francesca benedetti

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – FRANCESCA BENEDETTI, GRAN DAMA DEL TEATRO DEL 900, SE NE È ANDATA A 89 ANNI A ROMA, DOPO AVER ATTRAVERSATO TUTTA LA SCENA ITALIANA – È IMPRESSIONANTE PER QUALITÀ E QUANTITÀ LA SUA CARRIERA TEATRALE, MA ANCHE TELEVISIVA, RADIOFONICA, CINEMATOGRAFICA: DA LUCA RONCONI A GIORGIO STREHLER, FINO A GIOVANNI TESTORI, PER IL QUALE RECITA TUTTA LA “TRILOGIA DEGLI SCAROZZANTI” – AL CINEMA HA ALTERNATO LA COMMEDIA SEXY AI FILM PIÙ IMPEGNATI E… – VIDEO

 

Marco Giusti per Dagospia

 

FRANCESCA BENEDETTI

È impressionante per qualità e quantità la carriera teatrale, ma anche televisiva, radiofonica, cinematografica di Francesca Benedetti, gran dama del teatro del 900, che se ne è andata a 89 anni a Roma, dopo aver attraversato tutta la scena italiana.

 

Da Luca Ronconi, “I lunatici” e “Lucrezia?” a Giorgio Strehler, “Il temporale" di Strindberg, da Franco Enriquez, “Pene d’amore perdute” a Giovanni Testori, per il quale recita tutta la Trilogia degli Scarozzanti, “Ambleto” - “Macebtto” – “Edipus”, da Gigi Proietti e Antonio Calenda a Giancarlo Cobelli, che la vuole nel suo “Woyzek”, dal suo maestro, Orazio Costa, che la fa esordire sulle scene, ad Anton Giulio Majano, che la dirige al cinema in “I fratelli Corsi”.

 

FRANCESCA BENEDETTI

Nata a Urbino nel 1957 da famiglia borghese, inizia a studiare Medicina a Roma all’Università, ma preferisce seguire la vocazione di attrice e finisce così, senza laurearsi, all’Accademia d’Arte Drammatica, nello stesso corso di Gian Maria Volonté, Gigi Proietti, Umberto Orsini, diretto da Orazio Costa, che la fa esordire sulle scene con “Ifigenia in Aulide” con Alberto Lupo e Lilla Brignone.

 

Nel 1957 appare per la prima in televisione, in “Cosa sognano le fanciulle” di Alfred de Musset diretto da Enzo Ferrieri, in diretta dal teatro, e l'anno dopo la vedremo nella commedia "I fiordalisi" di Giovacchino Forzano. Lavora al tempo perfino con Carlo Dapporto a teatro.

 

FRANCESCA BENEDETTI

Giovane, bella, di temperamento, nel 1959 la troviamo al cinema nel ruolo di Amalia Cavicchioli nella commedia di Giorgio Bianchi “Uomini e nobiluomini” con Vittorio de Sica, Elke Sommer, Antonio Cifariello, Maria Grazia Spina e altre bellezze del tempo.

 

Antonio Giulio Majano la dirige nel ruolo di Adele Franchi nell’avventuroso “I fratelli Corsi” da Dumas con Geoffrey Horne, Valerie Lagrange e Gerard Barray. Abbandona il cinema per dedicarsi al teatro e al teatro in tv. Così la vediamo nel 1961 in “Processo Karamazov” di Diego Fabbri diretto da Ottavio Spadaro con Franco Graziosi.

 

Negli anni’60 passa dal teatro di Franco Enriquez, “Liolà” di Pirandello, al Teatro Stabile dell’Aquila diretto da Antonio Calenda, col quale esordisce nel “Lear” di Edward Bond. E recita in quella che avrebbe dovuto essere nel 1966 una rara regia teatrale di Marco Bellocchio, “Un leggero malessere” di Harold Pinter, assieme a Virginio Gazzolo. Ma Bellocchio verrà sostituito da Antonio Calenda.

 

FRANCESCA BENEDETTI

Attrice impegnata ma di solida preparazione, pronta al dividersi tra teatro sperimentale e classici, alla fine degli anni ’60 torna al cinema alternandosi tra la commedia sexy, “Le inibizioni del dottor Gaudenzi, vedovo col complesso della buonanima” di Gianni Grimaldi con Carlo Giuffré, e “Quando le donne si chiamavano Madonne” di Aldo Grimaldi con Edwige Fenech, dove è la moglie di Mario Carotenuto, e film più impegnati, come “Il gatto selvaggio” di Andrea Frezza con Carlo Cecchi e Juliette Mayniel o produzioni televisive di peso, come “La morte di Danton” di Georg Buchner con Gastone Moschin.

 

All’inizio degli anni ’70 la troviamo in film del tutto diversi, come “Daniele e Maria”, rara regia di Ennio De Concini con Peter Firth e June Vetusto, e il western “Los amigos” di Paolo Cavara con Anthony Quinn e Franco Nero. Alterna il “Woyzek” di Giancarlo Cobelli in versione televisiva, altamente sperimentale, con la commedia sexy “Quel movimento che mi piace tanto” di Franco Rossetti, e con il thriller francese “Viaggio di paura” di Serge Leroy con Jean-Louis Trintignant, Mireille Darc e Adolfo Celi.

 

FRANCESCA BENEDETTI

Ma a teatro recita di tutto, da un contestato “Tartufo” con Ugo Tognazzi che doveva essere diretto prima da Marco Ferreri poi Mario Missiroli e alla fine sarà diretto da Mario Ferrero, agli spettacoli di Aldo Trionfo e Beppe Menegatti.

 

Ma il suo “Macbetto” di Testori al Pier Lombardo, diretto da Andrée Ruth Shammah, a fianco di Franco Parenti, dove è una Lady Macbeth sanguinaria farà storia. La descriveva lei stessa come “degradatissima, ormonale, sanguinaria e sessualizzata, nel senso che rappresenta la grande madre, la grande vagina da cui prende origine tutto il genere umano”.

 

Finisce denunciata per oscenità la sua partecipazione a “L’impresario dello Smirne” diretta da Giancarlo Cobelli nel 1976. Orazio Costa la vuole ne “Le allegri comare di Windsor” con Tino Buazzelli come Falstaff. Assieme a Giuliana Calandra è nel gruppo delle attrici e degli attori che reciteranno nel 1975 la prima commedia della Rai a colori, “Così va il mondo” di William Cosgrove, diretta da Sandro Sequi.

 

FRANCESCA BENEDETTI

Importante è l’incontro con Strehler nel 1980, che la vuole per “Il temporale” di Strindberg assieme a Tino Carraro, ma anche quello con Memé Perlini, per il quale recita in “Didone Adonais Domine” a metà degli anni ’80. La troviamo nell’Orestea di Gibellina riscritta da Emilio Isgrò.

 

Recita con Ottavia Piccolo nell’“Elettra” di Hofmannsthal diretta da Sandro Sequi. La troviamo perfino nella versione teatrale italiana di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” con Tino Schirinzi.  Nel 1994 è protagonista di “Lucrezia Borgia” di Tonino Del Colle con Cosimo Cinieri.

 

FRANCESCA BENEDETTI

Il suo rapporto col cinema è comunque vago e secondaria rispetto alla sua attività teatrale. La troviamo in film e serie del tutto diverse. Perfino ne “Il grande sogno” di Michele Placido nel 2009 che dovrebbe essere il suo ultimo film.

FRANCESCA BENEDETTI

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?