grazia maria spina

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - SE NE VA GRAZIA MARIA SPINA, 89 ANNI, CHE AL CINEMA FU SOPRATTUTTO MARIA GRAZIA SPINA, PRESENZA COSTANTE NEL MONDO DELLO SPETTACOLO DEGLI ANNI ’60 E ’70 - BELLA, SIMPATICA, PREPARATA, SEXY, IN GRADO DI PASSARE DAL TEATRO DI GOLDONI AL CINEMA SEXY, DAGLI SCENEGGIATI TV AI FILM DI URSUS, MACISTE, ZORRO, DALLE COMMEDIE CON FRANCO E CICCIO ALLE PAGINATE DI "PLAYMEN" - MALGRADO I TANTI FILM CHE HA GIRATO, NON RIUSCIRÀ A PASSARE AL CINEMA D’AUTORE E USCIRÀ DI SCENA NEL 1986 TORNANDO AL SUO PRIMO INTERESSE, L’ARTE… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

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Bella, simpatica, preparata, sexy, in grado di passare dal teatro di Goldoni al cinema sexy, dagli sceneggiati tv ai film di Ursus, Maciste, Zorro, dalle commedie con Franco e Ciccio alle paginate di Playmen, se ne va Grazia Maria Spina, 89 anni, che al cinema fu soprattutto Maria Grazia Spina, presenza costante nel mondo dello spettacolo degli anni ’60 e poi ’70.

 

Sempre sorridente, allegra, esuberante, non posso pensare a lei senza ricordarla o come presentatrice-dicitrice della mitica “Biblioteca di Studio Uno” della Rai con il Quartetto Cetra o come dama veneziana in “Una delle ultime sere di Carnovale” al Teatro Stabile di Genova, dividere la scena con Eros Pagni, Lina Volonghi, Camillo Milli. Malgrado i tanti film che ha girato, soprattutto nei primi anni ’60, dove, assieme a Valeria Fabrizi e Gloria Paul era una presenza fissa nella commedia come lo fu nel cappa e spada, con quel neo sbarazzino, i capelli neri neri, non riuscirà, forse perché considerata troppo televisiva, a passare al cinema d’autore o più adulto negli anni ’80.

 

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Lo toccò marginalmente in film del suo compagno di allora, Pasquale Festa Campanile, che la volle in “La Calandria”, “Rugantino”, “Dimmi che fai tutto per me”, “Il ritorno di casanova”. Al punto che, pochi anni dopo la morte di Festa Campanile, nel 1986, uscirà proprio di scena tornando al suo primo interesse, l’arte. “Sono un’attrice veneziana”, racconta nelle pagine del suo sito.

 

 “È forse alla mia città che devo la mia professione: il Teatro. La conoscenza del veneziano mi ha aiutata molto ad interpretare con maggiore naturalezza le opere di quello che è certamente il nostro maggior commediografo: Carlo Goldoni. Frequentavo ancora il Liceo Artistico all’Accademia di Venezia, quando il direttore del Teatro Universitario di Ca’Foscari, Giovanni Poli, mi volle in un ruolo in “Le donne gelose” di Carlo Goldoni e in Rosetta in “Con l’amore non si scherza” di Alfred de Musset. Certamente, allora, ero più interessata al mondo dei pittori; miei maestri: Saetti e Cesetti”.

 

Inizia per gioco a recitare e lascia il nuoto agonistico. Vince il provino a Milano per “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas, nel ruolo di Micia. E ha un colpo di fortuna nel 1957. Vittorio Gassman sta cercando una sostituta per Anna Maria Ferrero a Trieste nell’ “Ornifle” di Jean Anouilh. E sceglie lei. “Proprio con quella commedia debuttai alla Fenice di Venezia”, raccontava. “Sembrerebbe una favola, e forse è stata la più bella favola della mia vita. In venti mesi avevo fatto un salto acrobatico: dai piccoli teatri freddi e disagiati al grande Teatro dove raramente si ospitava la prosa, essendo principalmente la casa della musica”.

 

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Col teatro maggiore arriva la Rai. Nel 1959 lascia la compagnia “Il carrozzone” di Fantasio Piccoli, per recitare nello sceneggiator della Rai “Il fornaretto di Venezia”, dove è la fidanzata del fornaretto.  Poco dopo la troviamo in “La vita degli altri”, ma soprattutto nello sceneggiato “Le avventure di Nicholas Nickleby” di Charles Dickens, diretto da Daniele D’Anza, nel ruolo di Maddalena Bray con Antonio Cifariello. Quello fu il vero lancio nazionale. E, ancora, ne “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello. Alterna da subito tv e cinema

 

. La troviamo con Antonio Cifariello e Ingeborg Schoner in “Promesse di marinaio”, 1958, di Turi Vasile, che dovrebbe essere il suo primo film, assieme a “Uomini e nobiluomini” di Giorgio Bianchi, con Vittorio De Sica, Antonio Cifariello e Elke Sommer. Ma anche nel divertente “La cento chilometri” di Luigi Petroni, il musicarello “Juke Box: urli d’amore” di Mauro Morassi con Mario Carotenuto e Marisa Merlini.

 

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Sono film più importanti, ma le sue parti sono sempre di ragazzina esuberante, “I cosacchi” di Victor Tourjanski con Edmund Purdom e John Drew Barrymore, dove interpreta una circassa, “I piaceri del sabato notte”, “Il peccato degli anni verdi” di Leopoldo Trieste con Marie Versini e Maurice Ronet. In tv ha grande successo in “Vita col padre e con la madre” con Paolo Stoppa e Rina Morelli, , in “Quaranta… ma non li dimostra” di e con Peppino De Filippo. Al cinema gira di tutto. “Drakut il vendicatore” di Luigi Capuano con Burt Nelson, “Ursus e la ragazza tartara”, “Pugni, pupe e marinai”.

 

Si specializza nell’avventuroso e nel cappa e spada. E nel 1962 gira qualcosa come dieci film, “Il figlio dello sceicco”, “Zorro alla corte di Spagna”, “La tigre dei 7 mari”. Nel 1963 è richiestissima. La troviamo in “Il duca nero”, “Zorro e i tre moschettieri”, “La donna degli altri è sempre più bella”, “Zorro contro Maciste”. Sono titoli un po’ superiori “Il successo” di Mauro Morassi e Dino Risi con Vittorio Gassman e “Lasciate sparare chi ci sa fare” di Guy Lefranc con Eddie Constantine. Nell’episodio con Franco e Ciccio di “Queste pazze pazze donne” di Marino Girolami, lei e Valeria Fabrizi fanno le mogli dei due siciliani a Milano.

 

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Ma il film che preferiva la stessa attrice era “Totò contro il Pirata Nero” di Fernando Cerchio. “Probabilmente, se non fosse stato per Totò, lo ricorderei a stento; ma Totò c’era. E di lui ho un ricordo nitido, affettuoso, ammiratissimo”. Nel 1964 presenta con Mile Bongiorno il Festival di Sanremo e poi le sei puntate del curioso “Dizionarietto musicale” assieme a Francesco Mulé. Compare in tutte le strepitose puntate di “La Biblioteca di Studio Uno” nel 1965, ma anche nella serie gialla con Ubaldo Lay “La donna di fiori”, nel “David Copperfield” sceneggiato con Giancarlo Giannini protagonista.

 

Recita così nel ruolo della figlia di Lot ne “La Bibbia” di John Huston prodotto da Dino de Laurentiis. Ma il vero successo è teatrale. Prima recita con Renzo Ricci in “Tutto per bene”, spettacolo che le impedirà di prendere parte a “Ciao Rudy” con Marcello Mastroianni al Sistina. Accetta invece il buffo “Yo Yo Ye Ye”, spettacolo di varietà con Carlo Dapporto e Aldo Fabrizi che commentano i tempi moderni. Nel 1967 recita con Cesco Baseggio ne “La bottega del caffè” di Carlo Goldoni diretta da Carlo Lodovici.

 

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E nel 1968 la troviamo in “Una delle ultime sere di Carnovale” di Goldoni e in altri due spettacoli goldoniani del Teatro Stabile di Genova, con la regia di Luigi Squarzina. Il teatro la allontana dal cinema, dove torna grazie al suo compagno, Pasquale Festa Campanile. “La Calandria”, dove recita con Lando Buzzanca e Salvo Randone, “Rugantino” con Celentano. E’ Doralice nell’”Orlando Furioso” diretto da Luca Ronconi con Massimo Foschi. La troviamo anche ne “La Madama” di Duccio Tessari, in “Napoli violenta”, ne “Il ritorno di Casanova”, ultimo film dove recita per la regia di Festa Campanile. Il suo ultimo film è televisivo, “Il passo falso” do Paolo Poeti.

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