maurizio ferrini

“DISSI NO A SERGIO LEONE. VOLEVA CHE FACESSI ‘TROPPO FORTE’ CON VERDONE AL POSTO DI SORDI IN CUI NON CREDEVA PIÙ” – MAURIZIO FERRINI, CHE HA SCRITTO PURE UN GIALLO SULLA SIGNORA CORIANDOLI CHE “INTERPRETA” IN TV, SI RACCONTA: “DOPO IL SUCCESSO A QUELLI DELLA NOTTE, HO RICEVUTO SOLO RIFIUTI - CANTAI ‘BANDIERA ROSSA’ A CASA DI AGNELLI. LA METÀ DEGLI INVITATI SE NE ANDÒ, MA IN REALTÀ ERANO STATI MESSI ALLA PROVA DALL’AVVOCATO. VOLEVA VEDERE CHI AVEVA IL SENSO DELL’UMORISMO, CHI NON CE L’AVEVA VENIVA DECLASSATO” - SANREMO? “MI PIACEREBBE MOLTO ANDARCI” – E SU PUCCI…

 

Renato Franco per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

La casalinga media romagnola — vuoi mettere Bagnocavallo con Voghera? — che sfoggia un umorismo surreale fatto di saggezza popolare e strafalcioni linguistici. Ma anche di battute fulminanti. «Oggi sono tutti intelligenti, non si trova più un ignorante».

maurizio ferrini signora coriandoli

 

Il «vero» Maurizio Ferrini da tempo è scomparso dentro la maschera della signora Coriandoli, il personaggio che ha creato a fine anni Ottanta e poi come un fiume carsico è tornato a nuova vita e nuovo successo.

 

A chi si è ispirato per la signora Coriandoli?

 «A varie donne. A mia mamma Rina, a mia zia Elsa, a una dirimpettaia che si chiamava Ada: un pot-pourri di donne che mi hanno dato diversi spunti. Mi piace che sia un personaggio a tutto tondo, non una macchietta bidimensionale».

 

Le prime apparizioni furono a «Domenica in».

«Allora era una Coriandoli un po’ inesatta, non avevo ancora ben chiaro il personaggio. Parlava troppo velocemente, era fisicamente più brutta perché spesso avevo la barba sfatta, gli abiti erano molto imprecisi».

 

La svolta?

«Nel 1992 a Striscia la notizia . Se prima era un bozzetto, lì la Coriandoli è diventata un vero personaggio».

maurizio ferrini libro cover

 

Conduceva in coppia con Alba Parietti: era una gara di bellezza?

«Alba ci rimaneva male perché i giornali parlavano più della Coriandoli che di lei. Pativa la sua bellezza, il paragone era duro da reggere per lei».

 

Un anno condusse con Sergio Vastano.

«Tendeva a prevaricare, a sgomitare, voleva apparire solo lui, si pigliava un po’ troppo spazio. Però aveva un gran senso dell’umorismo».

 

Ricci?

«Siamo amici. Sapeva creare un clima molto studentesco, da universitari fuori sede. Eravamo un gruppo affiatato. Ci divertivamo parecchio».

 

Prima però c’era stato Arbore. È grazie a lui che lei arriva in tv.

«Gli mandai una cassetta e lui mi chiamò un anno e mezzo dopo».

 

Un’eternità.

«Ormai ci avevo messo una pietra sopra. Nella mia vita ho mandato una sola cassetta, ma non avevo alternative: mi piaceva solo Arbore».

 

(…) Arbore la prese per «Quelli della notte», come nacque il comunista?

«L’idea ci venne con Renzo e Ugo Porcelli. Era la scelta più ovvia e più giusta. La Romagna all’epoca era la patria dei comunisti e dei pedalò... oggi solo dei pedalò».

 

«Non capisco ma mi adeguo» divenne un tormentone. «Coglievo gli umori che si annusavano nell’aria, ero un filtro e un ripetitore di quello che si diceva per strada».

 

maurizio ferrini dario salvatori

Ora la signora Coriandoli è la protagonista del libro scritto da Ferrini con Giovanni Fabiano, «A Carnevale ogni omicidio vale» (edito da Solferino, esce oggi), un «fucsia crime», che unisce il giallo del mistero, il noir del delitto e «il rosso della passione», perché Emma Coriandoli viene descritta come «una maestra nell’uso della sensualità e della seduzione», una che di notte indossa solo il suo babydoll fucsia e due gocce di Chanel N°5. Una casalinga fatal — la sua ricetta letale è il coniglio con le cozze — circondata da personaggi strampalati come Lucia Sansiro, Massimo Incompreso, la coreana Son Ce Cata.

 

Tutti i personaggi femminili del libro sono molto migliori di quelli maschili: è un inno alla superiorità delle donne?

«Sempre. Io sono un fiero eterosessuale e non avendo conflitti con le donne cerco di ritrarle come sono senza ambiguità erotiche. Questo a quanto pare è apprezzato».

 

Le sarebbe piaciuto nascere donna?

MAURIZIO FERRINI – SIGNORA CORIANDOLI

«No, quello no. Sto bene così».

 

Come mai nel libro cita tante volte Bruno Vespa e «Porta a porta»?

«Perché penso che il suo sia il programma più attendibile e con le analisi più lucide».

 

Ha vissuto dieci anni di grande successo a cavallo degli anni Novanta: il momento più travolgente?

«Quando Arbore venne a trovare i miei genitori a Cesena».

Beh, ce ne furono anche altri... Agnelli vi invitò in una delle sue residenze per fare una replica di una puntata di «Quelli della notte». Prima ci fu anche un pranzo dove però lei non venne invitato...

«Renzo era amico personale dell’Avvocato e decise di presentarsi con due familiari, Luciano De Crescenzo e Marisa Laurito, il clan del Sud. E io sono stato snobbato: ditelo, ditelo a quattro voci, a venti voci, fu uno scandalo... In quell’occasione ho anche capito che il razzismo nasce al Sud, non al Nord».

 

Si arrabbiò con Arbore?

«No, ne presi atto».

 

nino frassica maurizio ferrini

Cosa la colpì della serata?

«Agnelli per umiliare chi pretendeva di assomigliargli aveva un Velázquez di un metro per due in salotto. Quando vedi una cosa così, non parli più, vai a casa, piangi e sbatti al muro il tuo Canaletto».

 

E lo spettacolo come andò?

«Sul palco mi complimentai perché sembrava una riuscitissima Festa dell’Unità e poi iniziai a cantare Bandiera rossa. La metà degli invitati se ne andò, ma in realtà erano stati messi alla prova da Agnelli: voleva vedere chi aveva il senso dell’umorismo, chi non ce l’aveva veniva declassato».

 

Dopo quel decennio di successo lei è sparito. Perché?

«Mi veniva offerto di tutto e ho detto no a tutto. I miei progetti non venivano accolti e io non mi adattavo a quelli degli altri. Quella marea di no mi ha segnato».

 

Un «no» di cui si è pentito?

maurizio ferrini

«Quello a Sergio Leone. Voleva che facessi Troppo forte con Verdone, mi voleva al posto di Sordi in cui non credeva più. Nella baraonda del successo, perdi il contatto con la realtà: chissà perché e chissà come mi uscì un no. Fu una cosa che ancora oggi valuto gravissima. Ma ne ho sempre avuto un ricordo nebuloso».

 

C’è qualcuno a cui deve dire grazie per il suo ritorno in auge negli ultimi anni?

«Forse indirettamente ad Arbore, forse mi ha suggerito a Fabio Fazio per Che tempo che fa ».

 

Non gliel’ha mai chiesto?

«No, meglio evitare certi argomenti».

Frassica?

maurizio ferrini gianni boncompagni

«Siamo amici, amici veri. Siamo molto sinceri, ci diciamo il bello e il brutto, ci confessiamo le cose privatissime, intime».

 

Le aveva fatto anche un prestito in un periodo un po’ difficile. «Sì, mi ha aiutato, mi è stato molto vicino».

 

Sanremo?

«Mi piacerebbe molto andarci, ma non me l’hanno mai chiesto».

È curioso, si fa prima a dire che non ci è mai stato...

«Infatti è curioso, anche a me vien da dire boh, chi lo sa perché».

 

Pro o contro Pucci?

maurizio ferrini

«L’Italia a livello culturale è come il Paraguay nel Sud America, all’ultimo posto. In un Paese sano, di grande civiltà e democrazia, si possono prendere in giro tutti. Il comico deve essere libero di avere un’identità politica o di non averla, deve essere libero di criticare tutti».

 

La comicità non deve avere paletti?

«È l’ovvio. È una verità, come dire: c’è il sole nel cielo. A volte l’Italia è imbarazzante. E con Pucci è stata imbarazzante».

 

MAURIZIO FERRINI A SABATO ITALIANOmaurizio ferrini foto di luciano di bacco

Cosa le ha insegnato Arbore? «Io non avevo idea di come fosse il Sud e l’ho scoperto attraverso Renzo. Verso di lui ho un debito di conoscenza...».

MAURIZIO FERRINI A SABATO ITALIANOMAURIZIO FERRINIroberto d'agostino ugo porcelli maurizio ferrini andy luottoMAURIZIO FERRINI - LA SIGNORA CORIANDOLIMAURIZIO FERRINI E RENZO ARBOREnino frassica maurizio ferrini

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