ADESSO TOCCA A ODESSA - KIEV MANDA UN BATTAGLIONE SPECIALE DOPO GLI SCONTRI E I MORTI DEI GIORNI SCORSI - UCRAINA E RUSSIA SI SFIDANO A COLPI DI FILMATI PER ADDOSSARSI LA COLPA DEI 46 MORTI NEL ROGO ALLA CASA DEI SINDACATI

1 - KIEV MANDA BATTAGLIONE SPECIALE A ODESSA
(ANSA) - Uno speciale battaglione di poliziotti e' stato inviato da Kiev a Odessa dopo gli scontri e le tensioni tra filorussi e filo governativi dei giorni scorsi. Lo rende noto su Facebook il ministro degli interni ucraino Arsen Avakov. ''Questa e' una delle unita' formate recentemente da attivisti civili'', ha riferito, precisando che ne fanno parte molti originari di Odessa.

2 - A ODESSA, COSMOPOLITA ED EUROPEA LO SCONTRO PIÙ FEROCE FRA KIEV E I FILORUSSI
Anna Zafesova per "La Stampa"

A Odessa comincia «l'attacco mortale contro l'Ucraina». Dopo la tragedia di venerdì che ha fatto 46 morti nel rogo della Casa dei sindacati, il premier Arseny Yatseniuk si precipita nella città sul Mar Nero a licenziare tutti i vertici della polizia e supplicare la popolazione di «salvare la pace e la sicurezza».

Ma sembra troppo tardi: poche ore dopo una folla di filo-russi ha sfondato i cancelli del comando di polizia liberando una settantina di loro compagni fermati due giorni fa. Tra le migliaia di persone che scandivano «No ai fascisti!» e «Viva gli eroi!» c'erano anche numerosi militanti armati, e ci sono diversi feriti sia colpiti da proiettili sia picchiati selvaggiamente perché sospettati di essere filo-ucraini.

Mentre Kiev e Mosca si affrontano a colpi di filmati che dovrebbero dimostrare come il fuoco nella Casa dei sindacati si propaga dall'interno - e quindi dalle molotov lanciate dai filo-russi asserragliati dentro - piuttosto che dalla piazza - e quindi dagli ultras filo-ucraini, l'unica cosa chiara della tragedia è la totale assenza della polizia, che prima non ha fermato l'assalto dei fan di Mosca al corteo ucraino e poi ha ignorato lo scontro che ha scatenato il rogo.

Il ministro dell'Interno di Kiev Avakov chiama gli arrestati «provocatori», i servizi segreti Sbu li accusano di essere infiltrati dai russi, ma intanto la magistratura e la polizia locale li rimettono in libertà, e Odessa torna a vivere uno dei suoi incubi storici, quello del pogrom. Che, come termine e fenomeno, sono stati brevettati proprio qui, dal primo massacro degli ebrei nel 1821.

Il secondo fronte della guerra civile ucraina si apre lontano dalla operaia Donetsk, nella città più cosmopolita dell'ex impero, il porto franco degli zar fiero dei suoi commerci, della sua università, del teatro dell'opera, e di aver dato i natali a metà della letteratura russa del '900. È la Marsiglia del Mar Nero, e le sue radici sono più mediterranee che russe, a cominciare dallo spagnolo-napoletano Jose de Ribas che la fondò sul sito di un'antica colonia greca su ordine di quel Potiomkin entrato nella storia per villaggi di cartapesta, ma che nella realtà aveva edificato decine di città in pietra e marmo.

I locali hanno continuato caparbiamente a chiamare la via centrale Deribasovskaya anche quando i comunisti le imposero il nome di Lenin. Ma Odessa ha i propri eroi, e le vie eleganti portano i nomi dei padri fondatori, il duca di Richelieu, il conte di Langeron, l'architetto italiano Boffo. Pushkin, esiliato qui nel 1824, scriveva che «nell'aria si respira l'Europa, tutti parlano in francese e ci sono i giornali europei».

Oggi si parla un russo venato di ironia yiddish, e non ci si sente parte della Russia né dell'Ucraina, ma un mondo a parte, un porto di commerci, arti e idee, dove convivevano greci, armeni, tedeschi, moldavi, italiani, russi, francesi, ucraini e soprattutto ebrei. Il quartiere degli emigrati dall'Urss a New York porta il nome di Little Odessa, e l'eroe popolare è il bandito Benya Krik dei racconti di Isaak Babel, figlio francofono della borghesia commerciale ebrea.

Odessa ha prodotto quasi tutta la comicità e la satira degli ultimi 100 anni, e il jazz made in Urss, ed è qui che si può scendere verso il mare per la scalinata della «Corazzata Potiomkin» di Eisenstein. È anche la patria storica della mafia, e al famoso mercato Privoz, dicevano fieramente i locali, si poteva comprare anche una bomba atomica di contrabbando.

Con il suo senso di superiorità Odessa ha snobbato l'ingenuità del Maidan di Kiev, e le rivolte proletarie di Donetsk, lasciando poche migliaia di manifestanti sfilare ogni domenica con il vessillo giallo-azzurro ucraino e scherzando sulle poche centinaia di filo-russi che nella loro tendopoli ascoltavano via Skype da Mosca il «presidente» autoproclamato Kaurov.

Fino a che una tragedia assurda non ha spinto gli odessiti in strada, a gridare «Morte ai fascisti» o a formare milizie di autodifesa contro i separatisti, pronti a scontrarsi lungo i boulevard.

 

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