L’INFORMAZIONE È IN MANO AGLI INFLUENCER: COSA POTRÀ MAI ANDARE STORTO? IL 46% DEGLI ITALIANI DICE DI INFORMARSI TRAMITE IL COSIDDETTO “SELFIE JOURNALISM”: CREATOR E DIVULGATORI, SPESSO NON GIORNALISTI, CHE CAVALCANO I TEMI “TREND” PUR DI FARE ENGAGEMENT E GUADAGNARE FOLLOWER, IN BARBA ALL’AUTOREVOLEZZA E AGLI APPROFONDIMENTI. MA PUÒ BASTARE UN CLIPPINO DI 15 SECONDI A SPIEGARE LA COMPLESSITÀ DI UNA GUERRA, DI UN CASO DI CRONACA, DEGLI SCENARI POLITICI?
IL PANORAMA DELL’INFORMAZIONE MONDIALE, SECONDO IL RAPPORTO REUTERS 2026, E’ UN MEZZO CESSO: LA FIDUCIA NELLE NOTIZIE È AI LIVELLI PIÙ BASSI IN 10 ANNI, LE PERSONE S'INFORMANO ATTRAVERSO SOCIAL E VIDEO PIÙ CHE SULLE TESTATE E TV TRADIZIONALI, CRESCE L'USO DEI CHATBOT PER LE NEWS E AUMENTANO I CREATORI DI CONTENUTI CHE VOGLIONO INFORMARE - IL 36% DEGLI ITALIANI EVITA LE NOTIZIE TALVOLTA O SPESSO, PERCENTUALE IN AUMENTO DI TRE PUNTI RISPETTO A UN ANNO FA - SI RIDUCE ANCORA, PASSANDO ALL'8%, LA PERCENTUALE DI LETTORI CHE PAGANO PER L'INFORMAZIONE ONLINE - LA PRIMA FONTE DI NOTIZIE È INTERNET COL 69% DELLE PREFERENZE, SEGUITA DA TV (62%), SOCIAL MEDIA (45%), INFINE LA STAMPA ALL'11% (ERA AL 59% NEL 2013) - IL 44% DEGLI ITALIANI USA FACEBOOK PER LE NEWS, IL 31% INSTAGRAM E IL 29% WHATSAPP, TUTTE PERCENTUALI IN CRESCITA…
I SITI DEI GRANDI GIORNALI ANDRANNO A SCOMPARIRE?
Estratto da “Ellissi”, la newsletter di Valerio Bassan
È uscita la nuova edizione del Digital News Report 2026 (la quindicesima, auguri!), che come sempre ci fornisce una fotografia interessante del casino in cui siamo: ecco qualche notizia e un po’ di dati. Consiglio, come sempre, la lettura del report integrale.
I siti di news sono in crisi
La fruizione di video sui canali diretti degli editori è calata del 5% rispetto al 2025 (e del 10% dal 2021). Quasi ovunque, social e streaming video sono la prima fonte di informazione e battono l’accoppiata «siti più tv». La crescita digitale dell’informazione è quasi interamente appannaggio delle piattaforme, YouTube in testa.
Il «selfie journalism» cresce ancora
Il 46% degli utenti si informa tramite creator e divulgatori (quello che, con intento dispregiativo, viene definito «selfie journalism»), quota che scende al 27% se si considerano solo i creator focalizzati puramente sulle news. Di questo argomento ho parlato estensitvamene su Ellissi qui e qui.
Però, però, però…
…di coloro che si informano tramite i creator, solo il 13% pensa che riescano a soddisfare del tutto le loro esigenze informative (in Italia, appena il 9%). E poi emerge che chi usa i social come fonte primaria ha una predisposizione significativamente più negativa e scettica verso la copertura mediatica dei grandi temi globali (Ucraina, inflazione, Trump, Medio Oriente, clima e immigrazione).
L’AI è il nuovo intermediario globale
L’uso di chatbot per informarsi, come ChatGPT o Gemini, è cresciuto dal 7% dello scorso anno al 10% globale (e tocca il 16% tra gli under 35). Alle persone queste interfacce sembrano piacere soprattutto perché permettono loro di fare domande di approfondimento (42%), ottenere riassunti di storie complesse (36%) e beneficiare del servizio di traduzione (33%).
Il traffico se lo mangiano i bot
Nonostante siano sempre più usati, i chatbot restano una fonte marginale di pubblico per gli editori, portando loro circa l’1% del traffico medio. Appena il 4% degli utenti clicca infatti sui link delle fonti raccomandate dall’AI, contro il 19% dei motori di ricerca e il 17% dei social.
…e l’Italia?
Non tantissimo da segnalare, se non che: cresce il malcontento verso la qualità dell’informazione della RAI; oltre un terzo degli italiani evita attivamente di informarsi; Facebook è ancora - e di gran lunga - la piattaforma social più usata per le news. Insomma, tempi duri.
Per approfondire > DIGITAL NEWS REPORT 2026



