IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - SE NE VA PURE COUNTRY JOE MCDONALD, 84 ANNI, GRANDE VOCE DELLA CONTRO-CULTURA E DEL FOLK-ROCK AMERICANO DI PROTESTA ANNI ’60, CHE AVEVA CANTATO DALLA METÀ DEGLI ANNI ’60 COL SUO GRUPPO, I COUNTRY JOE AND THE FISH E COI SUOI SCATENATI TALKING BLUES SULLA GUERRA IN VIETNAM – LA SUA CANZONE “I-FEEL-LIKE-I'M-FIXIN'-TO-DIE RAG” DIVENNE UNA SORTA DI INNO CONTRO LA GUERRA IN VIETNAM. DEL RESTO, ANCHE DA VECCHIO, COUNTRY JOE AVEVA AVUTO QUALCOSA DA RIDIRE ANCHE CONTRO LA GUERRA IN IRAQ... - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
“Whoopee! We’re all gonna die”. Se ne va pure Country Joe McDonald, 84 anni, grande voce della contro-cultura e del folk-rock americano di protesta anni ’60. Quello più politico, militante, ma anche divertente, che aveva cantato dalla metà degli anni ’60 col suo gruppo, i Country Joe and the Fish e coi suoi scatenati talking blues sulla guerra in Vietnam.
Del resto quel Joe stava per Joseph, un omaggio a Joseph Stalin, il mito dei suoi genitori, militanti comunisti. Ma Joe si era fatto ben tre anni tra i marines. E sapeva di cosa parlava quando iniziava a cantare nel pieno degli anni ’60 «One, two, three, what are we fighting for?» ("Un, Due, Tre per cosa combattiamo?"), il verso che apriva la celebre “The "Fish" Cheer/I-Feel-Like-I'm-Fixin'-to-Die Rag” che divenne una sorta di inno contro la guerra in Vietnam.
Country Joe aveva scritto la canzone in venti minuti. E era diventata subito virale, diremmo oggi. Del resto, anche da vecchio, Country Joe aveva avuto qualcosa da ridire anche contro la guerra in Iraq. E se non lo avesse fermato il Parkinson avrebbe avuto da ridire parecchio anche su Trump e questa assurda guerra in Iran. “La cosa più rivoluzionaria che puoi fare in questo paese”, diceva, “è cambiare la tua testa”.
E penso che con le loro canzoni, misto di rock blues folk estremamente orecchiabile, ma durissimo nei testi, Country Joe and the Fish, avessero contribuito a cambiare parecchie teste. Ve lo ricorderete sicuramente in “Woodstock”, dove canta col suo gruppo “I Feel Like I'm Fixin' to Die Rag”, che canterà anche durante il processo ai Chicago Seven nel 1968. Nato il 1° gennaio del 1942 a Washington, crebbe ad El Monte, in California, da genitori militanti comunisti. A 17 anni parte militare tra i Marines e rimane tre anni in Giappone.
Torna, frequenta il Los Angeles City College per un anno e inizia a cantare nei primi anni’60 a Telegraph Avenue a Berkeley. Cresce musicalmente con i Grateful Dead, iJefferson Airplane e con Janis Joplin, che per un periodo fu anche la sua fidanzata. Fonda nel 1965 con Barry Melton il suo gruppo, i Country Joe & The Fish. Partecipa attivamente a tutto quello a cui poteva partecipare da cantante militante. Come il Free Speech Movement a Berkeley. I suoi talking blues, sorta di antenati dal rap, erano particolarmente adatti alla canzone politica, alla controcultura di allora.
Incide con la Vanguard i primi dischi, “Electric Music for the Mind and Body” (1967), “I Feel Like I'm Fixin' to Die” (1967), “Together” (1968), “Here We Are Again (1969). Ricorderete anche il suo celebre “Give me an F, give me an I, give me an S, give me an H”, che apriva “I Feel Like I'm Fixin' to Die”, anche da F I S H si passò facilmente a F U C K. “Stavo parlando non di pace generica”, dirà nel 2019, “ma del Vietnam. Quella fu un’espressione di rabbia e di frustrazione per una guerra che ci stava letteralmente uccidendo”.
Nel 1968, proprio a causa di “I Feel Like I'm Fixin' to Die”, finì per essere cancellato dagli show tv più importanti, come l’”Ed Sullivan Show”, a Worcester, Massachusetts, venne arrestato e cantò la canzone durante il processo. Amico di Abbie Hoffman e Jerry Rubin venne chiamato a testimoniare durante il processo ai Chicago Seven a Chicago. Il giudice gli impedì di cantare la canzone, e lui la recitò.
Scrisse centinaia di canzoni, partecipò a molte campagne politiche, ma rimase per sempre legato a quel preciso momento a cavallo tra gli anni’60 e i primi anni’70. Nel cinema, ovvio che “Woodstock” dette a lui e al gruppo gran fama, ma compare anche in altri film, di solito col gruppo. Penso al favoloso “Gas, fu necessario distruggere il mondo per poterlo salvare”, 1970, diretto e prodotto da Roger Corman, scritto da George Armitage, con Bud Cort, al western hippie “Zachariah”, 1971, diretto da George Englund, con John Rubinstein, Patricia Quinn, Don Johnson, Elvin Jones.
Al film militante sui fatti del Cile e la presenza della Cia “¡Qué hacer!”, diretto da Saul Landau, Raúl Ruiz, Nina Serrano. Al meno politico “American Graffiti 2” di Bill Norton. Le sue canzoni appaiono però in una cinquantina di film e documentari, di solito quando si vuol parlare di hippies, di Woodtsock, di guerra e movimenti pacificisti, ma anche film di guerra come “Hamburger Hill - Collina 937”, 1987, di John Irving, o come “Human Traffic”, 1999.
E lui stesso appare in molti documentari sugli anni ’60 e ’70 Più recentemente lo abbiamo visto come attore nella serie “Tales of the City”. Country Joe, anche da solista, non aveva mai perso il suo smalto e la sua passione politica, come tanti cantanti del tempo. Molto lavorò con gli stessi veterani di guerra del Vietnam. Ha avuto ben cinque mogli, ma l’ultima, Kathy McDonald, è stata con lui 43 anni, e ben sette figli. E è morto a Berkeley, dove era cresciuto.
country Joe mcdonald
country joe mcdonald 5
country joe mcdonald 9
country joe mcdonald 13
country joe mcdonald 12
country joe mcdonald 1
country joe mcdonald 11
country joe mcdonald 8
country joe mcdonald 10
country joe mcdonald 7
country joe and the fish 1





