"A TRE GIORNI DALLE NOZZE, CON VESTITO E PARTECIPAZIONI PRONTE, IL MIO MATRIMONIO È SALTATO" - MANUELA MORENO RACCONTA LA SUA VITA SENTIMENTALE BURRASCOSA: "HO INCONTRATO UOMINI CHE NON SONO STATI ALL’ALTEZZA DI CONFRONTARSI CON UNA DONNA CON I MIEI IMPEGNI" - "QUANDO CONDUCEVO 'FILOROSSO', C’È CHI MI HA DEFINITO 'LA SIRENETTA DEL DIRETTORE'. IO ERO ENTRATA IN QUEL PROGRAMMA 10 ANNI PRIMA DEL DIRETTORE. AL LIMITE, SARÀ STATO LUI IL MIO 'SIRENETTO'..." - LA RELAZIONE CON GALLIANI E LE FOTO FINITE SUL SITO "PHICA.NET": "È STATO SCIOCCANTE ANCHE PERCHÉ..." - I KARAOKE CON TRAVAGLIO
Estratto dell'articolo di Cinzia Marongiu per www.gente.it
MANUELA MORENO - UN ALIENO IN PATRIA
«Non mettetevi troppo comodi», diceva con piglio risoluto mentre ti piantava gli occhi addosso. Così cominciava ogni puntata del suo Tg2 Post, venti minuti di approfondimento che ha guidato per sei stagioni, regalando riconoscibilità all’inserto del Tg.
Ma per Manuela Moreno quello slogan potrebbe essere un motto esistenziale, l’attitudine con cui ha sempre affrontato vita e professione. «Stare scomodi è un grande vantaggio. Quando ti metti comodo, quando abbassi le difese, è il momento che ti fregano».
[...] Le è capitato di essere tradita?
Manuela Moreno e Giacomo Maiolini
«Quello sempre… Però non nasce da una ferita, ma da una consapevolezza. Se ti rilassi vuol dire che hai finito di fare questo lavoro. E così in generale nella vita: la scomodità muove la curiosità, l’interesse.
La performance al meglio ce l’hai quando sei scomodo, quando viaggi e dormi per terra negli aeroporti o in Nepal, come è successo a me. Professionalmente la vita non ce l’ho mai avuta comoda. E i comodi che criticano stando sul divano facessero pure. Di sicuro si divertono meno di me».
Giornalista di lungo corso, sette anni di gavetta nelle tv locali, poi la Rai prima da precaria al Tg1 e poi quasi 30 anni al Tg2. Da inviata ha raccontato l’attentato a Charlie Hebdo e quello al mercato di Natale a Berlino, il Bataclan e l’ascesa di Trump alla presidenza ma anche l’arrivo dei profughi a Lampedusa e l’elezione di Papa Francesco da Buenos Aires. [...]
[...] Anche stavolta la vedremo con pantaloni e bretelle o in cravatta come l’anno scorso a Filorosso?
«In quel caso volevo dare un segnale provocatorio. Faccio un lavoro che mi espone e capita che i peggiori criticoni non accettino che una donna faccia questo lavoro senza avere protezioni alle spalle o essere legata a qualcuno. Ho subito diversi attacchi e sono stata anche tra le donne messe a propria insaputa nel sito phica.net con immagini modificate dall’Intelligenza artificiale in cui sulla mia faccia venivano aggiunte foto pornografiche.
È stato scioccante anche perché oltre a questa violenza sessista ho dovuto subire commenti allucinanti sui social, tipo: “Come, prima fai le foto nude e poi ti lamenti?”. In molti non si rendevano conto che erano immagini false. Una violenza pazzesca che spesso gli uomini non colgono appieno.
C’era chi mi diceva: “Vabbe’, non sei tu, cosa te ne frega?”. Ma quella è la mia faccia. Una violenza di cui, guarda a caso, spesso sono vittime donne che si sono fatte da sole, che non devono il loro successo lavorativo a un uomo. Perché sennò, sono talmente vigliacchi, che non ti attaccherebbero».
Aveva denunciato quel sito?
«Sì. Ho denunciato tantissime volte, fin da quando mi mandavano foto pornografiche via mail. Ora stiamo cercando di fare una class action. Sono sempre stata vittima di attacchi sessisti. Evidentemente incarno un prototipo che a certi uomini dà fastidio. Sul lavoro non metto avanti l’aspetto seduttivo e l’anno scorso l’ho voluto sottolineare indossando giacca e cravatta. Volevo vedere se continuavano a concentrarsi sulla parte estetica. C’è chi mi ha definito “la sirenetta del direttore” quando io ero entrata in quel programma 10 anni prima del direttore. Al limite, sarà stato lui il mio “sirenetto”».
E quest’anno come si presenterà in tv?
«Non sottrarrò più la mia immagine femminile. Sarò senza bretelle, senza cravatta, con un po’ di colori. Non è che, siccome hai delle forme, devi nasconderle. Questo è un lavoro che fai solo dopo tanti sacrifici e tanto precariato».
Tra le rinunce c’è anche quella di non aver formato una famiglia?
«Non è colpa del lavoro ma di incontri con uomini che non sono stati all’altezza di confrontarsi con una donna che ha questo tipo di impegni. Lo capisco anche: se parto per una settimana negli Usa e quella settimana si trasforma in un anno è chiaro che il partner mi dice: “Se rimani lì, diciamo che la nostra storia è finita”. E diciamolo pure. O hai a fianco una persona talmente risolta da saper trovare spazi per incontrarsi a metà strada oppure è chiaro che chiedo un sacrificio troppo grosso.
marco travaglio festa di manuela moreno
E in un passaggio importante della mia vita è successo. Ora sono più stabile ma per esempio durante il periodo di Tg2Post o quando mi alzavo all’alba per Unomattina non riuscivo nemmeno a uscire a cena con amici. Sono situazioni al limite che prevedono o una persona molto innamorata, e forse non lo erano, oppure una persona che vuole una relazione basata su principi cardine talmente forti da non metterli in discussione con la presenza o meno».
Oppure una persona che fa il suo stesso lavoro, perché magari capisce certe esigenze.
«No, peggio, c’è stato anche quel tentativo. Ma poi si instaura la competizione».
In passato è stata anche legata ad Adriano Galliani. Com’è andata?
«Ha già raccontato tutto lui nel libro che ha scritto. Non aggiungo altro».
Ma è vero che per tre volte è stata sul punto di sposarsi e poi è saltato tutto?
«Non ho il mito del matrimonio e questa cosa l’ho capita nel tempo. Di certo il lavoro mi ha dato più soddisfazioni delle mie relazioni. Comunque una volta è capitato che, a tre giorni dalle nozze con vestito e partecipazioni pronte, il matrimonio sia saltato. Le altre sono state promesse di matrimonio ma non siamo mai arrivati all’altare».
Una di queste promesse era con l’imprenditore Giacomo Maiolini. Ora comunque sta vivendo una storia più stabile, giusto?
«Sì e il “lui” è sempre Giacomo. Lui vive a Brescia e io a Roma, ci vediamo nei weekend o in vacanza e ognuno fa la propria vita senza interferire in modo negativo in quella dell’altro. La chiamerei una relazione perfetta anche se non rientra in canoni standard: magari domani finisce o magari decidiamo di sposarci. Non c’è niente di pianificato, viviamo giorno per giorno».
Nella sua vita professionale non c’è stato solo il giornalismo. L’abbiamo vista volteggiare sui pattini a Notti sul ghiaccio. Qual è stata la molla?
«Milly Carlucci sapeva della mia passione per il pattinaggio a rotelle. E così un giorno mi ha chiesto di provare quello sul ghiaccio. È stata entusiasta del risultato e io ci ho messo pochissimo a farmi convincere: per me era un ritorno alla mia passione per lo sport. Nella vita ne ho praticati tanti, a cominciare dalla ginnastica artistica. Dallo sport ho ricavato il mio approccio al lavoro: gioco di squadra e rigore».
E le inchieste improbabili con piglio serissimo fatte per Fiorello?
«Quanto mi sono divertita. Ci conoscevamo perché l’ho intervistato per anni mentre lavoravo nella redazione di Costume e Società. Quando mi ha fatto questa proposta gli ho detto: “Sarò il tuo Buster Keaton”. Fiore è inarrivabile. Non ce n’è per nessuno».
Quali altri strappi fa al rigore della professione?
«Mi piace cantare anche se lo faccio malissimo. E così un giorno a settimana ci ritroviamo sempre nello stesso ristorante con amici e dopo cena iniziamo a cantare. Ci sono sempre Marco Travaglio e tantissimi altri. Succede da almeno sette anni con un’unica regola: vietato parlare di lavoro».
E ora? Dopo la Vita in diretta le piacerebbe condurre un programma in prima serata?
«Non ho mai ragionato in termini di aspettative ma prendo con entusiasmo ciò che mi viene proposto dalla mia azienda». [...]
manuela moreno
manuela moreno
manuela moreno tg2 post 14
manuela moreno
manuela moreno
manuela moreno
manuela moreno



