CALCIO ALL’ULTIMO STADIO - I CLUB DI SERIE A E I TIFOSI A TEMPO PIENO SONO GIÀ SOVRECCITATI: ENTRO FINE ANNO IL SENATO (SEMPRE CHE IL PALAZZO TENGA) DOVREBBE APPROVARE LA LEGGE BIPARTISAN SUGLI IMPIANTI PRIVATI - UN BUSINESS COLOSSALE: PIÙ CHE STADI, MEGA-CENTRI COMMERCIALI CON UN PRATO VERDE IN MEZZO PER SBANCHETTARE - LA JUVE CE L’HA, MA LO VOGLIONO ANCHE LAZIO, ROMA, CAGLIARI, FIORENTINA, PALERMO, UDINESE, SIENA, ATALANTA...

Gianfrancesco Turano per "l'Espresso"

Le autostrade non le hanno fatte. Il Ponte non l'hanno fatto. Non hanno fatto i porti, gli interporti e i nuovi tratti dell'alta velocità ferroviaria. Il calciofilo, homo apoliticus per eccellenza, se ne frega. Lui vuole lo stadio nuovo, con le poltrone comode, l'asilo, il ristorante, il supermercato, il centro scommesse, il museo. Se no, sta a casa e guarda Sky o Mediaset Premium. Intanto la perfida Albione, la Spagna imperialista e le panzerdivisionen tedesche ci prendono a schiaffi nelle coppe europee grazie ai loro bilanci floridi. Cioè grazie ai loro stadi bellissimi, pienissimi, nuovissimi.

Questa, almeno, è la versione ufficiale. In campo, finora, si è vista una partita diversa. Dopo tre anni di discussioni, emendamenti, lobbisti trasversali scatenati, in questi giorni la legge bipartisan Butti-Lolli sugli stadi di proprietà dovrebbe essere approvata in commissione alla Camera ed entro la fine del 2011 dovrebbe ricevere il via libera definitivo dal Senato. "Il sottosegretario Rocco Crimi ha già parlato con Renato Schifani per mettere in calendario il voto finale", dice il deputato abruzzese del Pd Giovanni Lolli. "Sono abbastanza ottimista. Ma c'è un proverbio delle mie parti: chi è stato morso da un serpente ha paura anche della lucertola".

Rettili a parte, il regalo di Natale per i venti club di serie A dovrebbe arrivare in tempo. A quel punto, tocca ai presidenti metterci i progetti e i soldi. Per la verità, un rapido sondaggio mostra che lo stadio di proprietà non piace proprio a tutti. Se andasse al voto in Lega calcio, la legge Butti-Lolli faticherebbe a raggiungere la maggioranza e dovrebbe cercarsi i Responsabili di turno per passare.

Al momento, marciano verso l'impianto di proprietà Lazio, Roma, Cagliari, Fiorentina, Palermo, Udinese, Siena ed Atalanta. La Juventus di Andrea Agnelli è l'unica ad avere già tagliato il traguardo, con il corredo dell'inevitabile inchiesta giudiziaria. In totale sono nove società, con un paio di nobili decadute in B (Sampdoria e Hellas Verona) da aggiungere alla lista.

Tutti gli altri sono poco interessati o preferiscono ristrutturare il vecchio senza comprarlo dal Comune. Fra i renitenti all'acquisto ci sono pezzi da novanta come il Milan di Silvio Berlusconi e il Napoli di Aurelio De Laurentiis. Questa gran voglia di spendere non c'è, insomma. Lo Stato si è giocato l'ultimo bonus con lo sperpero di Italia '90 e non ha denaro per sostenere il grande balzo tecnologico come hanno fatto i tedeschi con i Mondiali del 2006 e i francesi nel 1998. I privati, cioè le squadre, vogliono "compensazioni".

Il significato del termine lo spiega Maurizio Beretta, numero uno della Lega. "Il concetto è che le altre legislazioni europee prevedevano contributi pubblici. Da noi non ce ne sono e si farà con denaro dei club. Ma la legge deve assicurare la sostenibilità economica per realizzare e poi gestire gli impianti di proprietà. Insieme allo stadio ci sarà l'autorizzazione a costruire cose diverse per finanziare gli investimenti".

Anche i Comuni, proprietari di tutti gli stadi ad eccezione dell'Olimpico di Roma che è del Coni, avranno una loro piccola compensazione con un 2 per cento sul valore dell'opera costruita. La quota sarà impegnata nella realizzazione di palestre e strutture scolastiche. Inoltre, si spera nei benefici economici che i lavori dovrebbero creare, con un investimento stimato in 2 mila euro a posto.

Gli inciampi ci sono stati, e ci saranno, sui vincoli. Il tentativo di eliminarli è fallito per opera di uno schieramento inedito composto da Pd, dalla Lega Nord e dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Le barriere del codice Urbani sui beni culturali e paesaggistici restano. Restano anche i divieti idrogeologici. Gli altri vincoli potranno eliminarli solo i titolari, cioè i Comuni in primis, poi le Province e le Regioni che dovranno dare una risposta ai privati nel giro di un anno.

Ovviamente, il mantenimento dei vincoli è una buona notizia, almeno in via teorica. In pratica, le giunte locali resteranno da sole ad affrontare il rischio di alienarsi le simpatie dei tifosi. Non sarà facile reggere la pressione, a meno di avere un consenso molto solido. Le conferenze stampa di alcuni presidenti pronti a vendere il club per contrasti con il sindaco sull'area del nuovo stadio sono diventate un classico, a cominciare dai duetti fra Diego Della Valle e Matteo Renzi per la Cittadella Viola, ora abbandonata in favore dell'area Mercafir a Novoli.

Se non altro, i vincoli garantiscono un argine contro la deregulation radicale. Un esempio. Claudio Lotito, per realizzare il nuovo Stadio delle Aquile sui terreni di Cristina Mezzaroma, sua moglie, e di suo cognato Marco Mezzaroma, dovrà affrontare una Conferenza dei servizi. Lì qualcuno proverà a spiegargli che sulla via Tiberina ci passa appunto il Tevere e che il Tevere può essere soggetto a esondazioni in una qualunque fase del match.

L'altro esempio riguarda la Caralis Arena, autorizzata dalla giunta regionale sarda lo scorso giovedì 20 ottobre. Il progetto potrà saltare la Valutazione di impatto ambientale ma dovrà superare i dubbi dell'ente di controllo dell'aviazione civile (Enac) visto che il sito scelto dal presidente rossoblù Massimo Cellino è a Elmas, nei pressi dell'aeroporto cagliaritano.

Altri club si stanno avvicinando all'obiettivo dello stadio nuovo in ordine sparso. Il friulano di Sicilia Maurizio Zamparini ha incominciato a costruire il suo megacentro commerciale, il cosiddetto Zampacenter nel quartiere dello Zen, molto prima del nuovo stadio del Palermo, che sorgerà a breve distanza dal mall sull'area del velodromo Paolo Borsellino. Il friulano del Friuli, Gianpaolo Pozzo, ha invece escluso per la nuova casa dell'Udinese la realizzazione di grandi aree commerciali in una zona della città già satura di ipermercati.

L'As Roma degli americani è in pieno concorso di bellezza per selezionare l'area sulla quale costruire. Tom Di Benedetto è tornato da Boston a Roma questa settimana dopo la delusione del derby perso all'ultimo minuto per incontrare Renata Polverini (Regione) e Nicola Zingaretti (Provincia). In concorso ci sono alcuni terreni privati e un terreno pubblico sulla Tuscolana che, curiosamente, non appartiene al Comune di Roma ma al Comune di Frascati.

Le aree private sono la Massimina di Sergio Scarpellini in zona Boccea, la Rustica sulla parte orientale del Raccordo anulare, Tor di Valle di Luca Parnasi, una zona nei pressi del nuovo svincolo autostradale di Guidonia Montecelio di proprietà della famiglia Bernardini e, per finire, Tor Vergata, un terreno che dovrebbe essere proprietà dell'Università ma è dato nella disponibilità di uno degli uomini più ricchi d'Italia, Francesco Gaetano Caltagirone.

La scelta finale avrà un effetto sull'assetto azionario del club romanista, con il proprietario del terreno che cederà l'area in cambio di una parte o di tutto il 40 percento ancora in mano a Unicredit. Di Benedetto e il fondo Raptor Accelerator del socio James Pallotta puntano a costruire un impianto definito in inglese "iconic".

Insomma, il Colosseo in versione soccer. Il valore aggiunto in termini di design è stato chiesto allo studio di architettura londinese Populous, noto per avere progettato impianti sportivi in ogni parte del mondo e, per restare al calcio, Soccer City a Johannesburg, l'Emirates e Wembley a Londra, e lo Sports City di Doha per i Mondiali del 2022. Lo studio Populous è stato contattato anche dal presidente dell'Atalanta Antonio Percassi per il Parco dello sport, il nuovo impianto da realizzare a Grumello del Piano su un'area di proprietà della famiglia Cividini.

Prima ancora di essere costruito, il nuovo impianto di Siena ha ricevuto all'inizio del 2011 il Mipim Award, un prestigioso premio di architettura internazionale. Il Comune ha approvato il progetto del club di Massimo Mezzaroma, cugino acquisito di Lotito, già da due anni. L'opera sorgerà all'interno di un'area di 40 ettari a Isola d'Arbia, 6 chilometri a sud della città lungo la Cassia. Altre due piccole società, Cesena e Novara, hanno rinnovato sull'esistente aggiungendo il terreno in sintetico. Ma la pattuglia degli attendisti o dei contrari è ancora folta.

A Milano, almeno per i prossimi tre anni, il calcio rimarrà al Meazza. La Scala del calcio sarà rinnovata per potere accedere alla qualifica di stadio d'élite e ospitare la finale di Champions league del 2014. I lavori valgono 20 milioni e verranno scontati dal canone annuale di 8 milioni pagato da Milan e Inter al Comune. "Ci saranno", dice Pierfrancesco Barletta, amministratore delegato del Consorzio San Siro, controllato alla pari dai due club milanesi, "un nuovo store, un ristorante con vista sul campo aperto sette giorni su sette, altri tre box Sky e un nuovo museo, considerando che quello attuale è già il secondo monumento più visitato a Milano con 2 milioni di ricavi l'anno scorso.

Dalla stagione prossima abbatteremo le barriere fra il pubblico e il campo, come ci chiede l'Uefa". Dopo l'Expo 2015 è possibile che la convivenza fra nerazzurri e rossoneri si interrompa, con il Milan che si tiene la dimora coniugale al Meazza. L'Inter potrebbe costruire un'arena nuova in una zona ancora da individuare. Con i bilanci della Saras in rosso, Massimo Moratti dovrà pensarci bene.

 

ROCCO CRIMI Berlusconi a Milanello Lapresse MAURIZIO BERETTA AURELIO DE LAURENTIIS MATTEO RENZI DIEGO DELLA VALLE CLAUDIO LOTITO MARCO MEZZAROMA MARA CARFAGNA lapr massimo moratti 03

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