LA CHIESA DELLA DIVINA MELA - JOBS LASCIA LA APPLE MA NE RIMANE IL PROFETA: HA TRASFORMATO UN BRAND IN UNA RELIGIONE, UN LOGO IN UN SIMBOLO CHE PER RICONOSCIBILITÀ UNIVERSALE SE LA GIOCA CON LA CROCE - NON SI "COMPRA" UN PRODOTTO APPLE, CI SI "CONVERTE". I "MELISTI" NON SONO UNA COMUNITÀ, MA UNA COMUNIONE - ECCO, ALLA FINE DEL PEZZO DI ZUCCONI, VIEN VOGLIA DI MALPENSARE: PER DIVENTARE SANTO, JOBS DEVE FAR PRESTO A PASSARE ALL'ALTRO MONDO…

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

In principio fu la mela, il frutto dell´innocenza perduta e della voglia che nonna Eva morse strappandoci alla eterna monotonia dell´Eden. Senza ancora rendersi conto appieno che da quel simbolo insieme mistico e scientifico - la mela del Serpente ma anche la mela di Newton - sarebbe nata una setta religiosa e lui ne sarebbe stato il guru.

Steve Jobs l´arabo americano abbandonato al grande fiume dell´America dai genitori naturali come Mosè nella cesta sul Nilo aveva intuito quello che nessun altro aveva capito nel vortice stordente dell´epoca degli hippies: che l´età del computer per tutti, allora all´alba, avrebbe risvegliato nell´umanità il più profondo e insaziabile dei bisogni. Quello di credere in qualcosa e dunque di "appartenere" a qualcuno.

Ora che guardiamo e viviamo il calvario del profeta, trentacinque anni dopo la creazione di un simbolo inventato da un´agenzia pubblicitaria che rivaleggia per riconoscibilità universale con la croce, la mezzaluna, le orecchie di Topolino, gli svolazzi corsivi della Coca Cola e le due grandi mammelle d´oro della McDonald´s, oggi, la trasformazione trascendentale di un prodotto in un oggetto di fede, di un capo azienda in un capo mistico, è ovvia. È diventato facile capire che la Apple è molto più di un´azienda o di un catalogo di gadget, di telefonini e di computer.

Non si "compera" un iPad, un MacBook, un iPhone, un iPod come si sceglie una Ford invece di una VW, un portatile Dell piuttosto che un Toshiba. Ci si "converte" alla Apple. «Mi sono convertito al Mac» è l´espressione più usata da chi, dopo anni di uso di altri e pur eccellenti sistemi, Pc o gadget, compie un passo che appare, infatti, come l´adesione a un culto. Se non rischiasse di apparire blasfemo, si potrebbe dire che quella dei "melisti" non è una comunità, ma una comunione.

L´evoluzione del suo fondatore verso la figura del "guru", colui che ti conduce oltre il buio alla luce, è stata insieme pianificata e involontaria. È stato come se lo stesso Jobs, partito da alcune notevoli ma non straordinarie scelte industriali assemblando nella propria grotta di Betlemme - il garage - circuiti e programmi già esistenti, avesse scoperto cammin facendo la propria vocazione a essere altro che un ennesimo assemblatore di circuiti.

Non era quella di formare un nuovo culto, con gerarchie, vescovi, "evangelizzatori" come si chiamavano i propagandisti del primo Macintosh (il nome di una qualità di mele, a proposito) l´intenzione originale. Al contrario, il paradosso del culto melista sta proprio nel suo essere nato dall´ambizione di rovesciare le chiese informatiche esistenti, in primis l´odiata e ubiqua Ibm con il sistema operativo Microsoft di Bill Gates.

Era stata rappresentata nel celeberrimo spot televisivo del 1984 e nella pesante allusione orwelliana agli schiavi che spezzano le catene del Grande Fratello. Ma tutte le nuove religioni nascono sempre come segnali di contraddizione verso l´esistente, prima di diventare ciò che volevano demolire.

Questa, ed è la controprova della metamorfosi classica di un eretico in un pontefice se non viene prima impalato, è esattamente la strada che Jobs ha percorso, arrivando a rendere - come ha scritto Virginia Postrel per Bloomberg News - il business e il businessman attraenti, cool e ammirevoli di nuovo dopo l´odio collettivo degli anni ´60 e ´70. Via via più dispotico e assolutista, soprattutto dopo l´esilio ordinato dai giuda della azienda creata da lui e il richiamo per disperazione, trattava dipendenti e collaboratori secondo gli estremi della collera e dell´amore, senza compromessi.

Gli annunci di nuovi prodotti dovevano avvenire in concistori annuali preceduti dalla più impermeabile segretezza, i "MacWorld" meeting. La liturgia si faceva sempre più intensa e mistica, culminando nell´apparizione di lui, nel suo maglioncino nero su fondo nero, sempre più scheletrico, ascetico, fino al momento della rivelazione di qualcosa che avrebbe cambiato "per sempre" la nostra vita. «Ancora una volta» predicava, indifferente all´ossimoro, alla contraddizione fra quel «per sempre» e quell´«ancora una volta».

Gli altri ridevano e irridevano, come si ride inizialmente di tutti i profeti, le guide spirituali, i guru. Risero quando la Chiesa della Divina Mela fece nel 2001, quel passo che altre aziende pur leggendarie, come la Sony giapponese, avevano tentato senza successo: aprire negozi in proprio. Ma, di nuovo, Jobs aveva seguito lo schema di ogni culto: la necessità di avere templi consacrati esclusivamente al proprio vangelo, non più condivisi con lavatrici e televisori, frigoriferi e altri brutti computer nello spazio confuso e dozzinale delle grande catene commerciali. Aprì la sua prima chiesa in una località inattesa.

Non nella Silicon Valley californiana dei computer geek, dei secchioni dell´informatica, ma in un enorme e disordinato shopping center in Virginia, nei sobborghi di Washington, chiamato Tyson´s Corner, pochi mesi prima dell´11 settembre. Il suo primo "Apple Store", organizzato secondo uno schema che sarebbe poi stato riprodotto per centinaia di volte, brillante di luci, brulicante di chierici servizievoli e sorridenti con magliette uguali, organizzato con la navata centrale per tutti, le sacrestie per chi voleva approfondire la catechesi, gli officianti, e tutta la produzione disponibile a chi ci volesse giocare, spiccava come un faro luminoso e accogliente nel techno suk dei negozi di mutande e di profumi.

Dieci anni dopo, sono aperti 400 templi in 12 nazioni del mondo e nuovi luoghi di culto vengono consacrati al ritmo di 30 all´anno, fondamentalmente identici nell´atmosfera. È il sentimento affettuoso, rilassante e confortante del fedele che entri nella Notre Dame di Saigon come nella Notre Dame di Parigi e riconosca immediatamente i segni e i richiami della propria appartenenza, nei segni, negli arredi, nelle icone, nell´"applese", la lingua della liturgia.

È in questa prodigiosa convergenza di trascendenza e di cassa, di appartenenza e di cambiamento, che il misticismo di Jobs si è fuso con il marketing. Con un elemento di vantaggio formidabile. Dalla conversione e dalla obbedienza al totalitarismo soft della "Casa" e dei suoi dogmi, il catecumeno esce tenendo fra le dita l´ex voto. Il paradiso è a portata di carta di credito, chiuso sotto il cellophane della scatola. Dio c´è e lo sfioro con le dita. Almeno fino a quando ci sarà il suo guru.

 

APPLE STORE APPLEiphone 4STEVE JOBSIPADSApple macbook air

Ultimi Dagoreport

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...