hugh hefner playboy

“LA MAGGIOR FORZA CIVILIZZANTE NEL MONDO NON E’ LA RELIGIONE MA IL SESSO” – LA GIORNALISTA VALERIA ARNALDI RACCONTA IN UN SAGGIO LA FIGURA DI HUGH HEFNER, FONDATORE DI ‘PLAYBOY’, CAPACE FIN DAL PRIMO NUMERO DEL 1953, CHE OSPITAVA UN NUDO DI MARILYN MONROE, DI TRASFORMARE UNA RIVISTA IN UNO STILE DI VITA – “PLAYBOY È STATO FONDATO SULLA CONVINZIONE CHE ANCHE ALLE BELLE RAGAZZE PIACE IL SESSO” – L’INTERVISTA A ORIANA FALLACI IN CUI HEFNER SPIEGO’ LA SCELTA DEL CONIGLIO COME LOGO (DAL CONIGLIO ALLE CONIGLIETTE IL PASSO FU BREVE) - E PENSARE CHE LA MADRE SOGNAVA PER IL GIOVANE HUGH UN FUTURO DA MISSIONARIO (IN UN CERTO SENSO, IL MISSIONARIO, MA SOLO COME POSIZIONE, E’ STATO CENTRALE NELLA SUA VITA)

 

Alisa Toaff per adnkronos.com

 

hugh hefner anni 70

Valeria Arnaldi, giornalista e autrice attenta ai fenomeni della cultura pop e dell’immaginario contemporaneo, torna in libreria con ‘Playmate & conigliette. La (bella) vita secondo Hugh Hefner’, un saggio che esplora uno dei simboli più riconoscibili e controversi del Novecento.

 

Al centro del racconto c’è la figura di Hugh Hefner, fondatore di ‘Playboy’, capace di trasformare una rivista in un vero e proprio universo culturale. Non solo editoria, ma un modello di lifestyle che ha inciso profondamente sull’immaginario collettivo, tra glamour, trasgressione e costruzione del desiderio. Il libro ripercorre la parabola di Hefner a partire dalla sua visione originaria.

 

hugh hefner 1982

‘’Non avevo solo una rivista, avevo uno stile di vita’’, è una delle chiavi di lettura che emergono dalla sua stessa narrazione, utile a comprendere come ‘Playboy’ sia diventato molto più di un magazine. Fin dal primo numero del 1953, che ospitava un nudo di Marilyn Monroe, la rivista si è imposta come fenomeno culturale, contribuendo a una progressiva normalizzazione del nudo nell’immaginario popolare.

 

hugh hefner crystal harris 2010

Nel corso degli anni, numerose icone della cultura pop e del cinema hanno posato per la rivista, trasformando il cosiddetto “paginone centrale” in un simbolo di notorietà e consacrazione mediatica. “Il paginone centrale che poi è stato il trionfo dell’oggettificazione della donna in realtà è diventato una sorta di Oscar della bellezza femminile - sottolinea Arnaldi all’Adnkronos - Arrivare su quelle pagine era un vero e proprio traguardo. ‘Playboy’ non è solo nudo, ma anche altro: Hefner l’ha costruito bene, inserendo letteratura, design e interviste. In questo modo ha rivoluzionato l’idea stessa di magazine”.

hugh hefner

 

Arnaldi ricostruisce come la rivista abbia ospitato nel tempo conversazioni con protagonisti della musica e della cultura come Miles Davis e Frank Sinatra, fino a interviste considerate scomode a figure politiche e leader dei diritti civili come Martin Luther King e Malcolm X, oltre ad artisti come Salvador Dalí e attori come Marcello Mastroianni:

 

Era un magazine pensato per l’uomo, ma non solo sul nudo, bensì su interessi più ampi – continua la giornalista - Dentro c’erano anche i racconti di Roald Dahl, che affidò a Playboy un immaginario erotico e oscuro, dimostrando quanto potesse essere un contenitore culturale trasversale’’.

hugh hefner al lavoro 1966

 

In questo senso, ‘Playboy’ si inserisce nella stagione di cambiamento dei costumi legata alla rivoluzione sessuale, portando il nudo fuori dalla marginalità e rendendolo parte del linguaggio mainstream.

 

Non a caso, Hefner sosteneva che Playboy fosse stato stato "fondato sulla convinzione che anche alle belle ragazze piace il sesso”, una dichiarazione che sintetizza la sua impostazione culturale e commerciale.

 

Uno degli aspetti più interessanti del volume è proprio l’equilibrio tra racconto e analisi. Se da un lato ‘Playboy’ viene presentato come espressione di una nuova libertà, dall’altro emergono i limiti di un modello fondato su una rappresentazione del corpo e del desiderio fortemente codificata. Arnaldi infatti si sofferma anche sulle ombre della figura di Hefner e sugli aspetti più controversi del suo impero mediatico: “Nel libro - sottolinea - ho voluto dare conto anche di quelli’’.

 

hugh hefner 1

Senza assumere toni celebrativi né apertamente critici, Arnaldi costruisce un percorso accessibile e divulgativo, capace di parlare a un pubblico ampio. 

 

Il risultato è un ritratto che invita a interrogarsi su cosa abbia rappresentato davvero l’universo ‘Playboy’ e su quale sia oggi la sua eredità. In un contesto contemporaneo in cui il dibattito su immagine, identità e rappresentazione è sempre più centrale, ‘Playmate & conigliette’ offre così uno spunto per rileggere il passato alla luce del presente. Il mito costruito da Hefner continua infatti a esercitare una sua influenza, anche se osservato oggi con uno sguardo più consapevole e critico.

hugh hefner pamela anderson ph gettyimages

 

PLAYMATE E CONIGLIETTE

Estratti dal libro Playmate& Conigliette di Valeria Arnaldi

 

«Potrei essere in un posto migliore e più felice di oggi? Non credo». Così, in poche parole ma con una prospettiva decisamente ampia, Hugh Hefner, padre di Playboy, commentava la sua vita, il suo successo, la sua impresa.

 

Un bilancio di pochi, pochissimi, quasi nessuno, che Hefner, pioniere ma soprattutto forse avventuriero nei mercati dei tanti, tantissimi, zero, proponeva come "formula" Voleva sì mostrarsi privilegiato, ma anche e più ancora farsi icona di un mondo da sognare, desiderare e cercare di sbirciare dal "buco della serratura" della rivista per sentirsene in qualche modo parte.

 

Cresciuto nel mondo delle pin-up, sexy ma ingenue per definizione- e seduzione - Hefner fece del sesso uno strumento di rivoluzione e ben prima che lo diventasse per storia e movimenti giovanili. Spiegò agli uomini che le loro fantasie si potevano avverare, tutte, pagina dopo pagina. E regalò loro un nuovo immaginario, figlio dei suoi stessi desideri: donne libere, ammiccanti, felici di mettersi in mo-stra, senza pensieri o richieste, senza impegno.

hugh hefner playboy

 

Al contempo, però, Hefner usò quella stessa immagine per svelare alle donne ciò che potevano essere e avere. Non dovevano più limitarsi a farsi statu-ine, fisse e inespressive, vergognose per l'educazione al pudore e per dovere sociale. No. Potevano attrarre gli sguardi e guidarli dove volevano, potevano essere parte attiva nella ricerca del piacere e po-tevano, anzi dovevano, godere di quella situazione, nel senso pieno del termine.

 

«Playboy è stato fondato sulla convinzione che anche alle belle ragazze piace il sesso», dichiarò Hefner a proposito della nascita della rivista. E questa era davvero una rivoluzione. E, negli anni Cinquanta, un tabu. Non era una cosa risaputa e soprattutto non era una prospettiva concepita.

 

hugh hefner e la moglie crystal

Nel secondo dopoguerra, il centro della società americana era la famiglia della classe media, solida, con un sufficiente potere d'acquisto e felice anche per la possibilità di concedersi nuovi consu- mi. Il modello era conservatore: padre lavoratore - e capofamiglia, concetto da non sottovalutare - madre casalinga, impegnata a gestire ogni questione domestica, e più figli.

 

La casa era spesso in una zona di nuova costruzione, periferica e in crescita, e questo, oltre a renderla accessibile, creava una nuova idea di modernità. Dunque, l'uomo doveva garantire il benessere economico secondo gli standard borghesi, la donna invece doveva occuparsi della serenità della casa, facendone il nido cui tornare felici e, ovviamente, doveva badare all'educazione dei figli per creare i "buoni americani" di domani.

 

valeria arnaldi hugh hefner cover

Lo status si misurava in base agli oggetti, a partire dagli elettrodomestici, che diventavano misura del boom economico post bellico. E i quartieri erano piccole comunità, solide, con una vita per molti versi condivisa, fatta di incontri, amicizie, relazioni.

 

Era questo il modello cui aspirare, questa l'idea sociale di "normalità"

 

hugh hefner e la moglie crystal

Quest'idea di famiglia non era figlia del decennio ma di gran lunga precedente. Già John Adams, secondo presidente degli Stati Uniti, dal 1797 al 1801, aveva teorizzato la sua importanza per il benessere collettivo: «Le fondamenta della moralità nazionale devono essere poste nelle famiglie private. Invano sono istituite scuole, accademie e università se principi lassi e abitudini licenziose vengono impressi ai bambini fin dai loro primi anni».

 

Suo figlio, John Quincy Adams, sesto presidente degli Stati Uniti dal 1825 al 1829, rimarcò la natura pre-politica della famiglia, ribadendola fondamentale per il benessere sociale. Nel 1842, introducendo il suo discorso al Franklin Lyceum di Providence, Rhode Island, dichiarò: «Il patto sociale, o corpo po-litico, fondato sulle leggi della Natura e di Dio, fisiche, morali e intellettuali, presuppone necessariamente un patto familiare permanente formato dalla volontà dell'uomo e dal consenso della donna, e che dalle stesse leggi della Natura e di Dio nella formazione del Patto Sociale, Il testamento o il voto di ogni famiglia deve essere dato dal suo capo, dal marito e dal padre».

marilyn monroe playboy 34

 

Una struttura rigida, quasi stringente, salda che diventava piena espressione di una precisa morale.

marilyn monroe playboy 3playboyhugh hefner 2011hugh hefner hugh hefner 1969playboy anni 70 (1)playboy 1975playboy anni 70 (3)playboy 1978 (1)hugh hefner e la moglie crystal playboy mansion piscina internapamela anderson hugh hefner hugh hefner pamela anderson playboy mansionhugh hefner chicago playboy mansion 1961playboy mansion los angeles hugh hefner chicago playboy mansion 1961hugh hefnerfesta alla playboy mansionpamela anderson playboy mansion 2woody allen playboy 1966woody allen playboy 1966 (1)jane birkin playboy cover inverno 2026playboy anni 90 sharon stonenatassia dreams ph playboy 1playboy rachel welch 1979nancy sinatra milf playboy (2)karen reichardt su playboywoody allen playboy 1965playboy 1978 farrah fawcettpamela anderson playboy starsmarilyn monroe cindy crawford herb ritts playboypamela anderson playboy 1ursula andress playboy 1raquel welch playboypamela anderson playboy sigaretta uncensoredbo derek playboy ita bo derek playboy kate moss 60 anni di playboyhugh hefner al lavoro

 

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