luca josi mina

“IL CALO DEGLI ASCOLTI A SANREMO? E’ STATO FATTO QUALCOSA DI EROICO. IL COPRIFUOCO HA ‘NORDICIZZATO’ IL PAESE. L'OBBLIGO DI ESSERE A CASA ALLE 22 HA ACCORCIATO LE SERATE, SI CENA PRIMA E SI VA A DORMIRE PRIMA. E QUINDI…” - LUCA JOSI, CAPO COMUNICAZIONE DI TIM, SPONSOR UNICO DI SANREMO, SPIEGA CHE PRODURRE QUESTI ASCOLTI IN UN ARISTON SENZA PUBBLICO "È UNA MAGIA. TRA DIECI ANNI CE NE STUPIREMO” - MINA DIRETTORE ARTISTICO DEL FESTIVAL? “NON È UNA VALUTAZIONE CHE CI COMPETE. DA ANNI COLTIVIAMO CON LEI UNA GRANDE IDEA..."

Maurizio Caverzan per La Verità

 

luca josi

È il cervello della comunicazione di Tim. Formalmente: direttore Brand strategy media e multimedia entertainment della prima compagnia telefonica italiana. 54 anni, un passato da fiero craxiano e produttore tv di successo (5 Telegatti), Luca Josi è l'ideatore di tutte le campagne che accompagnano il marchio al Festival di Sanremo. Anche la piattaforma Timvision risponde a lui. Questo è il quinto anno di Tim sponsor unico: qual è il vostro bilancio?

«È un lustro che ci ha dato lustro. Tutto è cominciato nel 2017 quando Mina ha iniziato a interpretare i brani delle nostre campagne».

 

Siete partiti benino

amadeus tim

«Da allora, ogni anno ha dedicato un nuovo brano a Tim, riuscendo a inserire il brand nella canzone fin dalla prima, quando s' inventò quel Tim Tim Tim che divenne subito virale. Poi ci fu Timtarella di luna sul palco di Sanremo Fino all'edizione in corso con Questa è Tim, l'inno del gruppo che è l'adattamento di This is me, brano vincitore del Golden globe 2017, il cui acronimo è proprio Tim».

 

Anche la collaborazione con Mina è motivo di lustro

amadeus tim

«Il fatto che la più prestigiosa e desiderata interprete italiana canti per la nostra azienda con enormi riscontri è qualcosa di molto gratificante. E ci gratifica anche la coerenza del messaggio. La nostra mission è far comunicare tra loro le persone: avere come testimonial la voce italiana più apprezzata nel mondo, oltre che motivo di orgoglio è il modo più paradigmatico per rappresentare il nostro gruppo».

 

Perché per voi è interessante collaborare con la Rai per il Festival?

«Sanremo è l'evento italiano che mette insieme il pubblico più variegato ed eterogeneo. Nel Festival il più importante gruppo italiano di comunicazione riconosce il veicolo più efficace per incontrare il proprio pubblico».

 

Com' è nata l'idea del concorso a premi con in palio una crociera lunga un anno?

luca josi

«Da una serie di coincidenze. La prima è che per anni, da produttore televisivo, mi sono dedicato a giochi e concorsi. Ho fatto Passaparola, che ha allargato il vocabolario di una parte dei telespettatori.

 

Con Amadeus abbiamo lavorato insieme a Quiz show, un altro format di successo. Ma non è una mia fissazione: prendo solo atto che siamo un Paese di giocatori, di persone che amano mettere alla prova le proprie conoscenze. Non a caso i programmi preserali sono imperniati su giochi e quiz. Ora una serie di innovazioni tecnologiche consente alla pubblicità di trasformarsi in opportunità».

 

Come?

«Il nostro concorso cambia la comunicazione pubblicitaria. Inserendo negli spot ogni volta un indizio diverso stimoliamo lo spettatore a seguire la campagna perché offre la possibilità di acquisire nuovi beni e servizi. È una forma di pubblicità interattiva. Una piccola grande rivoluzione».

 

Perché avete messo in palio una crociera di un anno?

amadeus tim

«Sono tutti premi orientati al mondo che ripartirà. Prodotti alimentari Valsoia, un'auto Suzuki ibrida, una crociera intorno al mondo per quattro persone nella suite di una nave Costa crociere. È una sorta di nemesi che risponde all'anno appena trascorso in cui la popolazione è stata obbligata dalla pandemia a rimanere chiusa in casa».

 

Che risposta ha avuto?

«Molto positiva, ogni giorno crescono tutti gli indici di partecipazione, gli iscritti, gli utenti unici. Si può partecipare anche fotografando il Qr-code delle nostre filiali o del portellone delle Panda aziendali che girano l'Italia».

 

Che Festival è stato dal punto di vista di Tim?

«Credo sia stato fatto qualcosa di eroico. Confrontarsi con uno spazio vuoto è un'operazione difficilissima. Un conto è guardare lo show dal divano di casa, un altro dalla parte di chi costruisce cinque ore e per cinque giorni uno spettacolo in quelle condizioni. Faccio un piccolo esempio: gli anni scorsi, ogni notte la lettura della classifica veniva accolta dal brusio della platea che esprimeva dissenso o approvazione. Ora tutto questo non c'è. I conduttori lavorano nel silenzio e nel vuoto».

 

Qual è il momento che le è piaciuto di più e quello che le è piaciuto meno?

«Meno di tutto mi è piaciuto girare in una cittadella dove i chioschi delle radio degli anni scorsi sono stati sostituiti dai chioschi dei tamponi».

Luca Josi

E sul palco?

«Non faccio distinzioni a favore di qualcuno. Editorialmente, l'ho trovato uno spettacolo molto garbato. Produrre questi risultati in questa situazione mi sembra una magia».

 

L'ha sorpresa il fatto che con il coprifuoco l'audience sia diminuita rispetto al 2020?

«Non recito la parte di quello che l'aveva detto. Anch' io pensavo a una platea potenziale più larga. La surrealtà nella quale è andato in scena il Festival provoca una curiosità eccezionale che dura qualche minuto, come la leggenda del monoscopio che fa più audience del programma. Non a caso da 70 anni il pubblico continua a comprare il biglietto per vedere il Festival dal vivo. Poi c'è anche un altro fattore, poco considerato».

 

Sentiamo

tim

«Il lockdown ha un po' nordicizzato il Paese, anticipando tutti i nostri orari. L'obbligo di essere a casa alle 22 ha accorciato le serate, si cena prima e si va a dormire prima. Infatti i bacini televisivi dei programmi di seconda e terza serata si sono ridotti. Forse Sanremo ha pagato anche il fatto che ci siamo avvicinati ad orari e abitudini nord europee».

 

Il calo di ascolti comporta una correzione del contratto fra Rai e Tim?

«Io mi occupo della parte editoriale, ma non mi risulta».

 

La vostra campagna istituzionale per i 100 anni d'innovazione conteneva l'auspicio di tornare presto ai balli di massa: era una visione troppo ottimistica della situazione in cui ci troviamo?

fiorello amadeus 1

«Senza fare paragoni, che cosa faceva essere ottimistica la comunicazione del cinema di Frank Capra nei momenti tragici in cui veniva prodotto? Una regola aurea del vivere ancor prima che del comunicare è che in tempi in bianco e nero si cerca di dare il colore, mentre in tempi variopinti si produce una comunicazione più minimalista e introspettiva. Se è in discussione il nostro modo di esistere cerchiamo di trasmettere la possibilità dell'uomo di credere in sé stesso e nella sua energia».

 

Con il primo spot con il ballerino Sven Otten avete inaugurato una nuova stagione della comunicazione pubblicitaria.  Quanto è difficile continuare a innovare?

luca josi

«È un problema che ci poniamo ogni giorno. Ci sembra di aver fatto molto e in effetti abbiamo fatto ballare col cappello di Sven Otten Topolino e il Gabibbo, Amadeus e Gerry Scotti, Spiderman e i personaggi di Star Wars. Paventare l'esaurimento delle idee per il futuro sarebbe presunzione.

 

Il mondo offre un'infinità di spunti rispetto ai quali ciò che noi abbiamo prodotto è nulla. Anche grandi compagnie come Coca Cola e Pepsi hanno realizzato spot orientati al ballo. Il quale è un modo di coinvolgere le persone attraverso un elemento unificante che invita a vedere positivamente il presente e il futuro».

 

Era molto presente anche nel cinema del dopoguerra.

«La stagione dei grandi musical si è alimentata di questa cultura. Non c'è frivolezza nel dire "ballaci sopra". Per chi fa comunicazione non c'è niente di più importante che regalare alle persone la possibilità di gioire e di liberarsi dalle costrizioni».

 

In che modo il Covid ha cambiato la comunicazione pubblicitaria?

amadeus fiorello.

«Non sono un sociologo della comunicazione. Credo che ci vorranno anni per capire le trasformazioni nelle quali siamo immersi. Mi diverte lavorare al videogioco della nostra comunicazione, consapevole che non stiamo scoprendo la penicillina. Ma provando a trasmettere un pizzico di serenità e offrendo al pubblico, anziché martellarlo con un messaggio sempre uguale, un'opportunità di dialogo e partecipazione come attraverso il concorso al Festival».

 

Difficilmente ci sarà l'Amadeus-Fiorello ter. Da sponsor unico, Tim ha dei suggerimenti per i vertici Rai?

«Sul fatto che non ci sarà il terzo festival di Amadeus e Fiorello mi concedo qualche dubbio. Non do consigli agli altri, ascolto quelli che danno a noi. Abbiamo visto i fiori sul carrello, poi con i guanti, mancava che li facessero cantare con la mascherina. Quando tra dieci anni rileggeremo questi dati di ascolto ci stupiremo della capacità di mettere insieme platee così ampie in un'era di frammentazione delle piattaforme e di rigidi protocolli anti pandemia».

SALVATORE ROSSI LUIGI GUBITOSI

 

 Tim avrebbe gradito Mina direttore artistico del Festival?

«Non è una valutazione che ci compete».

 

La collaborazione con lei continuerà?

«Da anni coltiviamo una grande idea. Mina è sempre sorprendente per curiosità e visione. Per l'ultimo brano abbiamo avuto ritorni inaspettati dal pubblico giovane. Perché a chiunque si parla attraverso il talento. Il quale si spiega da sé e arriva prima anche a chi appartiene a un'età anagrafica diversa».

 

Questa idea riguarda la comunicazione del marchio o qualcosa di più?

«Qualcosa di più, con il marchio capofila. Sarà un regalo a tutti gli italiani, ma qui mi fermo per riservatezza verso Mina e suo figlio Massimiliano».

1992. bettino craxi berlino 1 con luca josi

mina

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