbevuto di cultura religiosa.

ornella vanoni sulla copertina di playmenornella vanoni sulla copertina di playmen

 

E ci siamo riusciti benissimo, anche grazie a firme intelligenti e garbate come Bevilacqua, Moravia, Giovanni Arpino e alle interviste a personaggi come Warhol, De Chirico, Henry Miller, Marquez, Burroughs. Inoltre Playmen era più italiano anche nella scelta delle donne, dalla sensualità meno giunonica come Brigitte Bardot, Ornella Muti, Clio Goldsmith, Ornella Vanoni».

 

A chi va il merito del successo di Playmen?

«Il successo del giornale è merito all'80% del direttore Luciano Oppo, che già aveva guidato Men: un grande maestro che viveva ogni pagina come un' espressione artistica. Ma i successi, come le disfatte, vanno sempre frazionati. Per un bel periodo abbiamo miscelato il cocktail di Playboy a meraviglia, con grande attenzione alla cultura, alla società e ai suoi cambiamenti. Pensa che le prime divulgazioni psicoanalitiche su un mensile popolare furono pubblicate su Playmen grazie a Emilio Servadio. Era l' unico magazine che ospitava trattamenti così ostici per il lettore medio. Aggiungi che vi lavoravano fotografi come Mimmo Cattarinich, Franco Marocco e Roberto Rocchi, e il profilo è completo».

 

le gemelle kessler su playboyle gemelle kessler su playboy

Poi, nell' 82, sei passato a Playboy come direttore: che atmosfera si respirava?

«Era la massima espressione di quel genere di magazine, pubblicata dal massimo editore italiano (prima Rizzoli, poi Mondadori) con il marchio di Hefner: era la mia prima direzione (sorride con nostalgia). Pensa che quando andavo a Chicago il marine all' uscita dell' aeroporto mi faceva il saluto militare perché sapeva che lavoravo per Playboy, e per la città era una sorta di rivincita verso New York e Los Angeles.

 

La sede italiana era a Milano 2, l' impero di un Berlusconi nascente che intervistai di persona nel numero di gennaio 1983. In quell' occasione mi diede la celebre risposta "Sono un democratico, chiamatemi Sua Emittenza". Lavorare per Playboy era bellissimo, ma c' era una struttura organizzativa molto verticale con Mondadori molto presente nelle scelte editoriali. Da un lato era un bene, dall' altro portò alla fine della mia collaborazione».

 

gloria guida su playboy gloria guida su playboy

Siamo a metà anni '80: società dei consumi, yuppismo e gli ultimi scampoli di riflusso da cavalcare. Il target italiano si divideva tra Playmen e Playboy, poi cos' è successo?

«Ho fondato Excelsior con Saro Balsamo, nell' 86: una rivista di gran qualità nella fotografia e nei contenuti, con un prezzo di copertina proibitivo, 10.000 Lire. I nudi erano contestualizzati nei luoghi della grande memoria italiana o in interni elegantissimi; spendevamo 10 milioni di lire per ogni servizio e lo vendevamo anche in Giappone, in Germania, in Olanda.

 

Per i primi sei mesi non avemmo mai resa, vendevamo ogni singola copia. Memorabile il servizio fotografico di Mimmo Cattarinich agli scavi di Pompei dove ricostruimmo le antiche case di piacere, o quello di Michelangelo Giuliani alle cascate di Saturnia, erano come piccoli film che puntavano alla qualità artistica. Proposi a Antonioni un servizio che mescolava letteratura, pittura e fotografia e lui ne fu entusiasta: in quel caso ho visto l' artista e il professionista che sapeva meravigliarsi del mondo come pochi, impareggiabile. Purtroppo si ammalò durante i lavori e dovemmo accantonare il progetto» [...].

excelsiorexcelsior

 

Cosa è cambiato in questi 20 anni?

«Nulla, e il problema è proprio questo. Non ci sono stati processi innovativi nelle espressioni editoriali, ma quasi sempre delle revisioni di stilemi già visti. La genuinità è sparita, con il ritocco digitale lo stile si è omologato e in definitiva il nudo è stato fagocitato dalla pubblicità, perdendo quella carica eversiva iniziale. Oggi mi annoio a morte nello sfogliare queste riviste».

 

Forse allora c’era più coinvolgimento da parte di intellettuali in questi temi?

«Il problema è che allora c' era una certa intellighènzia, oggi no. E quando c' è si tiene alla larga da questi temi».

 

Sembri nostalgico.

«Sono assolutamente nostalgico».

 

Ci alziamo dal tavolo, Massimo insiste per pagare i caffè. Lo ringrazio con una stretta di mano il più virile possibile [...].

 

«Posso essere indiscreto?».

«Dimmi pure». Tintinnare di tazze e piattini da caffè, volume della radio troppo alta, vociare romanesco in sottofondo.

playboy   playboy

«Qual è la donna più bella che hai mai visto in tutta la tua vita?».

«Sulla bellezza c' è un capitolo a parte: è cultura, opera d' arte, un modo di vivere e di mandare un messaggio. La bellezza pregnante ha pochissimi nomi. Ne parliamo la prossima volta».

 

 

cicciolina su playmencicciolina su playmenbarbara durso sulla copertina di playboybarbara durso sulla copertina di playboycarmen russo su playmen carmen russo su playmen

 

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...