pasolini pommidoro

L’ULTIMA CENA DI PASOLINI – PARLA IL TITOLARE DI “POMMIDORO", IL RISTORANTE NEL QUARTIERE ROMANO DI SAN LORENZO IN CUI LO SCRITTORE MANGIO’ PRIMA DI ESSERE UCCISO: "ERA NERVOSO. IO GLI DICEVO DI LASCIARE PERDERE LA STORIA DEL PETROLIO…DOPO IL DELITTO CI FURONO EPISODI INQUIETANTI. MA FUI ASCOLTATO SOLO 40 ANNI PIÙ TARDI – QUELLA VOLTA CHE SALVAI PASOLINI DALL’ASSALTO DEI RAGAZZI DI VIA DEI VOLSCI FURIOSI PER IL SUO ARTICOLO IN DIFESA DEI POLIZIOTTI"

 PASOLINI POMMIDORO PASOLINI POMMIDORO

Giuseppe Cerasa per la Repubblica

 

 

Quell' assegno di undici mila lire, della cassa di Risparmio di Roma, agenzia 15, via Giacinto Carini, 58/b, senza data di emissione e con la firma traballante di Pier Paolo Pasolini, sta ancora sulla vetrata di ingresso del ristorante Pommidoro, nel cuore di San Lorenzo, uno dei quartieri più veraci di Roma.

 

L' assegno è incorniciato sotto la fotografia dello scrittore e regista che poche ore dopo aver cenato da Pommidoro sarebbe stato ucciso a Ostia da un grumo di balordi. Di suo pugno il patron Aldo Bravi verga la foto e scrive: «L' assegno è l' ultimo firmato da Pasolini e rilasciato al ggestore (scritto proprio così alla romana) di questa trattoria, di cui era cliente abituale, per pagare la sua ultima cena consumata insieme a Ninetto Davoli con il quale si era intrattenuto in questo locale fino al momento di recarsi alla stazione per incontrarvi il Pelosi la sera in cui fu ucciso».

 

 

Ricorda Aldo: «Quella sera Pier Paolo mi sembrava nervoso, ma non ci feci troppo caso. Gli chiesi Pierpa' che c' hai? E lui scosse la testa: niente. Mangiò le cose che gli piacevano, una costata di vitellone e un piatto d' insalata.

 

ASSEGNO PASOLINI POMMIDOROASSEGNO PASOLINI POMMIDORO

Poi andarono via». Poche ore dopo l' agguato, il corpo martoriato sulla sabbia. La verità non si scoprirà mai. «Io non so come hanno indagato. So solo che con tutto quello che accadde quella sera del due novembre 1975, con tutti quei dettagli che potevano essere decisivi per scoprire gli assassini, si sono permessi il lusso di interrogarmi 40 anni dopo quei fatti. Forse i racconti che mi faceva Pasolini, le nostre chiacchiere, non interessavano nessuno.

 

Ma io mi ricordo che gli continuavo a dire: Pierpa' lascia perdere questa storia del petrolio, quelli sono troppo potenti e tu non sei nessuno. E lui mi rispondeva: debbo andare avanti, non mi fermo, è un problema di verità. Era un suo chiodo costante. E io gli replicavo ridendo: verità, verità, ma tu sei fissato. Se uno mette le corna alla moglie mica glielo deve andare a dire di corsa per amore della verità. E lui che era sempre serissimo scoppiava a ridere ».

 

Da quella notte al ristorante Pommidoro poche cose sono cambiate. «Sì, San Lorenzo non cambia mai», ricorda Aldo Bravi, che ha quel chiodo di Pasolini conficcato in testa. Sai quanti giornali, quante televisioni volevano l' originale di quell' assegno? E sai quanti soldi mi offrivano? Ma io non lo do via. Non si discute. È la storia di questo locale». "Pommidoro" ha ancora negli occhi quelle scene di violenza ai Sanniti: «Sai quante volte ho salvato la vita a Pasolini?

BERNARDO BERTOLUCCI - JEAN LUC GODARD - PIER PAOLO PASOLINIBERNARDO BERTOLUCCI - JEAN LUC GODARD - PIER PAOLO PASOLINI

 

Ricordo una sera qui al centro della piazza quando un gruppo di esponenti del collettivo di via dei Volsci circondò Pasolini e voleva linciarlo. Gli gridavano infame, fascista, solo perché pochi giorni prima Pier Paolo aveva difeso i poliziotti dicendo che erano figli di povera gente e che non dovevano essere il bersaglio dei movimenti di sinistra. E loro giù a dare botte e a urlare minacce.

 

Allora intervenni io, dissi di lasciarlo perdere perché era uno scrittore, un poeta, un uomo libero. E loro niente. In un bar vicino alla piazza c' era un gruppo di malandrini di San Lorenzo, molti appena usciti di galera. Mi avvicinai e urlai: ragazzi c' è da menar le mani. E così tornai al centro della piazza, afferrai il caporione dei Volsci e gli dissi: lascia quest' uomo o altrimenti ti torco il collo. E lui: provace. Ma in quel momento vide avvicinarsi gli amici mia e fu un fuggi fuggi.

 

pasolinipasolini

Pier Paolo si rialzò e mi disse: vedi Pommido' perché ti continuo a dire che devi andare all' estero?

 

Questa non è terra per noi». Aldo Bravi non seguì il consiglio di Pasolini e rimase nella sua trattoria. Pasolini continuò a frequentare Pommidoro. «Veniva con la Callas», ricorda Aldo. «E i muratori che mangiavano accanto gli urlavano: "Pierpa' falla cantare". Niente, il miracolo non accadde. Poi veniva con Bertolucci, con la Betti. A volte c' erano a tavola dei politici importanti che mi chiamavano in disparte per intercedere con lui: facci parlare con Pasolini».

 

Fino a quella maledetta sera di novembre. «Sì, Pier Paolo era strano, si vedeva dai suoi occhi.

Poi la morte. E quell' incubo per me durato un mese: giorno e notte una macchina con cinque persone a bordo stazionò sotto casa mia, non dicevano nulla, mi guardavano e io tremavo. Poi sparirono inghiottiti dal mistero della fine di Pasolini. E io per quasi 40 anni ad aspettare che qualcuno mi chiedesse qualcosa di quella sera maledetta...».

salo di pasolinisalo di pasolinipasolini elsa morantepasolini elsa morantebattaglia   pasolinibattaglia pasolinile 120 giornate di sodomale 120 giornate di sodoma

 

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?