john williams

“PER I MUSICISTI LA MUSICA È L'OSSIGENO E NON POSSIAMO FARNE A MENO” - JOHN WILLIAMS, IL LEGGENDARIO COMPOSITORE NOTO PER LE COLONNE SONORE DI STAR WARS, JURASSIC PARK, INDIANA JONES E MOLTI ALTRI, COMPIE 90 ANNI – NATO A NEW TORK, HA 30 ANNI INCONTRA E DIVENTA ALLIEVO DI MARIO CASTELNUOVO TEDESCO, ARRIVANDO A VINCERE 5 OSCAR E DIVENTANDO LA SECONDA PERSONA CON PIÙ NOMINATION AGLI ACADEMY AWARDS DOPO WALT DISNEY (52 E 59 RISPETTIVAMENTE) – “L'INIZIO DI GUERRE STELLARI È TALMENTE MOZZAFIATO CHE LA MUSICA DOVEVA DARTI COME UNO SCHIAFFO. COSÌ HO PENSATO A…” - VIDEO

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Sandro Cappelletto per “Avvenire”

 

Due note ostinate, un ritmo lento, regolare. Mentre si avvicina alla preda, il battito diventa più serrato e infine arriva a 150 pulsazioni al minuto al momento dell'attacco. Se le immagini mostrano il suo punto di vista, la musica ci porta dentro di lui, nel suo cuore. Il cuore dello squalo. 

 

È una delle invenzioni più intense di John Williams, il compositore statunitense che oggi compie 90 anni. Con la colonna sonora per il film di Steven Spielberg vince nel 1976 il secondo dei suoi cinque Oscar. Prima statuetta con Il violinista sul tetto (1972), poi Guerre stellari (1978), E. T. l'extraterrestre (1983) e infine Schindler' s List (1994). 

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Nel 1975 la musica per L'inferno di cristallo arriva seconda, preceduta da Il padrino - parte II di Nino Rota e Carmine Coppola. Williams, nato a New York, figlio di un musicista, scrive per il cinema da oltre 60 anni, e per quanto riguarda le nomination agli Academy Awards è secondo soltanto a Walt Disney: 52 contro 59. 

 

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Quasi una ogni due film. L'ultima nel 2020, per L'ascesa di Skywalker, il più recente episodio di Guerre stellari. Festeggia il compleanno lavorando: «Compongo ogni giorno, è un'ottima abitudine. Per i musicisti la musica è l'ossigeno e non possiamo farne a meno». Ha iniziato a divertirsi con gli strumenti a 7 anni. Studia pianoforte alla Juilliard School di New York, suona nei jazz club, scrive per alcuni programmi televisivi, a 30 anni è attivo negli studi di Hollywood, dove incontra e diventa allievo di Mario Castelnuovo Tedesco, emigrato in America a causa delle leggi razziste promulgate dal fascismo. 

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Il compositore italiano racconterà così la propria breve esperienza nel cinema: «Entrato a far parte di questo complesso sistema di produzione, ero ormai l'impiegato n. 11694: un numero fra i tanti. Nell'industria cinematografica, il musicista non è che una vite in una macchina ben oleata alla quale deve spesso subordinare le proprie idee e la propria personalità». 

 

Negli ultimi due anni, sgusciando tra un lockdown e l'altro, Williams ha ricevuto riconoscimenti inconsueti per un autore di colonne sonore: la Gold Medal della Royal Philharmonic Society di Londra, un concerto con i Wiener Philharmoniker alla fine del quale la sezione degli otto- ni dell'orchestra gli ha detto: «La marcia imperiale di Guerre Stellari è la nuovaMarcia di Radetzky! ». Poi, lo scorso ottobre, l'invito a dirigere un concerto di proprie musiche con i Berliner Philharmoniker, uscito in disco lo scorso 4 febbraio con Deutsche Grammophon. 

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E il prossimo 19 giugno John Williams porterà le sue musiche al Teatro alla Scala di Milano, alla guida della Filarmonica. Un percorso, quello del grande compositore di colonne sonore, iniziato con Incontri ravvicinati del terzo tipo, per proseguire con Cuori ribelli, Harry Potter, Jurassic Park, Indiana Jones, Guerre stellari. Prima di ogni brano Williams ha svelato dei retroscena legati alla nascita di quei film. 

 

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Questo il racconto riguardo al primo episodio d iGuerre stellari: «George Lucas è il tipo di persona che non parla molto e quando abbiamo fatto il primo film, nessuno sapeva che ce ne sarebbe stato un secondo e poi un terzo. 

 

Guardai il film e mi concentrai su Luke e Leia, pensando che avrebbero messo su famiglia. Ho scritto un tema d'amore e quando l'ho suonato George non ha detto nulla. Due anni dopo scopro che sono fratello e sorella, e che il vero love theme appartiene a Han Solo e alla principessa Leia. Così per il secondo film ne ho composto un altro». Tra tante colonne sonore, nel concerto di Berlino, anche Elegia per violoncello e orchestra, un brano dedicato alla memoria di due bambini. 

 

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Della parte del proprio catalogo slegata dalle esigenze poste dai film, Williams parla con modestia: «Questo tipo di lavoro rappresenta un divertimento, una pausa felice rispetto alle restrizioni di quando scrivo per il cinema. Lo faccio per esprimere qualcosa di più personale e, al riguardo, non ho alcuna pretesa». Ennio Morricone - è difficile immaginare due mondi musicali più diversi - non amava troppo la sua musica; lo riteneva abile soprattutto nello scrivere marce e marcette. 

 

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Roberto Calabretto, acuto studioso della musica per film, descrive così il suo stile: «La felicissima invenzione melodica si unisce a una grande abilità nell'orchestrazione. Nel rappresentare la miglior tradizione del sinfonismo hollywoodiano, la sua scrittura pone in relazione i modelli consegnati dalla tradizione operistica tardo-romantica con quelli del sinfonismo europeo tra Otto e Novecento. Motivo per cui, taluni hanno ingenuamente comparato la sua partitura per Star Wars con la Tetralogia wagneriana». 

 

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Sinfonismo hollywoodiano: è innegabile che l'eredità musicale di Caikovskij, Strauss, Mahler persista nelle colonne sonore del cinema epico-catastrofista e visionario di tanti registi americani. Il superficiale debito verso Wagner è riconoscibile nella capacità di Williams di associare dei motivi a altrettanti personaggi, ma a una colonna sonora non sono richiesti quegli approfondimenti che rendono unico il metodo compositivo wagneriano. 

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Riguardo all'epicità, Williams è del tutto consapevole: «L'inizio di Guerre stellari è talmente mozzafiato che la musica doveva darti come uno schiaffo. Così ho pensato a un suono semplice e diretto, che poi fa un balzo di ottava, diventando drammatico. Ho cercato di realizzare qualcosa di esaltante e che nello stesso tempo avesse un aspetto militare, come una fanfara». 

 

Trombe, tromboni e corni i suoi strumenti più amati. La vecchiaia pesa? «La salute è buona, ma il mio corpo non è più lo stesso. L'entusiasmo rimane, l'ambiente è sempre stimolante, eppure non riesco a restare seduto a scrivere musica lo stesso numero di ore di una volta»

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