jarrett kobek io odio internet

"IO ODIO INTERNET" - IL BOMBASTICO LIBRO DI JARRETT KOBEK CHE SPACCA LA RETE: "INTERNET È UNA SPLENDIDA INVENZIONE CHE GLI ESSERI UMANI USANO PER RICORDARE AI LORO SIMILI CHE SONO DEGLI SCHIFOSI PEZZI DI MERDA, PROGETTATA CON IL SOLO SCOPO DI MASSIMIZZARE LA QUANTITÀ DI CAZZATE CHE LA GENTE DIGITA SUI PROPRI COMPUTER E TELEFONI. MAGGIORE È L'INTERCONNETTIVITÀ, MAGGIORI SONO I PROFITTI" - "QUELLA DI BIG TECH NON È ALTRO CHE UNA NUOVA FORMA DI IMPERIALISMO COMMERCIALE, IN MODALITÀ STEALTH"

JARETT KOBEK

Ricardo Staglianò per il Venerdì-Repubblica

 

State abbottonatissimi. Perché basta uno con un cellulare per trasformare un incontro tra

quattro gatti in una mondovisione. Lo scopre a sue spese Adeline, la protagonista di Io odio internet (Fazi), il sorprendente romanzo di Jarett Kobek. Lei, quarantenne autrice di fumetti, si limita a dire a un pubblico di ragazzi che se scarichi libri, film, musica stai rubando.

Un’ovvietà. Che le vale il seguente messaggio da un anonimo detrattore: «Ciao troia,

spero che tu venga violentata da una banda di immigrati clandestini sifilitici».

 

Normale amministrazione, scrive l’americano di origini turche già autore di una biografia immaginaria del terrorista Mohammed Atta, perché internet, «invenzione meravigliosa», è «una rete informatica che gli esseri umani usano per ricordare ai loro simili che sono degli schifosi pezzi di merda».

 

JARETT KOBEK

Bella forza, direte, basta un rapido giro su Facebook o Twitter per imbattersi nella signora che dà della storpia alla miss amputata o in ultras no-vax tanto preoccupati per la salute dei figli loro quanto lesti ad augurare la morte a quelli della ministra. L’originalità è che Kobek spiega, meglio di tanti saggi, che il wrestling nel fango non è un danno collaterale del sistema. È il sistema.

 

STEVE JOBS 3

«Progettato con il solo scopo di massimizzare la quantità di cazzate che la gente digita sui propri computer e telefoni. Maggiore è l’interconnettività, maggiori sono i profitti. È il feudalesimo a servizio dei marchi e si fonda sull’indurre gli esseri umani a indulgere ai loro soliti istinti peggiori».

Non si poteva dire meglio.

 

A quanto pare «l’unico peccato imperdonabile di internet» è dire la verità, mostrare che il re è nudo?

«Quando scrivevo il libro, tra il 2014 e il 2015, il titolo sembrava quasi un’esagerazione. Non a caso l’ho dovuto pubblicare per conto mio: nessuno lo voleva, nessuno lo diceva. Mentre oggi criticare Zuckerberg o dire che i social stanno rovinando la democrazia fa parte del discorso pubblico. L’apparente provocazione è diventata una deprimente realtà».

GOOGLE EVASIONE FISCALE

 

Le sembra che internet sia stata dirottata rispetto alle origini o è sempre stata così?

«È stata concepita dai militari ed è difficile sfuggire a quell’imprinting. Tuttavia assistiamo a molte conseguenze non preventivate. Nel ‘96, per dire, il Congresso varò il Communications decency act, una legge contro la pornografia online. La sezione 230 escludeva ogni responsabilità per le piattaforme. Se si scrivevano bestialità sui forum online, gestori e service provider non sarebbero stati responsabili come editori. In quel momento, che ha incentivato i comportamenti più orribili, è nata l’internet che odio.

MARK ZUCKERBERG OCULUS

E quando Twitter o Facebook fingono di voler risolvere il problema in realtà sanno benissimo che non gli conviene affatto perché le cose scritte più sono abominevoli, o semplicemente fake, più generano traffico. Quindi denaro per loro».

 

Lei cita ingenuità celeberrime, come attribuire la paternità delle primavere arabe a Twitter e Facebook, quando ovviamente è stata una rivoluzione di persone che ha generato un’enorme pubblicità gratuita ai social network. Come diventare meno creduloni?

JARETT KOBEK

«Nel libro ci sono più domande che risposte. Ma la prospettiva è fosca. Mi sembra che gli unici tentativi seri di resistere ai giganti tecnologici vengano dall’Unione europea. Dall’America niente, d’altronde quella di Big Tech non è altro che una nuova forma di imperialismo commerciale, in modalità stealth. A meno che, in questo quadro neofeudale in cui i servi della gleba non partecipano affatto alla ricchezza che producono per i signori, scoppi una rivolta a colpi di Adblocker».

 

STEVE JOBS 1

Però, bloccando la pubblicità online, l’Adblocker danneggerebbe anche i giornali…

«Vero. È complicato. In ogni caso i giornali hanno già sofferto molto per colpa di internet. Una volta chi faceva il New York Times non sapeva esattamente quali articoli i lettori apprezzassero. Ora lo sa alla perfezione ma ciò ne ha peggiorato molto la qualità. Basta guardare con quanta enfasi scrive dell’ultimo modello di iPhone che, come gli piace ripetere, ha cambiato tutto. Finendo per assomigliare più a Buzzfeed che al gran giornale che era. Più in generale ieri i grandi scoop li faceva Seymour Hersh sul Vietnam, oggi Ronan Farrow sul #MeToo».

 

JARETT KOBEK

I petrolieri di Dallas e i finanzieri di Wall Street non fingevano di essere buoni, mentre i capitalisti della Silicon Valley ci tengono a dire di voler «rendere il mondo un posto migliore». Perché quest’ipocrisia?

«Temo che non se ne accorgano neppure. Deriva dal senso di essere nel giusto nato nelle università californiane negli anni 60. A Steve Jobs piaceva raccontarsi come un hippie. Il motto di Google è Don’t be evil, «non fare il male», tranne poi trovarsi a letto con la Cia. È lo stile della Bay Area. Che però si è rivelato insostenibile a partire dalla fine del 2016: non puoi più dire che stai rendendo il mondo un posto migliore quando poi va al potere Trump.

SAN FRANCISCO PRIDE APPLE

In ogni caso la correttezza politica produce mostri. Va benissimo lavorare per la Boeing che produce caccia con i quali l’esercito uccide migliaia di musulmani; ma se, da dipendente Boeing, ti beccano a fare un commento islamofobo ti licenziano in tronco. Ucciderli è ok, infamarli no».

 

Lei denuncia l’estrema gentrificazione di San Francisco, originariamente «un posto per quelli che non sapevano

fare i soldi», e ne dà una splendida definizione. Ce la ripete?

«“È il fenomeno che si verifica in una città quando persone con un eccesso di capitale vogliono che il loro capitale produca più capitale senza dare nessun valore al lavoro”. Affittuari decennali vengono cacciati per fare spazio ai giovani dipendenti di Google, scorrazzati in bus privati extralusso. Gli appartamenti diventano bancomat. Ma solo l’1 per cento dei più ricchi può permetterseli. È un incubo».

 

E il feticcio della disruption, bellezza…

JARRETT KOBEK

«La distruzione creatrice ri-teorizzata da Clayton Christensen, un mormone che insegna business a Harvard e che, almeno per tutta l’università, raccontava di aver parlato tutte le sere con Dio».

 

Frequentazione che non gli è servita granché per valutarne gli effetti sui poveri. A proposito dei quali lei riassume mirabilmente La rivolta di Atlante di Ayn Rand, vera bibbia laica degli imprenditori digitali. Cos’ha che non va?

«È un libro in cui uno stronzo di nome John Galt convince tutti i ricchi del mondo a trasferirsi in una valle dove possono essere ricchi insieme. E ti dice anche che qualsiasi cosa tu debba fare per arricchirti è lecita, perché i poveri sono rifiuti che meritano di morire nelle fogne. Ora, con Trump, tutti sono più restii a citarlo ma fino a ieri è stato il livre de chevet da Jobs a Zuckerberg, dal fondatore di Uber a quello di Twitter. C’è bisogno di aggiungere altro?».

 

 

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)