famiglia cristiana papa francesco bergoglio

NON DITE A BERGOGLIO CHE I PRIMI A NON RISPETTARE I SUOI PRECETTI SONO I MANAGER DI ‘FAMIGLIA CRISTIANA’: E ORA I GIORNALISTI SCIOPERANO PER TRE GIORNI - L’AD DELLE EDIZIONI PAOLINE, DON ROSARIO UCCELLATORE (NOMEN OMEN): ‘PREFERITE CHE IO LICENZI O DISCUTERE I VOSTRI 10 PRIVILEGI?’. E PER PRIVILEGI SI INTENDONO STRAORDINARI E ALTRI ELEMENTI CONTRATTUALI CHE LA SOCIETÀ AVEVA STIPULATO IN PIENA LIBERTÀ

Da www.nextquotidiano.it

 

DON ROSARIO UCCELLATOREDON ROSARIO UCCELLATORE

Famiglia Cristiana tradisce le parole del Papa sul lavoro. Il settimanale cattolico vede da qualche tempo il protrarsi di una lite tra la redazione (i giornalisti) e la proprietà (le Edizioni San Paolo). Tanto che sono stati proclamati tre giorni di sciopero, cosa mai successa. Ma soprattutto, quello che fa infuriare i giornalisti è il comportamento dell’editore, che tradisce alla radice le parole del Papa sul lavoro. Fa’ quel ch’io dico, non fare quel che io faccio, insomma.

 

 

L’editore infatti ha deciso di azzerare unilateralmente gli accordi integrativi che riguardavano i premi di produzione, i premi per gli articoli online e gli straordinari forfettizzati. I 34 giornalisti che lavora in redazione hanno contestato la decisione. 

 

Luciano Scalettari, che fa parte del comitato di redazione, dice a La Stampa quello che pensano tutti: «Non siamo solo di fronte a una vertenza aziendale. Da credente non capisco come la proprietà possa muoversi in questo modo unilaterale dopo le parole di Francesco sul lavoro. Ci giochiamo anche la nostra credibilità». Le parole che citano tutti sono quelle del Papa agli operai dell’Ilva di Genova lo scorso 26 maggio quando parlava della dignità del lavoro e dei «padroni»: «Il buon imprenditore è prima di tutto un lavoratore, non è uno speculatore».

 

renzi famiglia cristianarenzi famiglia cristiana

 

Ma è la risposta data da Don Rosario Uccellatore, direttore dell’Apostolato e amministratore delegato dei Paolini, che colpisce di più: «Lo dico da sacerdote a un giornalista: cosa è meglio? Che la licenzi o che ci sediamo attorno a un tavolo per ragionare anche sui tuoi 10 privilegi?». Ovvero l’a.d. parla di privilegi riferendosi ad accordi tra parti (editore e giornalisti) stipulati in piena libertà. Un po’ come tutti gli altri “padroni”, insomma. Un po’ il contrario di quello che diceva il Papa, appunto. L’assemblea dei giornalisti ha criticato le decisioni dell’editore nel merito e nel metodo:

 

Nel metodo, perché l’intera assemblea dei giornalisti ha ben presente la situazione difficile in cui versa l’azienda e tutto il comparto editoriale in Italia e ha dimostrato, in questi anni, massima disponibilità a collaborare, fare pesanti sacrifici e dialogare con i vertici aziendali al fine di poter proseguire il nostro lavoro al servizio dei lettori e superare questa difficile fase. Ben diversa sarebbe stata una richiesta di negoziato senza un’azione unilaterale tanto dirompente nei suoi effetti, sia dal punto di vista formale che sostanziale.

 

Nel merito, perché chiede ancora ulteriori pesanti sacrifici ai giornalisti e a tutti i dipendenti della Periodici San Paolo, mortificandone la professionalità, a fronte di un’assenza di progettualità e di prospettive per il futuro.

 

PAPA FRANCESCO BERGOGLIO PAPA FRANCESCO BERGOGLIO

Chiediamo, pertanto, alla Periodici San Paolo di ritirare la disdetta dei contratti collettivi aziendali, accettando in questo caso la disponibilità offerta dall’azienda a discutere, e garantendo a nostra volta, fin da subito, la volontà di avviare una trattativa per negoziare qualunque parte degli accordi di secondo livello.

 

Nel comunicato dell’editore si fa riferimento alla nuova legge sui pensionamenti e sui prepensionamenti che limita gli ammortizzatori sociali per mettere i conti in ordine. I redattori in questi anni hanno strapagato di persona con cassa integrazione e contratti di solidarietà-

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