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MORETTI: “NEI FESTIVAL INTERNAZIONALI I GIORNALISTI GIUDICANO IL MIO FILM E BASTA. NON PENSANO ALLE MIE POSIZIONI POLITICHE, AL PERSONAGGIO PUBBLICO, AL TASSO DI ANTIPATIA, CALORE O FREDDEZZA VERSO I GIORNALISTI’’

Stefania Ulivi per Corriere.it

 

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"Moretti, plus que bien", commenta il giornalista francese uscendo dalla proiezione stampa di Mia madre, secondo film italiano in gara dopo Il racconto dei racconti di Garrone, interpretando il pensiero di molti. Applausi convinti in sala, applausi convinti che accolgono il regista alla conferenza stampa. Grande commozione.

 

Sette volte in concorso, nel 2012 presidente della giuria, Palma d'oro con La stanza del figlio. Un legame molto forte con il festival francese, che si rinnova anche con questa nuova opera, già nelle sale italiane. Il racconto della perdita della madre, affidando a Margherita Buy il compito di fargli da alter ego, regista di un film di cui il protagonista è un bizzoso divo americano, interpretato da John Turturro.

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«Ho voluto raccontare un lutto senza sadismo. Si piange, si ride, come sempre nei miei film sin dall'inizio. Non è una strategia a tavolino, è il mio modo di raccontare la vita e le persone. Per me il cinema è questo, fare buoni film e possibilmente innovativi, film che non ti sembra aver già visto trecento volte. Poi si pensa solo al solo a come farlo, concentrandosi sul cast, la regia, il montaggio».

 

Idee politiche

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Si sente a suo agio qui Moretti, come fosse più semplice farsi capire che in Italia. «Qui o in altri festival internazionali i giornalisti giudicano il mio film e basta. Non intervengono  interferenze di altro tipo, non pensano alle mie posizioni politiche, al personaggio pubblico, al tasso di antipatia, calore o freddezza verso i giornalisti». Qui, insiste, parlano i film. «Non penso che ci siano argomenti privilegiati, di serie qualsiasi tema può portare a un brutto o bel film».

 

Cinema italiano distratto

La foto insieme a Garrone e Sorrentino fatta circolare all'annuncio dei tre film in gara è stata accolta come il simbolo di un rinascimento del nostro cinema. Moretti raffredda gli entusiasmi. «Sono contento che quest'anno a Cannes ci siano tre film in concorso, ma mi sembra che siano il frutto di iniziative individuali, di singoli registi e produttori e non di un fermento generale del nostro cinema. Mi sembra che il clima intorno al cinema italiano, che sia fenomeno industriale o artistico, sia distratto».

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Entusiasta John Turturro dell'esperienza. Ci siamo conosciuti proprio qui a Cannes quando ero in concorso con Aprile» ricorda Moretti. Lo ha scelto, dice, oltre che per la stima anche perché ha  un forte legame con l'Italia ("Ha diretto un bellissimo documentario sulla canzone napoletana") . L'attore, che qui vinse premio come migliore attore per Barton Fink dei Coen, presidenti della giuria quest'anno, racconta la scena del ballo sul set.«"La coreografia è di Nanni». Subito smentito da Nanni. «Noo, gli ho chiesto se serviva un coreografo e lui mi ha detto: Ci penso io».

 

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