"FEDEZ? NON VOGLIO PARLARE DI LUI. QUELLO CHE DOVEVAMO DIRE LO ABBIAMO DETTO” – J-AX, IN ATTESA DI PARTECIPARE A SANREMO, VA A RUOTA LIBERA SU SCHLEIN (“PER ME DICE COSE DI SINISTRA, DIFENDE I POSTI DI LAVORI E NON I MULTIMILIARDARI. CREDO PIÙ IN LEI CHE NON NEL PARTITO CHE RAPPRESENTA”), DEPRESSIONE (“NON CAPIVO PIU’ NIENTE”), TALENT (“L'UNICO CHE ANCORA RIESCE A DARE UNA CARRIERA È AMICI”) E ARTICOLO 31 (“NON SONO MESSI DA PARTE”) – “SE VINCO SANREMO COSA FACCIO? SECONDO ME IL VERO VINCITORE LO VEDI UN PAIO DI MESI DOPO…”
Andrea Silenzi per “la Repubblica” - Estratti
Nel suo continuo divenire artistico, il country era una casella da riempire.
J-Ax, nome d'arte del 53enne Alessandro Aleotti, ha scelto un look alla Johnny Cash per presentare Italian starter pack, il brano con cui parteciperà a Sanremo 2026. Messi da parte per un attimo gli Articolo 31, J-Ax (un artista da 71 dischi di platino e 18 d'oro) ha deciso di affrontare l'ennesimo salto mortale musicale proprio nell'occasione in cui, parole sue, «tutta Italia sarà sotto il palco dell'Ariston».
Si è presentato da Carlo Conti con un look country alla Johnny Cash. Sarà così anche la musica?
«Questa cosa confluirà nella canzone. L'idea è che siamo stati colonizzati dagli americani ben prima della Seconda guerra mondiale. Anche se poi, a ben guardare, il nostro cinema e la nostra musica li hanno influenzati. Non possiamo eliminare il colonialismo culturale: adesso è tutto globalizzato, basta guardare Stranger things o il K-pop. Abbiamo il melting pot ma restiamo pur sempre colonizzati».
Sarà senza Dj Jad. Siete una coppia aperta?
«(Ride) Con lui lavorare è sempre un piacere, ma gli Articolo 31 non sono messi da parte. Io sono in continua evoluzione, contamino, sperimento. La vita cambia e voglio che la mia musica mi rifletta. Quello che faccio adesso mi rispecchia anche in quanto padre e marito».
Tra le cose di cui va più orgoglioso ci sono le collaborazioni con Enzo Jannacci e Pino Daniele. Che ricordo ha di quelle esperienze?
«Con Pino avevamo realizzato due o tre pezzi. Ricordo che nel periodo dell'album Anni amari dovevamo fare l'Mtv Day, chiesi a Pino di venire come ospite. Avevamo uno slot per le prove, lui arrivò e disse: "Vi dispiace se suono tutto lo show?". Ha imparato al volo tutte le canzoni e ha fatto 30 minuti con noi. Si rideva molto: ci piacevano le stesse cose e ci stavano sulle palle le stesse cose. Il suo staff mi diceva continuamente: "Non lo stuzzicare!"».
E con Jannacci?
«Fu merito di suo figlio Paolo. Io ero fan di Enzo, conoscevo a memoria le sue canzoni. Mi coinvolse in una cover punk di Veronica, che a suo padre piacque. Poi un giorno mi dice: "Io e papà stiamo registrando Disperato, vuoi fare una strofa?
Sono andato in ansia, per un mese ho scritto rime su rime. A un certo punto Paolo mi chiama e mi dice: "Stiamo venendo da te". Arrivano e io gli leggo le rime ed Enzo a ogni parola sussultava. Mi disse: "Hai una voce fatta per sovrastare i rumori della metropoli". Ed è la cosa più bella che mi abbiamo mai detto. Ha raccontato tutta la mia storia in una frase».
Ha collaborato con decine di artisti, compreso Fedez. Oggi vi siete riconciliati. Ma perché tutti a un certo punto ci litigano?
«Oggi una domanda su un personaggio così crea engagement, ma non voglio parlare di lui e non voglio prestarmi a questo gioco. Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto».
Pur detestando i conservatori e la destra, recentemente ha detto di avercela molto con la sinistra.
«Quell'intervista a Belve è stata un punto davvero basso. Non stavo bene, ero depresso per il Covid ed ero fissato col neutralismo da tv. Avrei dovuto fare nomi di politici, ma ero pieno di timori. Non ho tirato fuori la bomba e lei non ha gradito. Non ero in grande forma psicologicamente. Poi è uscito un tema che lei mi ha tagliato: perché le grandi multinazionali possono scegliere dove pagare le tasse anche se vendono ovunque?
Non sarebbero soldi che potrebbero mettere a posto tante situazioni? 'Sta roba non la dice nessuno. Poi è arrivata la Schlein, ha cantato anche in un mio concerto. Per me merita attenzione, dice cose di sinistra, difende i posti di lavori e non i multimiliardari. Credo più in lei che non nel partito che rappresenta».
Ha fatto molta esperienza televisiva, anche come giudice di talent. Che idea si è fatto?
«L'unico talent che ancora riesce a dare una carriera è Amici. Quando ho partecipato sono stato totalmente assorbito da quella bolla: se mi eliminavano un ballerino piangevo tutta la notte. A The voice pensavo di poter cambiare tutto e con Suor Cristina pensavo pure di esserci riuscito.
(...)
Lei ha raccontato con grande sincerità dei suoi periodi di buio, tra alcol, droghe e depressione. Qual è stato il momento peggiore?
«Dopo la fine degli Articolo 31 musicalmente ho temuto. Ci ho messo un bel po' per riemergere nel mainstream. Avevo anche paura di essere troppo vecchio, l'età in questo mondo conta tantissimo, per la sintonia col pubblico che è giovanissimo.
Anche sul piano personale ero crollato. Ma in realtà la cosa più subdola è arrivata con la pandemia: pensavo di stare bene, ma in realtà ero depresso, non capivo più niente. Uso una metafora: non coglievo più il significato dei film. E avevo rotto molti rapporti. In più avevo un bambino e non sapevamo più se il mondo sarebbe tornato quello che conoscevamo. Con la droga almeno sai a chi dare la colpa. Oggi i ragazzi sono molto attenti alla salute mentale, noi eravamo abituati a non fermarci».
Se vince Sanremo che fa?
«Secondo me il vero vincitore lo vedi un paio di mesi dopo. Nel caso, ringrazierò la demoscopica, mi scuserò col secondo che sarà stato di sicuro più bravo di me. Il problema sarebbe l'Eurovision: sono inesportbile, potevo nascere solo in Italia».
j ax e fedez fanno pace 1
j ax e fedez fanno pace 2




