milo manara

“C’ERANO MOLTE PIÙ LIBERTÀ 60 ANNI FA DI OGGI, E SE NON C’ERANO CE LE PRENDEVAMO” - MILO MANARA SI RACCONTA, DAI GIORNALETTI EROTICI DEGLI ANNI 70 AL "NOME DELLA ROSA" CHE SPERA DI FINIRE PER SETTEMBRE: "HO SEMPRE VOLUTO FARE FUMETTI PER ADULTI" – LE MANGANELLATE DELLA CELERE, LA NOTTE CON FELLINI, BANKSY "CHE FORSE HA RECUPERATO IL RUOLO POPOLARE DELL'ARTISTA" E "LA FOLLIA" DEI 20 MILIONI PER LA BANANA DI CATTELAN. “QUEL MONDO STA CROLLANDO FIN DALLA MERDA D'ARTISTA DI PIERO MANZONI. SI SALVA L'ESPERIENZA DI FRIGIDAIRE…"

Estratto dell'articolo di Franco Giubilei per “La Stampa”

 

milo manara

«A un certo punto ho capito che volevo essere un fumettaro, e che volevo fare fumetti per adulti».  Le donne di Milo Manara, tanto inconfondibili nelle espressioni e nei corpi da essere divenute un archetipo di bellezza, hanno una lunga storia che comincia al liceo artistico di Verona, passa dai giornaletti erotici degli Anni 70 e dalla lezione di un maestro come Hugo Pratt, per approdare al disegno d'autore del decennio successivo e lì restare fino ad oggi. 

 

Nel frattempo, il disegnatore ha cavalcato l'onda della contestazione sessantottina senza mai perdere di vista il carattere pop della sua opera, anzi, rivendicandolo contro gli snobismi dell'arte contemporanea di serie A. Settantanove anni, lavora giorno e notte alla seconda parte de Il Nome della Rosa nella sua casa in collina in Valpolicella, dove vive con la moglie.

Il bacio di Gustav Klimt reinterpretato da Milo Manara

 

Manara, che ritmi di lavoro ha?

«Spero di finire Il Nome della Rosa per settembre in modo da uscire entro la fine dell'anno, dunque lavoro fino alle tre di notte, come ho sempre fatto da cinquant'anni a questa parte. Al mattino però mi alzo abbastanza tardi».

 

Quando ha capito che sarebbe diventato un artista?

«Da ragazzino sapevo già che la mia vita sarebbe stata legata al disegno anche se non conoscevo i fumetti perché mia madre, una maestra di quelle all'antica, me li proibiva in quanto diseducativi: a casa mia non entravano, ma c'erano molti libri e i grandi classici per ragazzi, all'epoca, erano corredati di illustrazioni meravigliose. Ho iniziato a disegnare da quando ho tenuto in mano una matita».

 

autoritratto di milo manara

Alle superiori ha frequentato il liceo artistico.

«Non avrei saputo quale altra strada prendere, probabilmente sono stato consigliato dai professori delle medie al termine della scuola».

 

Che sogno aveva all'epoca?

«Volevo fare il pittore, per questo avevo pensato di iscrivermi all'Accademia di Belle arti, ma mi bocciarono alla prova di disegno all'esame di ammissione alla maturità e per me fu una delusione terribile, perché metteva in discussione i miei sogni. Fu un tale dolore che si risveglia anche oggi, quando passo davanti all'edificio delle Belle arti a Venezia. Così mi sono iscritto ad Architettura».

 

E al fumetto quando ci è arrivato?

elodie milo manara

«Piuttosto tardi, intorno al '63-'64. La Biennale di Venezia sulla pop art americana fu una grande rivelazione per me. Una serie di elementi poi ha congiurato perché facessi fumetti: per mantenermi agli studi lavoravo con lo scultore Miguel Berrocal, dove disegnavo le istruzioni di montaggio e smontaggio delle sue opere. 

 

La moglie si faceva arrivare dei fumetti e così ho scoperto Barbarella e altri fumetti per adulti: è stata una rivelazione, era il mestiere che volevo fare io, disegnare storie per adulti. Da allora ho cominciato a cercare un editore e nel 1968 è uscito il mio primo fumetto».

 

Anno fatidico, lei partecipava alla contestazione?

«Sì, contestavamo tutto, compreso il meccanismo dell'arte. A volte davanti a noi in piazza c'era Emilio Vedova, gridavamo "no all'arte dei padroni". Piazza San Marco non era il posto ideale per manifestare: la polizia chiudeva tutte le vie d'uscita e partivano le cariche della celere venuta da Padova».

 

Le ha mai prese dalla polizia?

milo manara

«Qualche manganellata l'ho presa, ma per fortuna non sono mai stato arrestato. Quelli che venivano fermati venivano portati nei palazzi delle Procuratie, vicino San Marco, dove si trovava il quartier generale della celere, e picchiati come poi sarebbe successo a Bolzaneto, al G8 di Genova del 2001. C'era molta più libertà allora di oggi, non perché ci fosse un sistema più liberale, ma perché dal '68 in poi le libertà ce le siamo prese noi».

 

Anche l'arte era al centro della protesta.

«Sì, l'arte figurativa era identificata con l'arte borghese, ma dopo le avanguardie c'è stato uno scollamento mai visto fra popolo e arti, e se tu avessi fatto qualcosa di comprensibile saresti stato additato come uno str…o. Oggi Banksy forse ha recuperato il ruolo popolare dell'artista. Quanto a me, mi sono chiesto che ruolo potevo avere e mi sono sentito condurre fatalmente verso il fumetto: l'unico regno dove il saper fare fosse tenuto in conto».

 

milo manara fellini

Il suo primo fumetto?

«In Italia negli Anni 60 era scoppiato il fenomeno Diabolik, che ha originato copie più o meno buone ma comunque orientate sull'erotismo, come Satanik, alcune disegnate benissimo come le storie di Magnus. La richiesta di disegnatori era molto alta e l'editore di Genius, un fotoromanzo, trasformò in fumetti la sua pubblicazione: è così che ho cominciato».

 

È vero che per disegnare Jolanda de Almaviva si è ispirato a Senta Berger?

«Sì, ero ammaliato dalla sua bellezza. Il personaggio esisteva già ma era piuttosto anonimo: pubblicato da Ediperiodici, il principale editore di fumetti per adulti, erano prodotti in serie la cui unica ambizione era vendere immagini di donnine scollacciate ammantate di storie d'avventura più o meno verosimili. Un lavoro massacrante, 120 tavole da consegnare ogni due settimane. I primi giorni erano tavole ambiziose sul piano grafico, ma poi per rispettare i tempi dovevo abbandonare la qualità per la quantità. Mi è servito per imparare il mestiere e mi ha dato di che vivere, e bene, nei primi Anni 70».

 

milo manara andrea pazienza

Ma quando è diventato veramente riconoscibile il suo segno?

«Ho cominciato ad avere il mio stile attuale con L'estate indiana, fra il '78 e il '79. Avevo già fatto Lo scimmiotto nell'ultimo periodo in cui lavoravo per il Corriere dei Ragazzi, ma in quel caso disegnavo alla Moebius, un autore per cui avevo preso una grande cotta… È stato Hugo Pratt, l'autore al mondo che mi piaceva di più, a obbligarmi ad abbandonare lo stile-Moebius e a pulire il mio segno».

 

La faceva soffrire il fatto che in Italia il fumetto fosse considerato un'arte minore?

«Faceva soffrire di più Pratt, che avvertiva la mancanza di considerazione della sua opera, malgrado fosse conscio del suo valore, io invece sono sempre stato orgogliosamente un fumettaro. 

milo manara 21

 

Tornando all'arte, persino gli investitori oggi si stanno accorgendo della follia dei 20 milioni per la banana di Cattelan. Quel mondo sta crollando fin dalla Merda d'artista di Piero Manzoni. Si salva l'esperienza di Frigidaire, di gran lunga la produzione culturale più importante nata in Italia, ma purtroppo protagonisti come Stefano Tamburini e Andrea Pazienza sono morti troppo giovani».

 

Lei ha lavorato con Fellini, che ricordo ne ha?

«La storia era Viaggio a Tulum, io l'ho raggiunto a Chianciano, dove si trovava alle terme, e abbiamo fatto tardi la sera, lavorando su disegni e testo: sono dovuto rimanere la notte ma non c'era posto in hotel, così Fellini ha fatto portare un lettino e mi ha fatto dormire praticamente nella stessa camera con lui e Giulietta. Ero talmente emozionato che quasi non ho chiuso occhio».

 

La soddisfazione e il rimpianto più grande in più di mezzo secolo di carriera?

milo manara 16

«Fra le soddisfazioni, la proposta di Pratt di disegnare una sua storia, o quando mi chiamò Fellini per collaborare con lui, ma ciò che mi ha reso più orgoglioso è stato l'inserimento da parte del Sudafrica dell'apartheid dei miei libri di Giuseppe Bergman fra i testi proibiti. Quanto ai rimpianti, il non aver collaborato con Moebius, per due volte… e con l'autore di Barbarella, ma la delusione più grande resta la bocciatura all'esame di ammissione alla maturità del liceo artistico. Un dolore profondo, fu come mettere in dubbio la mia stessa esistenza». 

milo manara 14MILO MANARAred light, a star is porn il gioco di carte di milo manara e pornhub 1milo manarared light, a star is porn il gioco di carte di milo manara e pornhub 4caravaggio milo manaramilo manara milo manara 15

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani pier silvio berlusconi marina

DAGOREPORT – A VOLTE NON DIRE NULLA È LA MIGLIORE RISPOSTA. GIORGIA MELONI NON S’È FILATO DI PEZZA SALVINI, RELEGATO SULLO SFONDO DELLA CONFERENZA STAMPA, LIMITANDOSI A MOLLARE UN PAIO DI SILURI XMAS NEL FONDOSCHIENA DEL VICE SEGRETARIO DEL CARROCCIO, ROBERTINO VANNACCI – MA NEL SUO ATTUALE CORSO ACCELERATO DI DEMOCRISTIANERIA APPLICATO ALLA REALPOLITIK, LA DUCETTA HA FATTO UN MONUMENTO DI SALIVA A QUEL ‘’MIRACOLO’’ BIPEDE DI ANTONIO TAJANI – UN MESSAGGIO DIRETTO ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI CHE, UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE, ANNUNCIA IL “LARGO AI GIOVANI”: CARA MARINA, DOLCE PIER SILVIO SU, FATE I CARINI, NON MI FATE FUORI L’UNICO SEGRETARIO DI PARTITO ORGOGLIOSO DI ENTRARE A PALAZZO CHIGI CON IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO… MA DOVE LO TROVO UN ALTRO MAGGIORDOMO COSÌ? GIÀ HO TRA I PIEDI QUEL ROMPICOJONI NON-STOP DI SALVINI…”

funerali crans montana

DAGOREPORT - ANCHE NOI, COME TUTTI, CI STRINGIAMO AL DOLORE PER I RAGAZZI ITALIANI MORTI A CRANS-MONTANA. LO STATO SI È IMMEDESIMATO NEL RUOLO DI MADRE E DI PADRE, CON SINCERA VICINANZA, MA O SI IMMEDESIMA PER TUTTI E SEMPRE (OGNI TRE GIORNI CI SONO DUE MORTI SUL LAVORO) O È MEGLIO CHE RESTI IL GARANTE DELLE REGOLE. NON ERANO SOLDATI DI VENT’ANNI CADUTI NELLA DIFESA DELLA PATRIA PER I QUALI È OBBLIGO MORALE CHINARSI SULLA BARA E I FUNERALI DI STATO…SONO STATI DEI RAGAZZINI DANNATAMENTE SFORTUNATI, COSÌ COME QUELLI SVIZZERI E FRANCESI, LE CUI SALME SONO RIMASTE O RIENTRATE IN SILENZIO - IN QUESTA TRAGEDIA LA COMPASSIONE PER IMMEDESIMAZIONE È RISULTATA PLASTICA NELLE NOSTRE DUE POLITICHE PIÙ NOTE: MELONI, CHE SI È PRESENTATA SULLA SCENA POLITICA AL GRIDO DI “SONO UNA MADRE” SI È COMPORTATA DA MADRE, MA È PRIMO MINISTRO. ELLY SCHLEIN, NON MADRE E DI PASSAPORTO SVIZZERO, SI È COMPORTATA DA SVIZZERA, IN SILENZIO SULLE REGOLE DI QUESTO SUO ALTRO PAESE. TROPPO MAMMA E TROPPI PASSAPORTI PER TROPPO DOLORE?

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

matteo salvini giorgia meloni donald trump

IN QUESTI TEMPI SPIETATI, C’È SEMPRE UNA CERTEZZA: MELONI DA UNA PARTE, SALVINI DALL’ALTRA. L'UNO CONTRO L'ALTRO ARMATI, PRONTI A GIRARE NELLE SALE DI PALAZZO CHIGI, "LA SORA CECIONI CONTRO MACISTE" - PER AVERE UN’IDEA DI QUANTO STIANO GIRANDO I MELONI AL SEGRETARIO DELLA LEGA, BASTA DARE UNA SBIRCIATINA AL VIDEO POSTATO DURANTE LE SUE VACANZE A NEW YORK. MANCO MEZZA PAROLA SULLO SCONCIO BLITZ DI TRUMP A CARACAS. ALTRIMENTI, SAREBBE STATA UNA PAROLACCIA: DURANTE IL SOGGIORNO NEWYORKESE, IL POVERINO LE AVREBBE PROVATE TUTTE PUR DI AVERE INCONTRI CON QUALCHE TIRAPIEDI DELL’ENTOURAGE DELLA CASA BIANCA, INUTILMENTE - AL DI LÀ DELLA GEOPOLITICA, IL PIÙ BOMBASTICO CAMPO DI BATTAGLIA SARÀ LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE. E QUI LO SFRENATISSIMO SALVINI POTREBBE FINIRE DI NUOVO SOTTO L'INFLUSSO DEL "PIANETA PAPEETE" SFANCULANDO L'ARMATA BRANCA-MELONI (PER INFORMAZIONI, CHIEDERE A GIUSEPPE CONTE)

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…