lorenzo fragola

SPREMUTA DI FRAGOLA – LORENZO FRAGOLA, VINCITORE DELL’EDIZIONE 2014 DI “X FACTOR”, PARLA DEI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE CHE L'HANNO COSTRETTO AD ALLONTANARSI DALLE SCENE PER ANNI: “A 19 ANNI UNO DOVREBBE FARSI LE OSSA E CAPIRE COME CI SI MUOVE. QUELLA CHE PORTAVO A SANREMO ERA LA SECONDA CANZONE CHE SCRIVEVO IN TUTTA LA MIA VITA... E MI CHIAMAVANO 'BIG'. DOPO DUE ALBUM E DUE SANREMO, MI SONO FERMATO. ERO DEPRESSO MA ANCORA NON LO SAPEVO” – IL 30ENNE FA PARTE DI UNA LUNGA LISTA DI GIOVANI ARTISTI ITALIANI CHE SI SONO FERMATI PER ANSIA, PER DEPRESSIONE O PER BURNOUT: SANGIOVANNI, ANGELINA MANGO, ALFA, MR. RAIN E ALTRI – COLPA ANCHE DEI TALENT E DEI SOCIAL, CHE PORTANO ALLA NOTORIETA' ARTISTI POCO STRUTTURATI CHE NON HANNO FATTO LA GAVETTA… - VIDEO

 
 
 
 

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Estratto dell’articolo di Francesca D'angelo per “La Stampa”

 

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«Non puoi deluderli. Non puoi fermarti. O ti dimenticheranno». Oggi quella vocina – così presente, così assidua per tantissimi anni – è diventata solo un'eco lontana per Lorenzo Fragola: è ancora lì, da qualche parte nella sua testa, alla stregua di una paura ancestrale ma ormai non comanda più lei.

 

[…] Toglierle quell'enorme potere che si era conquistata non è stato facile: ci sono voluti anni di terapia, il dolore del lutto, l'amore di tutti quelli che lo circondavano. […]

 

Per questo non lo vedevamo da un po'. Fragola ha scelto di prendersi il suo tempo – quello giusto, che era necessario – per occuparsi di Lorenzo: non il personaggio sotto i riflettori, che aveva vinto X factor (nel 2014) e, appena ventenne, calcato per ben due volte il palco dell'Ariston, ma il ragazzo che nel rincorrere i suoi grandi sogni aveva finito per perdere di vista se stesso.

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Così lo è andato a cercare, anche perché senza di lui non riusciva più a comporre: «Ho avuto un blocco creativo piuttosto lungo - commenta -. Avrei potuto cantare brani scritti da terzi, per restare comunque sotto i riflettori, ma ho preferito tornare sul palco solo quando avevo tutto chiaro. E ora ce l'ho». Da oggi è disponibile il suo nuovo singolo Storte. […]

 

Nemmeno la musica leniva il dolore?

«Le canzoni sono uno specchio dell'anima e quindi mi buttavano addosso tutta la mia inadeguatezza, bloccandomi. Inoltre ci mettevo del mio, perchè entravo negli studi di registrazione avendo come unico pensiero il lancio di una nuova hit: il brano che doveva piacere, che potesse avere un percorso radiofonico.

 

Dovevo inanellare successi, per non trasformarmi in una meteora: era la mia grande paura. Deludere e sparire. Oggi invece entro in studio senza pretese: scrivo la cosa più sincera che posso, bella o brutta che sia. Spero che il pubblico apprezzi proprio questo: il fatto che non prenda scorciatoie. Come ho fatto con Storte».

 

Qual è la cosa più difficile quando il successo ti esplode in faccia a 19 anni?

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«Gestire i rapporti, sia lavorativi che personali. A 19 anni uno dovrebbe fare i primi lavori, farsi le ossa e capire come ci si muove invece, vincendo X factor, sono entrato dalla porta principale del professionismo. Ho avuto a che fare con figure come l'avvocato o il commercialista che un adolescente di base non frequenta.

 

Ero chiamato a prendere delle decisioni importanti, quando ero ancora acerbo. E poi c'è la difficoltà delle relazioni personali: vivevo una dicotomia tra personaggio pubblico e privato, finendo per concentrarmi sul primo. Così nel momento in cui mi sono fermato mi sono trovato drammaticamente solo».

 

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[…] Dopo X factor, le propongono subito Sanremo: il primo pensiero?

«Mi dico: "Non sono pronto". Quella che portavo a Sanremo era la seconda canzone che scrivevo in tutta la mia vita... e mi chiamavano Big. Qualcosa mi stonava: è inevitabile chiedersi se sia giusto essere lì, ma la voglia di sfondare e la paura di perdere dei treni sono tali che ho accantonato le remore e sono andato. Il sistema musicale sarà malsano, perché ti spinge a cavalcare il successo e non ti aiuta, ma anch'io ci ho messo del mio»

 

Quando le cose sono andate storte?

«Dopo due album e due Sanremo, mi sono fermato e lì, nel cuore di Milano, la solitudine mi ha travolto: non avevo coltivato molti legami extra lavoro e passavo il tempo chiuso in casa. Risultato: non riuscivo a scrivere. In fondo era inevitabile: solo se vivi la vita - tutta quanta, non solo il lavoro - hai qualcosa da dire».

 

Poi cosa succede?

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«Ho cercato di tenere duro un paio d'anni finchè, stremato, sono tornato in Sicilia: ero convinto che lì, nella mia terra, tra gli amici di sempre, mi sarei ritrovato in fretta. Invece il malessere era più profondo di così perchè ero cresciuto a livello anagrafico ma non come persona: non sapevo chi ero, quale artista volessi diventare. Poi mio papà si è ammalato di cancro, è morto, e con il lutto sono arrivati gli attacchi di panico: mi assaliva un'ansia assoluta che mi impediva di fare cose banali come prendere la macchina, andare a fare la spesa. L'ansia stava occupando la maggior parte della mia vita».

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Era depresso?

«Sì, ma ancora non lo sapevo. Solo andando in analisi ho capito che gli attacchi di panico erano legati alla depressione. Ci ho lavorato, è stato un lavoro lungo, ma mi ha aiutato l'amore delle persone e anche tornare a fare le cose normali, come la spesa o una passeggiata». […]

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