littizzetto maria de filippi

LA VERSIONE DI "LUCIANINA" - LA SCELTA DI LASCIARE LA CATTEDRA PER IL CABARET, LA VIOLENZA SULLE DONNE, I FIGLI, LA LITTIZZETTO SI RACCONTA NEL LIBRO "LA BELLA ADDORMENTATA IN QUEL POSTO" - “È UNA MISSIONE FARE RIDERE LE PERSONE. SONO UN ANTIDEPRESSIVO VIVENTE. MAI SOGNATO IL PRINCIPIO AZZURRO SEMMAI GRIGIO, NEL SENSO DI 50 SFUMATURE DI GRIGIO...” (VIDEO)

 

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Alessandro Sala per il Corriere della Sera

Si fa fatica a decidere se lo sguardo più tenero sia il suo o quello della Gigia, la cagnolina trovatella («un volpino di Pomerania incrociato con un paio di altre razze, probabilmente è nata da un' orgia») che qualche anno fa è entrata a far parte della sua famiglia e che ha voluto a farle compagnia nella quarta di copertina del suo ultimo libro.

 

Nell' atmosfera tranquilla e rilassata dei Magazzini Oz, lo spazio multifunzione dell' associazione che contribuisce ad animare assieme a Enrica Baricco e Luca Marin («È ormai il mio secondo lavoro) e che ha come mission l' accoglienza delle famiglie dei bambini gravemente malati ricoverati all' ospedale Regina Margherita,

Luciana Littizzetto sfoglia per la prima volta una copia stampata di La bella addormentata in quel posto (Mondadori, in uscita in questi giorni):

 

189 pagine di aneddoti e di ritratti al vetriolo, la consueta raffica di battute, di iperboli e di paradossi per raccontare con ironia i tic e le frustrazioni dei nostri tempi. In perfetto stile Litti. Una riga più fulminante dell' altra. Tranne una, la prima. La dedica al padre, da poco scomparso.

 

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Casa Oz sorge proprio nel cuore della Torino in cui è nata e cresciuta. Non l' ha mai voluta lasciare, la sua città. «Qui ho sempre avuto la famiglia, i miei genitori, anche se ora mi è rimasta mamma. Con Torino ho un legame fortissimo». La città della sua infanzia, nel quartiere popolare San Donato, dove il padre Piero, ex operaio Fiat, e la madre Antonietta, ex camiciaia, si sono trasferiti dal Canavese per aprire una latteria. «Che ora è diventata kebabberia e nelle strade lì attorno non si vede un solo italiano».

 

Se la ricorda bene la sua città quando era la città della Fiat e degli operai, in gran parte provenienti dal Sud, malvisti dai torinesi doc. «C' è semplicemente stata una sostituzione: gli stranieri hanno preso il posto dei meridionali, che con gli anni sono riusciti a a migliorare le proprie condizioni sociali e a cambiare quartiere». E' ancora fresca l' eco degli scontri dei giorni scorsi tra gli ospiti del Moi e i poliziotti. «Quello che è successo a Torino è quello che succede in tutti i grandi centri, con le istituzioni incapaci di gestire quelle polveriere rappresentate da giovani senza lavoro obbligati a non fare nulla.

 

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Così dilaga il malaffare. Gli immigrati meridionali di quando ero piccola volevano lavorare e rimettersi in gioco. Loro non possono perché il lavoro non ce l' hanno e non lo possono avere». Anche in questo Luciana prova a fare la sua parte, collaborando con la Caritas e ospitando in un suo appartamento donne sole o con figli piccoli che hanno bisogno di un tetto in attesa di una sistemazione.

 

Il principe grigio La bella addormentata parla dei nostri tempi, al tempo stesso social e asocial; delle donne che non riescono a emergere; della fragilità degli uomini.

 

Un libro che punta a strappare sorrisi: «È una missione fare ridere le persone. Hanno tanti problemi, per qualche attimo vogliono stare meglio. Io sono come lo Xanax, aiuto a superare la depressione».La bella addormentata, quella originale, era una principessa in attesa del suo principe.

LITTIZZETTO FRANCA VALERILITTIZZETTO FRANCA VALERI

 

«Io invece il principe azzurro non l' ho mai sognato, neppure da ragazzina. Lo dice anche mia figlia che di romantico non ho nulla. Lei è molto diversa da me: ha 22 anni, un fidanzato, sogna già una famiglia. Io alla sua età non ci pensavo proprio. Forse ero più da principi grigi, nel senso di 50 sfumature di grigio...».

 

Ma le ragazze hanno ancora bisogno di sognare i castelli delle favole? «Le ragazze sognano i principi poi si scontrano con la realtà. Per fortuna oggi sono più indipendenti e possono fare da sole. Il rischio vero, ci dice la cronaca, è che trovino qualcuno che le prenda a mazzate o le uccida. L' autonomia delle donne non piace ai maschi che a volte per ribadire il proprio ruolo si trasformano in principi neri».

luciana littizzetto  luciana littizzetto

 

E non c' è solo la violenza fisica: «Di quella si inizia ad essere consapevoli, però non c' è percezione della violenza psicologica - sottolinea Littizzetto -. Che c' è ed è altrettanto insidiosa: ti mette un tarlo, ti vivere male, ti fa sentire una puttana, una cattiva madre o una cattiva moglie, ti fa sentire inadeguata. Il rischio è fare finta di nulla. Trovare giustificazioni è un modo per salvarsi. O per non salvarsi».

 

Vanessa e Giordan Non è un forse un principe azzurro, ma Davide Graziano, suo compagno da una vita, è un punto di riferimento importante. Con cui ha condiviso tutto, «soprattutto una dimensione di estrema libertà», quella che ha permesso loro di portare avanti le rispettive carriere (lei attrice e cabarettista, lui musicista) ma anche di affrontare una scelta impegnativa come l' affido di due ragazzi di 9 e 12 anni.

 

luciana littizzetto   sabbriluciana littizzetto sabbri

Oggi Giordan e Vanessa di anni ne hanno 19 e 22 e anche se la soddisfazione è tanta («Mike Bongiorno diceva che sono cresciuti solo a 21 anni, con una ci siamo, con l' altro quasi ») resta il ricordo della fatica e della paura di affrontare una sfida, l' affido appunto, che solo a pronunciarne il nome fa paura. A maggior ragione con genitori così impegnati, così ingombranti, a volte lontani. Che poi in famiglia mica basta fare una battuta per risolvere i problemi.

 

VOGLINO FAZIO LITTIZZETTOVOGLINO FAZIO LITTIZZETTO

«Anzi, quanto si incazzano se provo a buttarla in caciara...». Ora il figlio maschio si sposterà a studiare in Francia, Vanessa è all' accademia delle Belle Arti. E poi? Meglio sognare di diventare la principessa Kate Middleton o una come Angela Merkel vera regina d' Europa? «La verità è che i nostri ragazzi fanno fatica a sognare perché questa vita piano piano toglie loro il futuro. Manca il lavoro, i segnali dal mondo sono devastanti. Noi pensavamo che ci si potesse dar da fare per cambiare le cose, loro partono già pensando che non serva a nulla».

 

Lei aveva iniziato come insegnante, poi però il richiamo del palcoscenico ha avuto la meglio. Il problema era spiegarlo al padre. «Quando ho lasciato la scuola era sbigottito - ricorda ora con un sorriso -. Non se ne faceva una ragione. Quando qualcuno gli chiedeva di me diceva che facevo recite, non cabaret...».

 

Poi i ricordi del passato lasciano spazio a quelli più recenti, ancora troppo recenti, a quel giorno di 7 mesi fa, quando se ne è andato smettendo di lottare contro una malattia dolorosissima.

LITTIZZETTO SANREMO LITTIZZETTO SANREMO

«Era una persona per bene, onesto, lavoratore. Ecco come vorrei che davvero diventassero i miei figli». Forse il principe azzurro era lui... «Sì, era lui» .

 

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