1. MACCHE' AUTO-ROTTAMAZIONE, MA QUALE 'LARDO' AI GIOVANI: FERRARA TAGLIA LA CORDA! 2. ADDIO ALLA DIREZIONE DE “IL FOGLIO” PRIMA CHE I BERLUSCONI CHIUDANO IL RUBINETTO 3. AL BANANA, COL PATTO DEL NAZARENO IN TIRO, "IL FOGLIO" NON SERVE PIU' E VUOLE USCIRE DALL’AZIONARIATO (48%). IDEM VERDINI (21%), AGGRAVATO DA INCHIESTE PER BANCAROTTA 3. MONDADORI È IN DIFFICOLTÀ, “PANORAMA” IN STATO DI CRISI, I CONTRIBUTI PUBBLICI AZZERATI 4. IL MESSAGGIO DI GIULIANONE ALL’EREDE CLAUDIO CERASA: PIUTTOSTO CHE FINIRE TUTTI IN LIQUIDAZIONE, PROVATE VOI TRENTENNI A TROVARE NUOVO PUBBLICO E NUOVI FINANZIATORI 5. FERRARA LANCIA L’ULTIMA CIAMBELLA AI SUOI MARINAI. SOLO CHE È PARECCHIO BUCATA 6. L'IRA DI BERLUSCONI PER LA DICHIARAZIONE DI CERASA AL ''CORRIERE'': "HO VOTATO PD"

 

1. ALTRO CHE AUTO-ROTTAMAZIONE: FERRARA SE NE VA PRIMA CHE FINISCANO I SOLDI

GIULIANO FERRARA  DARIA BIGNARDIGIULIANO FERRARA DARIA BIGNARDI

DAGONOTA - Due sere fa, in diretta a “Le Invasioni Barbariche”, Giuliano Ferrara ha annunciato che avrebbe lasciato la direzione del “Foglio” a Claudio Cerasa, redattore capo del giornale. Oggi sulla “Stampa” si rivela che i Berlusconi intendono uscire dall’azionariato. La fonte è bene informata: Mattia Feltri, autore dell’articolo, è marito di Annalena Benini, penna di punta del “Foglio”.

 

Dietro all’auto-rottamazione eroica dell’Elefantino si cela dunque una fuga dalla nave prima che questa coli a picco? Nessuno vuole dare associare il grande Giuliano a Schettino (un paragone ormai noioso), ma è un dato di fatto che i contributi pubblici alla “Convenzione per la Giustizia”, movimento politico farlocco creato solo per accedere ai fondi per l’editoria, si siano ridotti ad appena un milione dai quattro negli anni di vacche grasse, e stiano per sparire del tutto.

giuliano ferraragiuliano ferrara

 

Silvio, Paolo e Marina Berlusconi hanno già abbastanza problemi con la Mondadori, con “Panorama” in stato di crisi che fa lavorare i suoi cronisti quattro giorni alla settimana, con Mediaset che nel 2013 ha segnato la prima perdita della sua storia, con Premium che non ha mai visto un utile da quando è nata, per continuare l’avventura divertente ma anti-economica del “Foglio”.

 

Per non parlare di Denis Verdini, storico azionista (e anche amministratore) del quotidiano, che tra inchieste per bancarotta e patti del Nazareno, non ha più soldi né tempo da dedicarvi.

 

Sembra dunque che Ferrara voglia dire alla generazione di giovani foglianti, rappresentata da un buon numero di svegli trenta-quarantenni: piuttosto che finire tutti in liquidazione tra un anno o due, io mi sfilo, e do a voi la possibilità di far funzionare questa macchina in modo diverso. Puntare sulle edizioni online, cambiare linguaggio e cercare di conquistare un pubblico diverso e più ampio.

Ferrara sistema Berlusconi Ferrara sistema Berlusconi

 

Ci riusciranno? In questo panorama editoriale, è una sfida durissima, soprattutto per la scarsità di investimenti pubblicitari. Ma Ferrara ottiene due risultati: non sarà lui il direttore se (o quando) il giornale chiuderà, e potrà dire di aver dato una chance a una nuova generazione di giornalisti. Un capitano che lascia l’ultima ciambella di salvataggio (un po’ bucata) ai suoi marinai.

 

 

2. PAOLO BERLUSCONI E FERRARA CERCANO SOCI PER IL FOGLIO

Andrea Montanari per “Milano Finanza

 

FERRARA E BERLUSCONI FERRARA E BERLUSCONI

Dietro all'annuncio dato in diretta tv da Giuliano Ferrara a Le Invasioni barbariche mercoledì sera («lascio la direzione del Foglio a Claudio Cerasa») c'è un più ampio progetto di rivisitazione del quotidiano politico fondato nel 1996. In queste settimane, infatti, i soci del giornale (che ha chiuso il 2014 con un fatturato in aumento da 4,05 a 5,3 milioni di euro, contributi di Stato compresi, ma con un margine operativo lordo in calo da 370 mila a 206 mila euro), stanno lavorando a un restyling complessivo del Foglio (attualmente diffonde 10 mila copie tra versione cartacea e online) che passerà dal web e da un massiccio utilizzo della multimedialità.

 

GIULIANO FERRARA - ROYAL BABYGIULIANO FERRARA - ROYAL BABY

Tale percorso si completerà nel primo semestre di quest'anno e con ogni probabilità porterà anche all'ingresso di nuovi azionisti a fianco della Pbf di Paolo Berlusconi (48,3%), socio di riferimento del giornale, dell'esponente di Forza Italia, Denis Verdini (21,42%), dello stesso Ferrara (14,28%) e di Michele Colasanto (14,28%). Il quotidiano sarà completamente rivisto nell'ottica digitale e si trasformerà in una piattaforma tramite la quale sarà possibile seguire l'evoluzione del quotidiano in tempo reale, acquistabile online.

Claudio 
Cerasa 
Claudio Cerasa

 

Per accelerare su questo progetto verrà dimezzato il prezzo di vendita dell'abbonamento web da 200 a 100 euro l'anno. E per dare forma e sostenere questo piano Berlusconi, Verdini e Ferrara apriranno il capitale della Foglio Edizioni srl a nuovi partner, che però al momento devono ancora essere individuati. In ogni caso, va eslcusa qualsiasi ipotesi di integrazione con gli altri quotidiani di area centrodestra, a partire dal Giornale, anch'esso partecipato da Paolo Berlusconi. Da escludere anche l'ipotesi di un'integrazione con Libero (la famiglia Angelucci, proprietaria del quotidiano, sta valutando le modalità di un rilancio della testata) oppure con Il Tempo, il giornale romano per il quale la famiglia Bonifaci da anno sta cercando un partner.

 

 

- CLAUDIO CERASA- CLAUDIO CERASA

3. L’ADDIO DI FERRARA TRA GLI SCATOLONI: “ME NE VADO SENZA RIMPIANTI” - E I BERLUSCONI POTREBBERO USCIRE DAL FOGLIO

Mattia Feltri per “la Stampa

 

L’anno scorso si brindò alla maggiore età con il Krug. Settimana prossima, al diciannovesimo compleanno, il Foglio cambierà direttore: Giuliano Ferrara se ne va e lascia a Claudio Cerasa, 32 anni, formidabile cronista dell’Italia renziana, e tutto sembra avere un senso. Intanto il commiato ha ragioni «cronologiche», dice Ferrara, «è il tempo che passa: entriamo nel ventesimo anno del giornale che ho sempre diretto. È giusto rinnovarsi e rinnovare, io farò il collaboratore».

5fo205 giul ferrara verdini capurso5fo205 giul ferrara verdini capurso

 

Ma questa storia del crepuscolo berlusconiano e dell’alba renziana non è che lo convinca fino in fondo, perché «il Foglio è nato nel 1996 in quell’Italia plasmata dalle procure che la sinistra cercava di conquistare col mito delle sue mani pulite. Noi abbiamo preso il pelo della bestia e lo abbiamo pettinato in senso contrario. Siamo stati dichiaratamente un giornale berlusconiano, con la famiglia nella proprietà, ma ci siamo presi la libertà di criticare Silvio Berlusconi, di litigarci, di coniare il nomignolo Cav. Non siamo mai stati un house organ».

5fo56 denis verdini giu ferrara5fo56 denis verdini giu ferrara

 

Ecco, spiega: non lo saranno nemmeno da ora in poi, «anche se non si può nascondere che Cerasa è un cronista abile ed esperto di quella fase in cui il Pd ha trasformato sé in ciò che è oggi, ma soprattutto è uno che conosce il mestiere, che lavora qui da anni, molto garantista com’è nell’anima del Foglio».

 

È un cambio di mondo che presuppone un cambio di direttore. E non sarà mica una cosa finta. Cerasa avrà la leggendaria stanza di Ferrara, avrà la sua rubrica della posta in quarta pagina, non più siglata dall’elefantino ma dalla ciliegia. Per qualcuno sarà un colpo al cuore.

 

5fo05 mattia feltri con la moglie annalena benini5fo05 mattia feltri con la moglie annalena benini

Ma di nostalgia non si è mai campato, e poi il cambio di mondo e di direttore probabilmente comporterà anche un cambio nella proprietà: «Siamo in una fase editoriale nuova, ci saranno tre edizioni online, e non intendo un sito ma proprio un giornale che costerà 26 centesimi, anziché l’euro e mezzo del prodotto di carta. Non è escluso che ci saranno modifiche nella vecchia proprietà, arriveranno nuovi investitori, la famiglia Berlusconi deciderà che fare».

PAOLO BERLUSCONI PAOLO BERLUSCONI

 

E queste sono indispensabili questioni di altissima burocrazia, si tratta della sopravvivenza di un piccolo giornale d’opinione e di culto, amato e detestato, che sta facendo i conti coi contributi pubblici drasticamente ridotti e avviati all’azzeramento. Ma poi c’è anche la minuta e un po’ intima epica di una squadretta che ha percorso due decenni inebrianti, aperti con la contro-inchiesta su Mani pulite («la madre di tutte le campagne», dice Ferrara), che culminò in una sentenza della Cassazione che annullò tutte le querele di Antonio Di Pietro e in un’intervista in cui Gerardo D’Ambrosio disse che Bettino Craxi non aveva rubato per sé.

 

«Le campagne sono state tante, le ricordo tutte volentieri, quella su Mordecai Richler e la sua Versione di Barney, che è diventato un best e un long seller, e che ha affermato uno stile e un modo di leggere i libri; quella contro il comune senso del pudore che ci portò a sventolare mutande in un teatro e a dire di noi che eravamo tutti puttane; quella sulla moratoria dell’aborto, a cui partecipò anche Cerasa. Abbiamo fatto un buon lavoro».

 

Paolo e Silvio BerlusconiPaolo e Silvio Berlusconi

Certo, tante campagne, quella sulla democrazia esportabile dopo l’11 settembre, quella pro Ratzinger e mille altre, non sempre apprezzate, ma del resto non si conducono campagne per farsi apprezzare, semmai per sollevare qualcosa oltre il rasoterra. E infatti di errori ce ne sono stati, come è naturale, ma non si rinnega niente. Nessun pentimento, è andata così ed è andata bene. «Non, je ne regrette rien», dice Giuliano come Edith Piaf mentre riempie il primo scatolone.

 

 

4. CERASA: IL MIO FOGLIO TIFERÀ SEMPRE SILVIO E MATTEO

Andrea Garibaldi per il “Corriere della Sera

 

Claudio Cerasa, direttore del «Foglio» al posto di Giuliano Ferrara, a 32 anni.

mario lavia claudio cerasa matteo orfini e maria elena boschimario lavia claudio cerasa matteo orfini e maria elena boschi

«Giuliano è un genio e un maestro, e resterà qui con noi».

 

Maestro con gli urli?

«Maestro con grazia, sempre. Tutta un’altra persona rispetto a quel che si vede in tv».

 

Cambierà «Il Foglio»?

«Dalla fine della prossima settimana vorrei diventasse un hub , un grande aeroporto da cui partono diversi prodotti. Oppure, un cervello che usi il massimo delle potenzialità».

 

Quali nuovi prodotti?

« Il Foglio di carta e poi un’edizione diversa del Foglio online ogni sei ore».

 

Come è arrivato qui?

«Sono di Palermo. Mi ha portato Giuseppe Sottile, ho fatto lo stagista e poi sono stato assunto, sette anni fa».

WALTER VELTRONI CLAUDIO CERASA WALTER VELTRONI CLAUDIO CERASA

 

Quanti sono i giornalisti del «Foglio» e quanti lettori avete oggi?

«Venti giornalisti e diecimila lettori, compresi quelli dell’edizione digitale. Vogliamo conquistarne di nuovi, in tutti i settori».

 

Raccontando cosa?

«Penso che Renzi e Berlusconi siano la coppia più bella del mondo. Noi siamo innamorati della grande limonata fra i due. Ci fanno impazzire quelli che non capiscono e pensano che si tratti di incesto».

 

GIULIANO FERRARA PIPPA COCA PER FESTEGGIARE LA VITTORIA DI RENZI GIULIANO FERRARA PIPPA COCA PER FESTEGGIARE LA VITTORIA DI RENZI

E poi?

«Ancora più duri sui temi della giustizia: garantisti, contro tutti i mozzaorecchi in azione. Liberali e liberisti. Sull’Islam condivido in toto la posizione di Ferrara».

 

Rapporti con il governo?

« Il Foglio ha anticipato in questi anni un pensiero né di centrodestra né di centrosinistra, poi realizzato nella coalizione di governo».

 

Novità tecniche?

«Mi piacerebbe spiegare con semplicità tutto quello che succede. Come se in ogni articolo ci fosse una sezione chiamata “perché”».

GIULIANO FERRARA PIPPA COCA PER FESTEGGIARE LA VITTORIA DI RENZI GIULIANO FERRARA PIPPA COCA PER FESTEGGIARE LA VITTORIA DI RENZI

 

Voi siete cultori dei retroscena.

«Noi non facciamo retroscena, bensì interpretazioni».

 

Il nuovo presidente della Repubblica?

«Credo che Renzi e Berlusconi faranno di tutto per avere un presidente non strettamente pd. E che sia sguarnito di truppe. Con la nuova legge elettorale il presidente avrà meno poteri».

 

Ce la faranno in poco tempo?

GIULIANO FERRARA CANTA CON LA PARRUCCA ROSSA IMITANDO ILDA BOCCASSINI GIULIANO FERRARA CANTA CON LA PARRUCCA ROSSA IMITANDO ILDA BOCCASSINI

«Penso di sì, perché molti parlamentari hanno il terrore dello scioglimento delle Camere e se si va per le lunghe ci sarà questo rischio».

 

Per chi vota, Cerasa?

«Non ho mai avuto tessere di partito, ho votato Pd».

 

 

IL RAP DI GIULIANO FERRARA IL RAP DI GIULIANO FERRARA

 

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…