puzzle simpson homer

IL GIOCO È UNA COSA SERIA! – LO SVAGO NON È TEMPO LIBERO, MA TEMPO “LIBERATO”: SPESSO È L’UNICO SPAZIO CHE RITAGLIAMO PER NOI STESSI, E PER QUESTO VA PRESERVATO E CELEBRATO – NUMERI, STORIE, CURIOSITÀ NELL’OTTAVA PUNTATA DI “RADIO 2 PUZZLE” DEDICATA A TEMPO LIBERO E HOBBY – L’UOMO CHE COLLEZIONA I PELUCCHI DELL’OMBELICO E LA STORIA DEL PUZZLE: FINO AGLI ANNI CINQUANTA, ERANO “AL BUIO” (NON C’ERA L’IMMAGINE COMPLETA SULLA SCATOLA) – GEORGE BERNARD SHAW DICEVA: “NON SI SMETTE DI GIOCARE PERCHÉ SI DIVENTA VECCHI, MA SI DIVENTA VECCHI QUANDO SI SMETTE DI GIOCARE...”

RADIO 2 - PUZZLE - OTTAVA PUNTATA - SVAGO

 

Trascrizione di un estratto dell’ottava puntata di “Radio 2 Puzzle”, dedicata allo svago (INTEGRALE: https://www.raiplaysound.it/programmi/radio2puzzle)

(Le puntate precedenti: CaffèIgieneSpecchio - Casa - Città - Lavoro - Svago)

 

RADIO 2 PUZZLE

Jodie Alivernini:   Radio Due Puzzle, ormai lo conoscete questo programma. Noi scomponiamo e ricomponiamo una giornata tipo o, come dice Riccardo Panzetta…

 

Riccardo Panzetta: Lo componemo e lo scomponemo, ma è il nostro ingrato compito. Vogliamo dimostrare che ogni tassello di una giornata normale è un caleidoscopio di stranezze, una cornucopia di curiosità, storie e racconti incredibili. E se c'è un momento della giornata, Jodie, che tutti inseguiamo e desideriamo, è quella dello svago.

 

giochi da tavolo 3

Quel momento in cui finisce la giornata di lavoro ci si concede un meritato relax, che sia un libro, una passeggiata, un film o un hobby, è lo spazio che ritagliamo per noi stessi.

 

Jodie Alivernini:  Sembra una cosa semplice detta così, però, come vedremo, il modo in cui usiamo il nostro spazio personale è cambiato, è cambiato molto nei decenni. Il tempo libero non è più tempo vuoto, anzi è fin troppo pieno di impegni e quindi corsi da seguire, sport da praticare, serie da recuperare, viaggetto da organizzare, libro da finire. Lo svago può essere molte cose, una pausa vera oppure una distrazione automatica, un'agenda fitta oppure il rivoluzionario non fare nulla.

 

RADIO 2 PUZZLE

Riccardo Panzetta:  E dentro lo svago ci sono altre tessere del puzzle, c'è il gioco, il collezionismo, lo sport, il relax e stasera le racconteremo una dopo l'altra, avendo ben in mente l'idea di fondo: che lo svago è il tentativo, spesso disperato, di tornare padroni di un pezzetto di noi. Oggi ve lo raccontiamo e quindi lo svago è il nostro ottavo tassello.

 

[…]

 

Jodie Alivernini: Parlare del tempo libero. Il tempo libero è una conquista recente, ma per secoli il tempo non apparteneva alle persone, apparteneva alla terra, alla fabbrica, alla bottega, alla famiglia, alla sopravvivenza. Il nostro primo pezzettino che va a raccontare questo tassello del puzzle che è dedicato allo svago, come sempre, ci porta un po' indietro nel tempo.

 

Riccardo Panzetta: Chiaro, anche perché raccontare lo svago non è qualcosa di semplice. Nell'Ottocento, ad esempio, si lavorava anche 11, 12 ore al giorno. Non che questo non accada anche oggi, ma prima era la regola e oggi diamo le 40 ore di lavoro come normali, ma sono frutto di grandi acquisizioni, di battaglie politiche, sociali, sindacali.

 

L'idea di dividere la giornata in tre, quindi 8 ore di lavoro, 8 di svago e 8 di sonno, è una conquista recentissima. Eppure oggi il tempo libero sembra fuggire dalle nostre mani, cioè anche lo svago è diventato un po' una prestazione, una performance, il corso da seguire, il fisico da mantenere, il libro da finire, la sede da recuperare e il weekend che facciamo, organizziamo, do annamo, che famo?

 

giochi da tavolo 11

Jodie Alivernini:  E anche quando non lavoriamo ci comportiamo un po' come se dovessimo produrre qualcosa, no? E forse siamo tutti un po' convinti che il tempo libero vada usato per costruire una versione migliore di noi stessi.

 

Devo diventare più bello, più magro, più interessante, insomma è tutto un fare. Però non sarà che questa iperattività serve anche a combattere la noia, […] diventata il nemico numero uno, non ci possiamo più annoiare, se accade è una tragedia…

 

eugenio montale

Riccardo Panzetta:  La noia è anche terrore del vuoto, quell'horror vacui che si manifesta spesso nelle nostre vite. Montale lo aveva capito e diceva: ammazzare il tempo è il problema che si presenta all'uomo di oggi e di domani, cioè passare il tempo dinanzi al video, assistere a una partita di calcio non è veramente un ozio, è uno svago, un modo di allontanarsi dal pericoloso mostro del vuoto.

 

E poiché sono pochi gli uomini capaci di guardare senza paura quel vuoto, ecco la necessità sociale di fare qualcosa. Per questo il primo vero svago è anche il più scandaloso, cioè non fare niente.

 

tom cruise l’ultimo samurai

Jodie Alivernini:  Non  quel niente triste, l'attesa nervosa in cui controlliamo il telefono ogni 30 secondi. Cioè stiamo parlando del niente scelto e abitato, cioè il cosiddetto dolce far niente, stare sul divano senza accendere la televisione, passeggiare, non so, senza cuffie. Guardare il soffitto, sedersi su una panchina senza preoccuparsi di spippolare il telefono continuamente. Ecco, questo è il dolce.

 

Riccardo Panzetta:  Sai che gli antichi romani avevano una parola per questo, otium, che non indicava la pigrizia, era il tempo sottratto al negotium, cioè al mondo degli obblighi, degli incarichi, della vita pubblica. Dentro quella parola c'era già un'intuizione potentissima: il tempo senza lavoro non è tempo sprecato. Nell'ultimo samurai, meraviglioso film con Tom Cruise, c'è una frase che condensa questa idea: una vita spesa a contemplare un fiore non è tempo perso. Cosa voleva dire? Che non occorre riempirsi la giornata con mille attività. Si può riconoscere e apprezzare la vita anche solo nel respiro.

 

Jodie Alivernini: Che cos'è il tempo libero? Perché può essere declinato in molte attività, però senza dubbio è il momento in cui torniamo in qualche modo. Ad appartenerci. E allora puzzle parte da qui, cioè non dal tempo libero, ma dal tempo liberato, perché lo svago è ciò che ci impedisce di farci inghiottire da giornate che poi sono sempre uguali. E uno dei modi più diffusi sicuramente è fare sport.

 

Riccardo Panzetta: Correre, pedalare, nuotare, il calcetto, il padel. Insomma, le città sono piene di sportivi amatoriali, tutti diversi, che siano tonici e guizzanti o corpulenti e un po' in affanno, tutti portano al corpo la loro attenzione. La categoria più simpatica è quella che Vincenzo De Luca in un celebre video durante la pandemia definì cinghialoni.

 

Jodie Alivernini: Ma chi sono, chi sono Riccardo?

 

giochi da tavolo 8

Riccardo Panzetta: I cinghialoni sono quelli che hanno vissuto la loro vita incollati alla sedia, al divano, al letto che hanno dribblato come levrieri l'attività fisica tutta la vita e poi all'improvviso si trasformano e iniziano a sgambettare magari dopo una visita medica, una foto al mare o una relazione finita.

 

Jodie Alivernini: Beh d'altronde siamo circondati da inviti ad essere migliori, no, le pubblicità, i social ci spingono a essere più sexy, più tonici, più avvenenti e giù la panza e su le rughe, via la cellulite, muoviti, corri, zompa e tutto così.

 

Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca 2

Riccardo Panzetta: E i cinghialoni, come li ha definiti De Luca, iniziando a muoversi, a fare sport, possono trasformarsi anche radicalmente e non solo nella forma fisica, perché il tempo libero dedicato allo sport può diventare una dipendenza, e questo bisogno ossessivo di praticare esercizio fisico si chiama ”exercise addiction, e si manifesta in barba a tutto, quindi al rischio di farsi male, alla faccia dei problemi di salute e alle ripercussioni sulla vita privata o lavorativa.

 

SEXY JOGGING

Jodie Alivernini: E questa dipendenza è alimentata dal rilascio di endorfine e dopamina durante ovviamente l'attività, ci si sente così bene durante e dopo l'attività sportiva che si ricerca quel benessere continuamente, diventando a tutti gli effetti una droga.

 

Quindi se sentite la necessità di aumentare progressivamente la durata e l'intensità dell'allenamento e lo fate anche in presenza di dolori fisici e se provate ansia, irritabilità, senso di colpa quando non vi allenate?

 

carta pokemon Pikachu Illustrator venduta per 16,5 milioni di dollari

Riccardo Panzetta: E se lo sport ha ridotto drasticamente le vostre relazioni sociali, allora fermatevi, buttatevi sul divano, fatevi una tisanella e fatevi anche qualche domanda.

 

[…] Jodie Alivernini: C'è anche una forma di svago che dalla pandemia di Covid è tornato alla carica dopo anni. Di appannamento, cioè stiamo parlando dei giochi da tavolo, dei giochi di ruolo, delle carte.

 

Riccardo Panzetta: Beh, un successo che segna finalmente la rivincita dell'offline, dello stare insieme sui social e sullo smartphone. Parliamo di un fenomeno dai numeri impressionanti, Jodie, perché nel 2025 il mercato globale dei giochi da tavolo valeva quasi 20 miliardi di dollari e potrebbe arrivare a 34 entro il 2030.

ALESSANDRO BERRETTONI - RICCARDO PANZETTA - JODIE ALIVERNINI - RADIO 2 PUZZLE

 

Jodie Alivernini: Anche l'Italia va pazza per i giochi e non parliamo solo del Monopoly o della tombolata di famiglia a Natale.

 

Jodie Alivernini: Parliamo di un mondo di giovani e di adulti che colleziona carte, che compra giochi da tavolo, che partecipa a tornei internazionali e ha anche eventi dedicati.

 

Riccardo Panzetta: Ce n'è uno che si chiama Spiel ad Essen, in Germania, che è la più grande fiera mondiale dedicata ai. da tavolo con centinaia di migliaia di visitatori da oltre 80 nazioni.

 

In Italia ci sono convention incredibili come il Play a Bologna e il Lucca Comics and Games. Il gioco nelle sue molte forme non è più una nicchia da nerd, cioè da sfigati, come venivano definiti negli anni 80. Il gioco oggi è il principale settore di business dell'intrattenimento che ha superato da tempo i volumi d'affari di cinema e musica.

 

SEXY JOGGING

Jodie Alivernini: E una parte importante di questo settore sono proprio i giochi di ruolo tra i quali il più famoso e amato è Dungeons and Dragons, nato negli anni 70 è diventato un fenomeno pop globale tanto da essere anche celebrato dalla serie televisiva Stranger Things. Ma perché il gioco ci piace così tanto, Riccardo secondo te?

 

Riccardo Panzetta: Perché è un bisogno umano fondamentale che unisce biologia e psicologia, stimola il cervello, il rilascio di dopamina, permette di evadere dalla quotidianità rifugiandosi in uno spazio sicuro e offre il pieno controllo sulle sfide da affrontare.

 

L'autore di giochi da tavolo, questo tedesco chiamato Rainer Knizia diceva: quando si gioca, l'obiettivo è vincere, ma è l'obiettivo che è importante, non la vittoria. È un modo per dire che giocare insegna che nella vita non bisogna esaltarsi troppo per le vittorie e demoralizzarsi per le sconfitte. È più importante darsi uno scopo e fare il meglio per raggiungerlo.

 

Jodie Alivernini: Quant'è vero, quanto è vero. Come avrete insomma capito, giocare non è solo un'attività per bambini, ma è prezioso. Anche per tutti noi adulti il gioco favorisce il benessere emotivo, tiene allenata la mente, stimola la creatività e poi avvicina le persone.

 

GLICOFILIA - COLLEZIONISMO BUSTINE DI ZUCCHERO

Riccardo Panzetta:  Lo aveva compreso perfettamente il drammaturgo George Bernard Shaw, che diceva: “Non si smette di giocare perché si diventa vecchi, ma si diventa vecchi quando si smette di giocare”.

 

[…] Jodie Alivernini: Tra gli hobby più diffusi non possiamo non citare il collezionismo. C'è chi colleziona libri, chi francobolli, chi monete, chi calamite del frigorifero. Poi c'è anche chi ha spinto la propria inventiva oltre ogni limite.

 

Riccardo Panzetta: Come Cecil e Joan Dixon, una coppia inglese che per decenni ha raccolto oltre 60. mela, bustine di zucchero provenienti da bar, hotel, ristoranti di tutto il mondo. Per loro erano una specie di atlante del gusto, dei viaggi e dei ricordi, cioè ogni caffè aveva una storia da conservare.

 

Jodie Alivernini: Poi c'è Graham Barker, un australiano entrato nel Guinness dei primati per una collezione davvero personale, migliaia di pelucchi del proprio ombelico raccolti nell'arco di oltre 40 anni.

 

carta pokemon Pikachu Illustrator venduta per 16,5 milioni di dollari

Riccardo Panzetta: Vorresti vedere questa collezione? Vuoi salire a vedere la mia collezione di pelucchi? Negli Stati Uniti invece Harry Sperl soprannominato Mr. Glove ha dedicato la vita ai guanti ne ha raccolti più di 100.000 da pugile, da chirurgo, da astronauta, da forno, da scherma e anche per schiaffeggiare qualcuno e sfidarlo a duello …

 

Jodie Alivernini: Poi ci sono i collezionisti di coni stradali sembra uno scherzo invece esistono dei club internazionali dedicati ai coni del traffico il più celebre è un britannico si chiama David Morgan che ne ha raccolti quasi 140 di ogni forma e provenienza ma la.

 

GRAHAM BARKER CON LA SUA COLLEZIONE DI PELUCCHI

Riccardo Panzetta: Jodie, è che nessuna collezione parla degli oggetti, parla delle persone. Prendiamo ad esempio George Frick, un americano che per tutta la vita ha raccolto, sai cosa? Campanelli.

 

È una collezione iniziata negli anni 60, è arrivata a superare 20.000 pezzi provenienti da ogni angolo del mondo, campanelli da scuola, hotel, da navi, da chiesa, vecchi negozi, oggetti piccoli che hanno una caratteristica speciale, ognuno ha un suono diverso. Ora pensa se tutti questi campanelli suonano nello stesso momento. a casa di questo disgraziato.

 

Jodie Alivernini: Sì ma mi incuriosisce lui che va che viaggia dice che ha un campanello da dare così e se lo porta a casa vabbè niente no perché poi inizio a pensare come li raccolgono tutti questi oggetti comunque c'è un americano si chiama Bob Benson che ha collezionato i sacchetti di carta dei negozi dagli anni 70 ne ha raccolti migliaia provenienti da grandi magazzini da boutique da attività ormai scomparse, insomma una specie di archeologia dello shopping.

 

Riccardo Panzetta:  Poi c'è l'americano Richard Haynes che ha iniziato negli anni 80 a raccogliere apparecchi telefonici d'epoca e ne ha riuniti oltre mille esemplari, telefoni a gettone, a disco, da parete, un bel centralone…

 

Jodie Alivernini: Pronto mamma, la britannica Elizabeth Smith nel corso di oltre 50 anni ha raccolto più di 5000 spazzole provenienti da epoche e paesi diversi e quindi pettini e spazzole che raccontano la moda, la cura del corpo e perfino il ruolo sociale dei capelli nella storia.

 

GLICOFILIA - COLLEZIONISMO BUSTINE DI ZUCCHERO

Riccardo Panzetta: Tra le raccolte più curiose c'è anche quella delle insegne al neon, Negli Stati Uniti, il collezionista Len Davidson ha creato a Pittsburgh un centro che raccoglie centinaia di insegne salvate dalla dismissione di vecchi motel, ristoranti e cinema. Nella sua collezione, i neon hanno trovato una seconda vita. Anzi sono pezzi preziosi Jodi perché riescono a rievocare storie ormai dissolte nel tempo.

 

[…] Riccardo Panzetta: Parlando di hobby potevamo forse ignorare quello che dà il nome alla nostra stessa trasmissione? Potevamo non parlarvi del puzzle?

 

Jodie Alivernini: E allora è ora di raccontare la storia del puzzle.

 

Riccardo Panzetta: Andiamo a capire anche che cos'è davvero il puzzle, perché oggi lo fanno tutti senza sapere esattamente cosa compongono, ma una volta veniva utilizzato come strumento didattico.

 

IL PRIMO PUZZLE

Nel 1767 il cartografo inglese John Spillsbury prende una carta geografica, la incolla su una tavoletta di legno, la ritaglia seguendo i confini dei delle nazioni con l'obiettivo di insegnare la geografia ai bambini. Questo primo puzzle è conservato oggi alla British Library, ma ahimè, mancano 5 pezzi.

 

Jodie Alivernini: Dunque, nell'Ottocento il puzzle diventa un passatempo per ricchi perché era un po' costosetto, visto che ogni pezzo in mogano o in cedro era tagliato a mano e quindi solo con la rivoluzione industriale poi entra nelle case di tutti.

 

Riccardo Panzetta: Negli anni 30 del 900 esplode negli Stati Uniti, durante la Grande Depressione se ne vendevano milioni ogni settimana perché costavano poco ed erano un passatempo molto efficace. Per decenni i soggetti furono quasi esclusivamente mappe geografiche, solo successivamente arrivavano cene storiche. fiabe, animali e opere d'arte.

 

Jodie Alivernini: Però c'era un'enorme differenza rispetto a oggi, sulla scatola non c'era l'immagine finale, chi giocava con un puzzle non sapeva praticamente che cosa doveva costruire.

 

Riccardo Panzetta: Perché le fotografie sulla scatola che aiutavano chi doveva comporre il puzzle a capire come muoversi, arrivarono solo negli anni cinquanta del Novecento, quando il cartone sostituì il legno. Esistono persino puzzle completamente bianchi, trasparenti o ispirati ai quadri di Jackson Pollock, dove distinguere un pezzo dall'altro è un'impresa di Sherlock Holmes.

 

Jodie Alivernini: E quindi a proposito di tasselli, ma sai qual è il puzzle più grande del mondo? Il record appartiene a un gigantesco puzzle da oltre 60.000 pezzi che una volta completato è lungo più di 8 metri e ci vogliono settimane a volte mesi per finirlo.

 

Riccardo Panzetta: Fischia.

 

Jodie Alivernini: Che pazienza.

 

Riccardo Panzetta: Ma lo sai che prima di Jodie Alivernini e Riccardo Panzetta c'è stata qualcun'altra che si è appassionata al puzzle? Chi? La regina Elisabetta amava dedicarsi ai puzzle durante le vacanze a Balmoral. Il presidente americano Theodore Roosevelt ne era un grande appassionato e perfino Agatha Christie, la regina del giallo, si rilassava componendo e scomponendo le tessere.

 

Jodie Alivernini: Il mercato dei puzzle è enorme, i maggiori produttori si trovano in Germania, nei principali acquirenti sono negli Stati Uniti. Negli ultimi anni poi è arrivata la terza dimensione, cioè i puzzle 3D che costruiscono i castelli, monumenti, astronavi, persino il Titanic è stato costruito in puzzle in 3D.

 

PUZZLE

Riccardo Panzetta: Durante la pandemia le vendite sono esplose in tutto il mondo, milioni di persone hanno riscoperto il piacere di staccarsi dallo schermo del telefonino per concentrarsi su migliaia di pezzettini colorati, quando tutto intorno a noi si scassa Jodie, forse dà soddisfazione riportare ordine nel caos.

 

Rimettendo una dopo l'altra in fila migliaia di tesserini, la forza del puzzle è andare in direzione opposta ai nostri tempi. Viviamo in un mondo velocissimo e il puzzle invece invita a procedere lentamente, un pezzo alla volta, e alla fine tutto trova il suo posto.

 

Jodie Alivernini:  Un po' come succede a Radio 2 Puzzle, tanti pezzi apparentemente scollegati che messi insieme raccontano una nuova storia.

puzzle uomo vitruviano

 

PUZZLE BIANCO

 

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